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La protesta dei cacciatori piacentini: “Non rinnoveremo la tessera”

Il prossimo marzo oltre 1200 cacciatori piacentini sono pronti a non rinnovare il proprio tesserino. Nuova protesta da parte del Comitato Cacciatori di Piacenza (Cobas Caccia), che già nelle scorse settimane aveva fatto sentire la propria voce lamentando eccessive restrizioni e troppa confusione nei calendari venatori

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Il prossimo marzo oltre 1200 cacciatori piacentini sono pronti a non rinnovare il proprio tesserino. Nuova protesta da parte del Comitato Cacciatori di Piacenza (Cobas Caccia), che già nelle scorse settimane aveva fatto sentire la propria voce lamentando eccessive restrizioni e troppa confusione nei calendari venatori.

Fra i bersagli dei cacciatori ancora una volata la Provincia, accusata di “poca serietà”. L’ente di via Garibaldi, sottolinea il presidente del Comitato Giovanni Bertaglia “non ha ancora aggiornato il piano faunistico venatorio, scaduto nel dicembre 2012”. E visto il futuro delle province, dopo il disegno di disegno di legge che ne prevede lo svuotamento delle funzioni e quindi l’abolizione, il timore dei cacciatori è che la situazione possa peggiorare.

“Il prossimo anno non rinnoveremo le nostre licenze – annuncia Bertaglia – ormai solo così possiamo far sentire la nostra voce. Il calo dei cacciatori piacentini è continuo; quest’anno, dati alla mano, sul totale dei cacciatori il 58% proviene da fuori provincia, soprattutto dalla Lombardia, ma anche da Liguria, Toscana e Veneto”.

Tante le problematiche messe sul tavolo dal comitato, che in più occasioni si è rivolto a Provincia, Regione e anche al ministero delle polirtiche agricole: tra le questioni sollevate da Bertaglia il forte calo della selvaggina, soprattutto lepri e fagiani e in particolare nella zona della bassa piacentina, per i cacciatori riconducibile “al sempre maggiore utilizzo di fitosanitari in agricoltura”. Critiche poi ai costi e paletti per esercitare l’attività venatoria, in particolare in certe zone, come ad esempio nel parco del Trebbia: “La situazione è paradossale – afferma ancora Bertaglia -. Per andare a caccia in un parco, oltre ad una serie di balzelli che si sommano alle spese che già i cacciatori sostengono, viste le autorizzazioni che vengono richieste ormai bisogna essere veterinari, tecnici faunistici e persino geometri”.

Non manca poi una frecciata alle associazioni ambientaliste: “È facile accusare sempre noi cacciatori, che già paghiamo fior di tasse, anche qualcun altro dovrebbe prendersi le proprie responsabilità. Quando si parla di danni da parte di lupi o ungulati alle colture chi è che paga? Perché non si prendono gli ambientalisti le responsabilità dei danni?”.

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