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Marchesi (Confagricoltura): “L’apporto di sostanza organica è un bene per il terreno”

La condizionalità è un insieme di norme che vanno dalla protezione dell’ambiente alla salute pubblica, degli animali e delle piante, al benessere degli animali ed al mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche ed ambientali

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La condizionalità è un insieme di norme che vanno dalla protezione dell’ambiente alla salute pubblica, degli animali e delle piante, al benessere degli animali ed al mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche ed ambientali. Esse sono condizione indispensabile per ottenere i pagamenti Pac ed i contributi previsti dai piani di sviluppo rurali. Con la campagna 2013 sono stati introdotti alcuni nuovi adempimenti che è bene non sottovalutare per non incorrere in penalizzanti decurtazioni.

“In questo periodo – spiega Giovanni Marchesi, responsabile del Servizio Tecnico di Confagricoltura Piacenza – è necessario, in particolare, porre attenzione ai vincoli previsti in materia di avvicendamento colturale. La norma vieta la monosuccessione per più di cinque anni, tanto che, quest’anno, chi ha seminato per il sesto anno consecutivo cereali a paglia o mais, in deroga alla norma, era vincolato ad effettuare un’analisi del terreno prima della coltivazione per verificare la quantità di sostanza organica ed ora, dopo il raccolto, ha l’impegno di una seconda analisi”.

“Se questa – spiega Marchesi – evidenzierà una diminuzione della sostanza organica, sarà necessario ripristinarla con ammendante o concime organico. La norma in questione – precisa Marchesi – prevede anche la possibilità di derogare senza effettuare il test se, prima della coltura, si concima con letame, compost, pollina o digestato”.

Gli allevamenti obbligati a redigere il piano d’utilizzazione agronomica dei reflui sono esentati da questo vincolo perché viene già fatta la concimazione organica dei terreni.

“Cogliamo l’occasione di questo problema contingente – prosegue Marchesi che è anche dottore agronomo – per evidenziare una questione di cui gli imprenditori agricoli sono consapevoli: la riduzione del numero di allevamenti rende meno agevole uno spandimento omogeneo dei reflui sui terreni, ma è comunque importante non rinunciare all’apporto di sostanza organica perché questa ha un ruolo fondamentale nella struttura del terreno. Sempre più sono gli agricoltori che notano difficoltà nel mantenere certi standard produttivi o normali livelli qualitativi (ad esempio i gradi brix del pomodoro). La sostanza organica favorisce la struttura glomerulare del terreno, migliora la capacità di trattenere l’acqua ed al contempo la permeabilità ed aumenta la capacità portante del terreno, trattiene meglio fosforo, potassio e azoto consentendo alla coltivazione di assorbire queste sostanze, riducendone le perdite per dilavamento. Al di là degli adempimenti normativi è dunque importante adottare buone pratiche agronomiche che consentano di mantenere un buon livello di sostanza organica nel terreno (generalmente almeno pari all’1.5%)”.

“Ove possibile – consiglia Marchesi – prevedere rotazioni con colture miglioratrici; nei campi in cui si sono stati raccolti i cereali, lasciare la paglia inglobando un po’ di urea per favorire i microrganismi che decompongono le stoppie generando humus; in generale, lasciare residui colturali nel terreno, meglio se triturati finemente, con l’aggiunta di un poco di concimi azotati per meglio degradare la lignina e la cellulosa. Queste operazioni, oltre ad un beneficio ambientale generano anche un beneficio economico aumentando le rese. Nei prossimi Piani di Sviluppo Rurale – conclude Marchesi – si dovrebbero favorire le cessioni di sostanza organica dalle aziende zootecniche, che ne hanno in eccedenza, a quelle senza allevamento ed anche il greening della nuova Pac si potrebbe impiegare per aumentare la fertilità”.

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