Quantcast

Castelvetro, una porta che non si apre scatena il raptus omicida foto

E’ stato lo stesso assassino a raccontare al magistrato Antonio Colonna nel corso di un lungo interrogatorio tutta la vicenda con dovizia di particolari: la lite con la moglie e l’esplosione della furia omicida a causa di un incidente apparentemente banale

Più informazioni su

Una maniglia rotta e una porta che non si apre. E’ questo l’episodio incredibile che avrebbe fatto scattare la furia omicida di Gianpietro Gilberti, accusato di aver ucciso nella serata di mercoledì la propria convivente Cinzia Agnoletti nella loro casa di Castelvetro (Piacenza). E’ stato lo stesso assassino a raccontare al magistrato Antonio Colonna nel corso di un lungo interrogatorio tutta la vicenda con dovizia di particolari: la lite con la moglie avvenuta nell’atrio dell’abitazione di via Stazione a Castelvetro e l’esplosione della furia omicida a causa di un incidente apparentemente banale. 

LA PORTA ROTTA – Quando la convivente è rincasata e ha cercato di entrare nella stanza in cui si trovava Gilberti, avrebbe accidentalmente danneggiato la maniglia e la porta si sarebbe bloccata dall’interno. La donna avrebbe così gridato al compagno di farsi aprire: un fatto banale, ma che ha innescato la furia senza freni di Gilberti. La donna, secondo quanto da lui riferito – versione compatibile con i primi accertamenti medici sul corpo della vittima – è stata malmenata e successivamente soffocata prima a mani nude poi con la corda di una tapparella poi con un cuscino infine con un sacchetto. “Un raptus incontrollabile”, come lo stesso 53enne lo ha definito davanti agli inquirenti.

L’SMS AL FIGLIO – Il pubblico ministero Antonio Colonna, nel corso della conferenza stampa tenuta in Procura a Piacenza, ha parlato di un difficile contesto familiare acuito dalle difficoltà economiche. L’uomo dopo l’omicidio, riconducibile ad un orario compreso tra le 19 e le 22 circa, è uscito di casa per poi farvi rientro e avrebbe tentato di togliersi la vita prima impiccandosi e poi soffocandosi con il sacchetto (che gli è stato trovato in testa dai carabinieri entrati nell’abitazione) dopo aver assunto del sonnifero.

Nel corso della notte ha poi mandato un sms con il cellulare della vittima al figlio, chiedendogli di venire a casa; sms che il ragazzo ha visto solo la mattina dopo quando, non riuscendo a mettersi in contatto con i genitori, ha dato l’allarme. L’accusa nei confronti di Gilberti, difeso dall’avvocato Luigi Ruggeri, è di omicidio volontario. Si trova in carcere in attesa della convalida del fermo. Nelle prossime ore sarà eseguita l’autopsia sul corpo della donna assassinata.

LEGGI LA CRONACA DEI FATTI

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.