Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Economix

Economix: Ridurre le tasse conviene (allo Stato)

Una forte pressione fiscale, su imprese e cittadini, “potrebbe anche rappresentare un invito all’evasione fiscale”. Al contrario l’adozione di politiche fiscali “equilibrate e convenienti” può rappresentare un incentivo al pagamento delle tasse ed alla realizzazione di investimenti da parte di gruppi industriali stranieri

Più informazioni su

Ridurre le tasse conviene (allo Stato)

 

 

Premessa

Iniziare un articolo con una domanda non si può certamente considerare “rispettoso” delle più elementari regole della sintassi italiana. Ma ritengo di non causare alcun danno se oso concedermi tale affronto.

 

L’articolo

Domanda: una forte imposizione fiscale determina entrate certe ad un qualsiasi Stato di diritto ?

Risposta: certamente no.

Per rispondere ad una simile domanda infatti non occorre essere esperti di politica economica.

Una forte pressione fiscale, su imprese e cittadini, “potrebbe anche rappresentare un invito all’evasione fiscale”. Al contrario l’adozione di politiche fiscali “equilibrate e convenienti” può rappresentare un incentivo al pagamento delle tasse ed alla realizzazione di investimenti da parte di gruppi industriali stranieri.

 
L’Italia, come altri Paesi, è inoltre interessata da un fenomeno che prende il nome di “profit shifting”, che consiste nel trasferimento dei redditi generati dalle multinazionali in Paesi ad alta fiscalità verso Paesi a bassa fiscalità. In parole povere: i redditi che, per esempio, colossi come Google, Amazon e Facebook generano nella vendita di prodotti/servizi in Italia, vengono tassati, ad esempio, a Londra piuttosto che in Irlanda, con grande gioia della Regina Elisabetta (ma non del Ministro Saccomanni).

L’Italia, invece di scomodare i poliziotti del fisco a caccia dei redditi delle multinazionali del web (che rappresentano tra l’altro un costo a fronte di risultati incerti), perché non decide semplicemente di applicare per queste società le medesime aliquote applicate da Paesi come l’Irlanda ?

Governi di vari Stati, con il beneplacito dell’OCSE, hanno preso posizione in merito al fenomeno.

 
Esperti in materia si prodigano in complesse analisi dalle quali emerge la difficoltà dei singoli governi nell’adozione di misure efficaci per ridurre il fenomeno, richiamando l’attenzione a strategie di cooperazione tra governi e “multilateralità di approccio alla risoluzione del problema”, con direttive come quella proposta nel 2011 dall’UE denominata Ccctb (Common  consolidated corporate tax base): un sistema complesso che per poterlo attuare richiederebbe, probabilmente, spese di gestione forse superiori alle potenziali entrate fiscali prodotte.

Un’esagerazione ? Probabilmente.

Ma il problema è un altro. Perché un Paese come l’Inghilterra, ad esempio, da molti ritenuto un “paradiso fiscale”, dovrebbe aderire ad un progetto che non lo riguarda?

Il Ccctb, infatti, prevede, come ci spiega autorevolmente Carlo Garbarino (professore associato di diritto tributario alla Università Bocconi), che “un gruppo collocato nella Ue determinerebbe in modo consolidato i propri utili, che verrebbero poi attribuiti ai singoli stati membri per la tassazione con le locali aliquote fiscali societarie, in base a una formula concordata basata sulla effettiva localizzazione del fatturato, cespiti e dipendenti …”.

Inoltre, continua il prof. Garbarino, “oltre alla definizione di criteri adottati da tutti gli Stati membri (inclusi quelli oltreoceano), occorrerebbe coinvolgere le multinazionali stesse tramite codici di comportamento”. Tutto qua ? E’ sufficiente questo ? E dire che da anni i nostri governi stanno portando avanti un’ estenuante e complicatissima lotta all’evasione fiscale, con un’agenzia delle entrate che è ormai diventata l’incubo di ogni italiano, quando sarebbe sufficiente l’adozione di “codici di comportamento”.


Conclusione

Domanda: non ci sarebbe qualche bravo e autorevole professore universitario che provasse a fare il calcolo di quanto ammonterebbero le entrate fiscali totali dell’Italia con una consistente riduzione dell’imposizione fiscale, e con la possibilità per ogni famiglia (quindi non solo per imprese e professionisti) di portare a deduzione una consistente quantità di voci di spesa, quali ad esempio quelle che riguardano interventi sugli immobili e la gestione della prole ?


Risposta:
il calcolo sarebbe sicuramente interessante; è l’applicazione di tale “sistema” che risulterebbe difficilmente applicabile. Forse. Ma probabilmente varrebbe la pena provarci.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.