L’appello del Cip: “Salviamo il gruppo sportivo non vedenti”

"35 anni di gloriosa attività del gruppo sportivo non vedenti stanno per essere buttati al vento". A lanciare l'allarme il delegato provinciale del comitato italiano paralimpico Franco Paratici: la squadra, non avendo potuto fare effettuare l'iscrizione al campionato di Torball, non potrà partecipare alla prossima stagione di serie B

“35 anni di gloriosa attività del gruppo sportivo non vedenti stanno per essere buttati al vento”. A lanciare l’allarme il delegato provinciale del comitato italiano paralimpico Franco Paratici: la squadra, non avendo potuto fare effettuare l’iscrizione al campionato di Torball, non potrà partecipare alla prossima stagione di serie B.

“Con l’attuale Presidente Regionale Cip – spiega Paratici – siamo soci fondatori, e quindi a maggior ragione ci siamo interessati per evitare che la società cessasse l’attività. Ci sono due problemi: uno organizzativo (il gruppo necessità di un supporto organizzativo, vedente, che li aiuti nella loro attività: segreteria, trasporto attrezzature , trasferte ecc) e uno economico”.

“Con mille euro – aggiunge – si risolverebbe, almeno parzialmente, il problema. In un momento in cui le Federazioni Coni stanno diventando “paralimpiche”, ossia aprono le porte ad affiliazione, tesseramento e attività alla disabilità, le locali società, soprattutto quelle di maggiore potenza, neppure si pongono il problema di “dare una mano” allo sport disabili: non avendo mai risposto alle mie solecitazioni, direi che evidentemente non ne sentono la necessità”.

“Basterebbe che una società sportiva, non necessariamente di disabili e di qualsiasi sport, e non necessariamente di alto livello, prendesse a cuore il problema aprendo una sezione disabili e mettendo a disposizione la propria segreteria per le pratiche burocratiche; con un paio, di volontari si potrebbero aiutare i giocatori nella gestione delle attrezzature”.

La cifra necessaria per far sopravvivere il gruppo Non Vedenti, sottolinea ancora Paratici, “é una goccia nei bilanci delle “grandi” società di pallavolo, pallacanestro, calcio e così via. Basterebbe che le società sportive aprissero veramente le porte alla disabilità per risolvere tanti problemi, anche culturali. Se gli inglesi del Manchester United, gli spagnoli del Barcellona per parlar di calcio, se i cestisti della Virtus Bologna hanno la squadra disabili, a Piacenza neppure si prende in considerazione il problema, proprio non esiste”.

“E’ vero – conclude – come ripetiamo in migliaia di convegni che lo sport é uguale per tutti, ma mi sembra che lo sport dei disabili stia ancora aspettando di diventare uguale, al momento è ancora diverso”.

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