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Avvocati piacentini in sciopero per cinque giorni. “Sostegno ai referendum”

"Anche questo sciopero degli avvocati - spiegano in una nota - come è sempre stato in passato, è volto soltanto a difendere i diritti dei cittadini nell’interesse della Costituzione e della società democratica italiana"

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Uno sciopero per “difendere i diritti dei cittadini nell’interesse della Costituzione e della società democratica italiana”. Incroceranno le braccia per cinque giorni (dal 16 al 20 settembre) gli avvocati penalisti piacentini, al pari dei loro colleghi in tutta Italia.

“Non si tratta – precisa l’avvocato Andrea Perini, presidente della Camera Penale di Piacenza – di uno sciopero a favore di qualche schieramento politico o di qualche suo rappresentante, di cui non ci interessano le sorti, nè per tutelare gli interessi dell’avvocatura: a noi interessano solo gli interessi e i diritti dei cittadini e della società democratica: è ora che si prenda conoscenza e consapevolezza del silenzio ancora una volta fatto calare sulle esigenze di una riforma della giustizia”.

“Questo silenzio – prosegue Perini – fa dimenticare le sofferenze all’interno delle aule e dei tribunali di giustizia: a noi preme che i diritti e la costituzione vengano tutelati. Come avvocati penalisti sciopereremo, nonostante a Piacenza il settore penale sia un gioiello rispetto alla media nazionale, perchè della giustizia penale non si vuole più parlare e l’argomento è stato etichettato da alcuni politici come divisivo: non se ne deve parlare, cioè, per non litigare”.


IL SOSTEGNO AI REFERENDUM
– Lo stesso avvocato Perini, insieme ad alcuni colleghi fra cui Massimo Brigati, Marco Guidotti, Emilio Dadomo ed Elena Del Forno nella mattinata del 16 settembre (dalle 9 alle 12) contribuiranno a raccogliere presso il cortile del Tribunale di Piacenza le firme sui referendum per la giustizia e ad illustrare a chiunque interessato i quesiti referendari oltre che le ragioni dello sciopero. “Temi importanti – spiegano gli avvocati – alla base di tante delle sofferenze della nostra giustizia”.

I quesiti, lo ricordiamo, toccano cinque temi: si va dalla separazione delle carriere dei magistrati (“la terzietà – spiega la Camera Penale piacentina – deve trasparire, come scritto sulla Costituzione”), alla responsabilità civile dei magistrati (“per l’abrogazione della causa di salvaguardia, che prevede che un magistrato non possa subire indirettamente un’azione di responsabilità qualora l’errore giudiziario provenga dall’interpretazione delle norme di diritto o dalla valutazione dei fatti e delle prove”), all’abolizione dell’ergastolo (“la pena perpetua è contraria al senso di dignità umana e esclude la possibilità di risocializzazione del condannato come previsto dai dettami costituzionali”), al tema dell’abuso della custodia cautelare preventiva in attesa del processo (“in Italia può arrivare anche a sei anni prima di una sentenza passata in giudicato, in contrasto quindi con il principio della ragionevole durata del processo”), fino al quesito sui magistrati fuori ruolo (“per abrogare le normative che prevedono il dislocamento obbligatorio presso la pubblica amministrazione”).

L’ADESIONE DELLA CAMERA CIVILE – Anche La Camera Civile degli Avvocati di Piacenza, associazione di avvocati piacentini che svolgono la loro attività nel settore civile, comunica che, in virtù di quanto deliberato in data odierna dall’Unione Nazionale delle Camere Civili, sosterrà i referendum sulla giustizia. Pertanto, nella mattina di lunedì 16 settembre, dalle ore 9 alle 12, appoggerà l’iniziativa della Camera Penale di Piacenza volta a raccogliere, presso il cortile del Tribunale di Piacenza, le firme sui referendum stessi.

“La decisione della Camera Civile – si legge in una nota – prescinde da qualsivoglia connotazione di ordine partitico, né, tanto meno, è prestata a interessi di esponenti politici o della stessa Avvocatura. La Camera Civile è ben consapevole che problemi complessi quali sono quelli sulla giustizia andrebbero affrontati in sede legislativa; tuttavia, atteso il lungo silenzio parlamentare, ritiene che l’unica arma oggi rimasta sia quella referendaria, che può spingere il legislatore a intervenire”.

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