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Esecuzione in via Colombo, Dosi e Trespidi: “Servono più controlli” foto

E’ un sentimento di "grande preoccupazione" quello espresso dalle istituzioni all’indomani del brutale omicidio che si è consumato in via Colombo a Piacenza. A 10 ore dal delitto sui tavolini all’esterno del bar Baraonda, il locale di via Colombo a Piacenza ha già riaperto i battenti

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E’ un sentimento di “grande preoccupazione” quello espresso dalle istituzioni all’indomani del brutale omicidio che si è consumato in via Colombo a Piacenza. Una vera e propria esecuzione all’esterno di un bar: dopo aver ucciso a colpi di pistola un uomo di nazionalità albanese il commando è fuggito in auto facendo perdere le proprie tracce.

“Di fronte a episodi come questo – commenta il sindaco Paolo Dosi – si ha una sensazione di limite per quanto riguarda le competenze dell’amministrazione. Qui il tema dell’ordine pubblico esplode: quello che possiamo fare è sollecitare ulteriormente le forze dell’ordine per un rapporto di collaborazione più stretto al fine di svolgere una funzione di prevenzione”.

“Quanto successo ieri sera – aggiunge il primo cittadino – è molto grave soprattutto per l’efferatezza e per la dinamica con cui è avvenuto che tradisce un retroterra che magari non si coglie ma a Piacenza evidentemente è presente. Le nostre funzioni in tema di ordine pubblico sono limitate, l’impegno che vogliamo mettere in campo è quello di un maggior coordinamento con le forze dell’ordine per poter avere un presidio che sia di maggior sicurezza per i cittadini. Avvenimenti come questo generano profonda insicurezza oltretutto in un tessuto sociale già segnato dalla crisi”.

Un tema quello della sicurezza che sarà al centro del ritiro di giunta in programma nei prossimi giorni: “La questione era già all’ordine del giorno; usciranno alcune proposte da valutare insieme dal momento che comporreranno impegni di spesa e quindi andranno viste alla luce del bilancio comunale. Dobbiamo sempre essere consapevoli che un’amministrazione comunale non può certo intervenire in modo pesante sul tema dell’ordine pubblico di competenza prevalentemente delle forze dell’ordine con le quali, come detto, cercheremo un maggiore coordinamento”.

Parole riprese anche dal presidente della provincia Massimo Trespidi che esprime “sconcerto e preoccupazione” per l’accaduto. “Questo fatto squarcia il velo su una situazione, evidentemente di sottobosco, ma che tradisce una presenza malavitosa a Piacenza: si è trattato di un’esecuzione vera e propria, emblematica di una situazione sotto il livello dell’acqua su cui bisogna intervenire con decisione e prontezza”.

“Non voglio dare suggerimenti – prosegue Trespidi – ma mi permetto di dire che anche gli amministratori hanno occhi per vedere e orecchie per sentire: non credo che persone che stanno al bar quando in orari di lavoro dovrebbero essere a lavorare, che telefonano con cellulari e guidano macchine costose, si occupino di volontariato”.
“Bisogna agire lì, su una presenza malavitosa a volte ostentata, sinonimo di spaccio e presenza delinquenziale. Non possiamo far finta di niente, ed è lì che le forze dell’ordine debbono intensificare i controlli. Da parte mia riconfermo come amministrazione provinciale la piena collaborazione alle forze di polizia a cui compete il tema sicurezza e dell’ordine pubblico”.


GIA’ RIAPERTO IL BAR IN VIA COLOMBO. SANGUE IN STRADA
– A 10 ore dal delitto che si è consumato sui tavolini all’esterno del bar Baraonda, il locale di via Colombo a Piacenza ha già riaperto i battenti. Questa mattina gli avventori, sia italiani che stranieri, erano seduti all’esterno del bar, a parlare proprio della fredda esecuzione avvenuta domenica sera. Bocche cucite da parte dei proprietari del locale di nazionalità cinese, mentre tra i clienti si confrontano tesi opposte. Fra quelli italiani ricorre l’argomento della “zona insicura” dove spesso si verificano liti o altri episodi di cronaca. Di tutt’altro avviso gli avventori stranieri, che sostengono come l’area della Lupa sia molto sorvegliata, presidiata da telecamere e forze dell’ordine, e che l’omicidio “sarebbe potuto accadere anche in altre aree urbane”.


Intanto restano le tracce di sangue lungo strada (nelle foto)
probabilmente appartenenti alla persona rimasta ferita dopo la sparatoria. Forse un colpo di rimbalzo ha centrato a un braccio un uomo seduto al tavolino con la vittima. Dopo il blitz degli assassini, è fuggito a piedi lasciando una scia di sangue fino a piazzale Roma, dove la traccia si interrompe. L’uomo si sarebbe fatto medicare al Pronto Soccorso ieri sera. Gli inquirenti mantegono il più stretto riserbo sulla vicenda.

I COMMERCIANTI: “PIU’ CONTROLLI” – Il presidente dell’Unione Commercianti Alfredo Parietti dice: “Occorre fare un investimento maggiore in termini di controllo e presidio del territorio in aree problematiche. E poi investire nella presenza dei commercianti: i negozi di vicinato consentono di non impoverire anche il tessuto sociale di un quartiere”. Fausto Arzani di Confesercenti: “Tutta la zona di via Colombo e’ a residenza per la maggior parte di extra comunitari, e quindi è ovvio che ci sia un’utenza di un certo tipo. Questo non significa che si arrivi necessariamente a atti di delinquenza. Terrei separato quello che è successo in via Colombo dalle problematiche evidenziate in quell’area”.

POLLEDRI: “SONO LE TRAGICHE CONSEGUENZE DEL LASSISMO” –  «La brutale esecuzione di ieri in pieno centro è l’ennesima, inquietante risposta ai paladini del “volemose bene”, a quelli che parlano di accoglienza senza un minimo cenno alle regole che in una società civile si devono rispettare e far rispettare». Lo afferma il consigliere comunale della Lega Nord, Massimo Polledri, all’indomani del grave fatto di sangue che ha visto come vittima un albanese, freddato davanti ad un bar pieno di clienti. «Per evitare che Piacenza diventi come Scampia sarebbe il caso che le istituzioni locali si sveglino dal torpore e si attivino per presentare un Piano per la sicurezza, bene essenziale per i cittadini. I vigili urbani per esempio non si dovrebbero solo dedicare alle multe, ma dovrebbero svolgere vero e proprio presidio del territorio. Mi chiedo se il Sindaco o chi si occupa di sicurezza in Provincia ci pensi. E’ da tempo che chiediamo di alzare il livello di guardia, ma ci davano degli allarmisti. Questi sono i drammatici risultati», continua il consigliere leghista.

«E’ stata un’operazione di criminalità organizzata e a questo punto ci aspettiamo che il questore intervenga per spiegare se si poteva prevedere e prevenire, qual è il radicamento della malavita albanese o extracomunitaria a Piacenza e come intenda procedere ad un controllo necessariamente più efficace. Noi – conclude Polledri – rimarremo attenti ed intanto chiediamo la convocazione del Consiglio per affrontare la questione del tavolo della sicurezza».


LEGA NORD: “PIACENZA COME IL FAR WEST”  – “Piacenza come il far west: dall’inizio dell’anno si contano 4 omicidi e rapine in crescita del 125 per cento. L’esecuzione di via Colombo accende l’allarme sul problema sicurezza nella nostra città. Il sindaco chieda al ministro dell’Interno le pattuglie miste e il potenziamento dell’organico delle forze dell’ordine”. All’indomani dell’esecuzione – in stile mafioso – in via Colombo, il segretario provinciale della Lega Nord Pietro Pisani va in pressing sul primo cittadino Paolo Dosi “chiamato – ora più che mai – a individuare tutte le soluzioni possibili per frenare un’escalation preoccupante di gravissimi reati”. “Dosi dia un segnale, immediato – chiede il segretario del Carroccio -. Rimpiangiamo le politiche per la sicurezza attuate dall’allora ministro Maroni, contro l’inerzia dell’attuale governo.

Per questo chiediamo che da Piacenza parta una mobilitazione nazionale su Roma da parte dei sindaci, per chiedere ad Alfano – oggi distratto – di battere un colpo”. Per quanto attiene alla politica territoriale ricordiamo a Dosi che alcuni suoi colleghi di sinistra hanno già aperto alle ronde (Milano, Rimini, Bologna). La sicurezza non ha colore politico. L’auspicio è quindi che anche Dosi superi le barriere di partito e – tra le azioni di prevenzione – preveda anche il coinvolgimento della società civile, delle associazioni, dei volontari nelle ‘passeggiate per la sicurezza’, utile deterrente al crimine in città. Servono l’aiuto e il contributo di tutti”.


SIAP: “L’ISOLA FELICE E’ DI FATTO UN’ISOLA AFFONDATA – Intervento di Sandro Chiaravalloti
Cosa si dirà adesso? Più controllo del territorio. Si riunirà il comitato di ordine e sicurezza pubblica, si effettueranno servizi spettacolari e visibili, per influenzare la percezione di sicurezza dei cittadini. Le solite parole, le solite strategie dell’apparire e del non fare. No signori, lo diciamo da sempre, la sicurezza è quella permanente, quella di qualità, quella che ogni giorno si fa in tutti i settori della sicurezza. Quella del meglio 2 volanti in ottimo stato che non tre azzoppate. Il controllo del territorio va da una telefonata, ad un controllo edilizio, ad un controllo denuncia fabbricati, all’investigazione, alla polizia politica- Digos- Al controllo del territorio virtuale….all’intervento tempestivo al servizio delicato delle volanti teso al vero controllo del territorio e non a quello dei numeri utili ad apparire. La sicurezza si fa con un unico coordinamento con un unico responsabile come disposto dalla legge 121/81 che ancora non viene applicato facendo si che a decidere sono in tanti, a volte incompetenti, senza arrivare mai ad un vero coordinamento. Perché, fidatevi, il coordinamento, a mio parere non c’è !

Invece, da anni, si punta su quello che è più facile dire: più controllo del territorio, pur sapendo che le risorse umane e i mezzi, non ci sono…. Ma , signori politici dell’ordine e sicurezza pubblica, a parte quando ci sono le campagne elettorali, dove siete quando noi chiediamo aiuto? Del resto, come disse il mio segretario nazionale Tiani: siamo figli dell’opposizione e orfani del governo! A Piacenza? Da 10 anni si fanno servizi spettacolari da poter dare ai giornali. Del resto apparire è più facile che essere. L’isola, non c’è ! le strategie, da 10 anni, hanno fallito! E una certa stampa, a mio parere, ne è anche responsabile! Perché non ha mai avuto il coraggio di raccontare le cose come realmente erano. Arresti che sono frutto del fiuto dei colleghi o quelli che sono avvenuti anche per colpi di fortuna, sul giornale: grazie ai controlli predisposti! La pubblicità mediatica esagerata fatta a Piacenza, per favorire il “capo” di turno, ha danneggiato la sicurezza dei cittadini! E in questura la sezione narcotici, dopo l’arresto dei colleghi, è ancora chiusa. Chiusa per mancanza di strategie? E dal dipartimento? Nessuna ispezione, nessun interessamento, tutto come se nulla sia successo e i colleghi sono allo sbando. Noi del Siap, speriamo in un ricambio Dirigenziale davvero ampio che rinnovi il presente e il passato. In ottobre, come annunciato internamente pochi giorni fa, sembra che ce lo sentivamo, effettueremo una manifestazione davanti la prefettura.


BULLA: “NESSUNO SCREDITI LA ZONA”
– Sul drammatico omicidio verificatosi ieri sera in un bar nella zona della Lupa, interviene il presidente provinciale di CNA Commercio, Valter Bulla. “Il mio primo pensiero – commenta Bulla che, tra l’altro, ha la propria attività economica a pochi metri di distanza dal luogo del delitto – va alla vittima di questo omicidio e ai suoi familiari. Si tratta di un episodio criminale molto grave, ma questo non deve autorizzare nessuno a screditare questa zona della città dato che un simile delitto avrebbe potuto essere consumato in qualsiasi altro quartiere. In questo momento non servono polemiche ma proposte concrete per impedire che simili episodi colpiscano nuovamente la nostra città. I negozi di vicinato che popolano da sempre via Colombo, rappresentano vere e proprie sentinelle del territorio; per questo auspico un maggior coinvolgimento ed una maggiore collaborazione tra commercianti, istituzioni e forze dell’ordine per un controllo più intensivo e sempre più efficace del territorio”.


FOTI: “RITORNINO LE PATTUGLIE MISTE CON I MILITARI
– “Il mito di Piacenza città sicura, artatamente costruito per fini poco nobili di rendiconto politico, con l’omicidio di Via Colombo e, in particolare, per le modalità che l’hanno contraddistinto, è definitivamente sepolto. Ora occorre sapere reagire con la determinazione e la fermezza necessaria, abbandonando approcci superficiali al tema della sicurezza dei cittadini”. Ad affermarlo Tommaso Foti, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia.

“Come è ben noto, anche per mia esplicita richiesta, nell’operazione “strade sicure” voluta negli anni passati da Ignazio La Russa, allora Ministro della Difesa, venne coinvolto anche il territorio di Piacenza. Tacerò per carità di patria – continua l’esponente di Fratelli d’Italia – sull’atteggiamento ostile mostrato anche da diversi rappresentanti delle istituzioni in quell’occasione.”

“Certo è che le pattuglie miste formate da uomini della polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza e dai militari del Genio Pontieri concorsero – osserva Foti – a raggiungere risultati davvero significativi nella prevenzione e nella repressione delle attività’ criminali. In particolare, ricorderò quelli apprezzabili conseguiti attraverso la diminuzione del numero di furti in appartamento e dei reati contro il patrimonio. Contrariamente a chi, abbaiando alla luna, si scagliava contro l’asserita militarizzazione della città, i fatti ci dimostrarono che la cooperazione tra Forze dell’ordine e militari era stata utile e necessaria”.

“Poiché non mi risulta che il II Reggimento Genio Pontieri sia stato trasferito da Piacenza – sostiene l’esponente di fratelli d’Italia – sarebbe oltremodo significativo e positivo, se anziché assistere al rituale susseguirsi di dichiarazioni piene di sole buone intenzioni, si chiedesse al Governo di ripristinare nel nostro territorio il servizio delle pattuglie miste, atteso anche che i costi relativi sarebbero irrisori.”

“Siamo infatti, con tutta evidenza, di fronte ad un salto di qualità dell’attività delle organizzazioni criminali sul nostro territorio – aggiunge Foti – di cui la fredda esecuzione del cittadino albanese costituisce pericolosa spia. Nel mentre si raccolgono le firme, inopinatamente offerte anche da esponenti nazionali del centrodestra, per l’abolizione dell’ergastolo, del reato di immigrazione clandestina e financo per la liberalizzazione delle droghe leggere, come Fratelli d’Italia ribadiamo invece la nostra ricetta intransigente, ferma e decisa nei confronti dei criminali: per chi ieri sera ha ucciso efferatamente a Piacenza, ad esempio,  si devono aprire le porte della cella del carcere e buttare via le chiavi. Punto e basta.”

ZANDONELLA: “DOSI COME PONZIO PILATO” – “E’ triste constatare che – a poche ora da un’esecuzione – il sindaco Paolo Dosi pensa solo a smarcarsi dalle responsabilità. Non basta ripetere il mantra del ‘non si può fare’, bisogna attivarsi ad ogni livello per scongiurare ogni pericolo futuro. Non accettiamo che nella nostra città – da sempre leader in Italia per vivibilità e accoglienza – ci siano quartieri modello-Bronx. Ma forse Dosi trova più comodo rassegnarsi”.

Così il coordinatore dei Giovani Padani Luca Zandonella replica al primo cittadino di Piacenza, che – intervenendo sull’’esecuzione’ di via Colombo – ha parlato di “sensazione di limite”.  “A metà luglio, spronando l’amministrazione sul tema sicurezza ci eravamo chiesti se la giunta aspettasse il morto prima di intervenire. Si è verificato un triste presagio. Ora ci domandiamo se i drammatici fatti di via Colombo sveglieranno Dosi dal suo torpore. Al sindaco chiediamo: di aprire a una politica di ‘tolleranza zero’ nei confronti di chi non rispetta le regole,  l’attivazione presso il governo centrale per ottenere integrazioni d’organico, il rafforzamento della presenza della municipale nella zona, il potenziamento dei controlli dei vigili, dei collegamenti e dello scambio dati con tutte le forze dell’ordine”. “E’ sconcertante che un sindaco allarghi le braccia di fronte a un omicidio tra la folla. Prenda esempio dai Giovani Padani, che da mesi scendono in strada per presidiare nelle ore serali via Roma e la zona della stazione, mentre lui preferisce starsene tra gli amici e alle feste del Pd”.

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