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Il viaggio di Rumiz a Vigolzone per l’Appennino Fest

Ascoltare Paolo Rumiz vuol dire partire con lui per un viaggio. Un lungo cammino su sentieri di montagna, dentro a locande nascoste, in bicicletta su strade polverose dei Balcani

 

Ascoltare Paolo Rumiz vuol dire partire con lui per un viaggio. Un lungo cammino su sentieri di montagna, dentro a locande nascoste, in bicicletta su strade polverose dei Balcani, insieme a matti, briganti e vecchi barbuti. Ma significa anche andare a bordo di chiatte, canoe e piccole barche a vela fino alle foci del Po per scoprire l’anima del più grande fiume italiano.

E in viaggio, almeno con la mente, sono partiti i tanti piacentini che venerdì sera erano presenti alle Cantine Romagnoli di Vigolzone (Piacenza) per l’arrivo di Paolo Rumiz nell’ambito dell’Appennino Festival. Con una voce da antico oratore, il giornalista-scrittore triestino ha letto alcuni brani tratti dal suo ultimo libro “Morimondo”, dedicato al fiume Po e ai personaggi che abitano le sue rive. Partito dai piedi del Monviso, Rumiz ha navigato lungo tutto il grande fiume, arrivando all’isola croata di Sansego, fine ideale del percorso. Nel mezzo città, campanili, chiatte, baracche per gli attrezzi, approdi per pellegrini e case galleggianti. “Un viaggio – come lo definisce l’autore – nel cuore selvaggio dell’area più industrializzata d’Italia”.

“Ad un certo punto non volevamo più abbandonare il fiume. – racconta Rumiz – Gli argini erano per noi una protezione contro le barbarie del mondo esterno”. Ciò non preclude ai viaggiatori incontri straordinari. Significativi quelli con Annibale Volpi, storico controllore della conca di Isola Serafini, e di Danilo, ultimo traghettatore di pellegrini sulla via di Sigerico. Ma lungo il fiume anche l’arrivo di un torrente può riservare sorprese e Rumiz cerca di cogliere la voce segreta di ogni corso d’acqua che arriva in Po a morire.

Ad accompagnarlo sul palco Maddalena Scagnelli che insieme agli Enerbia ha riproposto alcune canzoni sospese tra la pianura e l’Appennino. Chiusura dedicata alla poesia, o per meglio dire al racconto in versi, con Rumiz che ha recitato le prime due pagine de “La cotogna di Istanbul”, la trasposizione scritta di una storia balcanica d’amore e di morte.

 

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