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Partnership pubblico-privato per il recupero dei beni culturali, il libro foto

Presentato alla libreria Feltrinelli di Piacenza il volume "Partenariato pubblico privato per il recupero dei beni culturali", curato dalla Fondazione Architetti di Parma e Piacenza

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Presentato alla libreria Feltrinelli di Piacenza il volume “Partenariato pubblico privato per il recupero dei beni culturali”, curato dalla Fondazione Architetti di Parma e Piacenza. L’idea di raccogliere in questo volume gli atti della giornata di studio sul Partenariato Pubblico Privato, promossa dalla Fondazione Architetti Parma e Piacenza (FAPP) e svoltasi lo scorso 28 settembre a Parma, nasce dall’unanime soddisfazione circa gli esiti dell’incontro, durante il quale sono inequivocabilmente emersi alcuni argomenti decisivi per la concretizzazione dei progetti delle amministrazioni pubbliche locali. 

Il presidente della Fondazione Pietro Zanlari ha sottolineato come l’Italia possa contare su un “enorme patrimonio pubblico, largamente sottosviluppato, di qualità straordinaria”. “E’ una delle poche grandi occasioni – ha fatto notare – della prossima stagione per chi si occupa di architettura. Però il quadro è estremamente problematico: le disponibilità economiche, da parte della pubblica amministrazione, sono modestissime. C’è poi il tema di riduzione degli spazi utilizzati dalle attività del pubblico, sono in fase di ridimensionamento. Oggi non possiamo permetterci di sprecare risorse e sbagliare target dell’obiettivo. C’è quindi uno e un solo settore che può essere utilizzato, e cioè le intese pubblico – privato”.

“Nel 2011 il recupero delle opere pubbliche e’ stato realizzato al 40 per cento grazie ad accordi con il privati, solo nel 1999 non si arrivava al 30 per cento. E’ in netta crescita ma molto limitato, con valori ancora molto modesti. A non aiutare è l’estrema farraginosità delle procedure, solo il 12 per cento ha un esito positivo. E’ pertanto necessario dotarsi di uno studio di fattibilità vero e serio, di un piano economico finanziario che verifichi la riuscita del progetto, inoltre la gestione post opera deve essere sostenibile da un punto di vista economico”.

IL LIBRO – La situazione attuale di forte congiuntura economica, lo stallo del mercato immobiliare e l’aggravarsi dei conti pubblici dipingono un quadro assai fosco e potrebbero indurre al pessimismo.
Tuttavia occorre sottolineare ancora una volta, che l’investimento nei beni culturali (e in particolare in quelli architettonici) di fatto comporta – a maggior ragione in momenti storici come quello attuale, caratterizzato da un forte grado di incertezza e di volatilità del mondo finanziario – un rischio economico assai minore di altri possibili, oltre che rappresentare un’occasione fondamentale e irripetibile per il rilancio delle nostre città. Questo investimento è ipotizzabile, oggi, solo mediante un’aggregazione di forze e un’ampia partecipazione di tutti i soggetti in campo, ovvero privati, imprese, enti e amministrazioni pubbliche, che veda quest’ultime come elemento guida, con funzioni di traino e di controllo delle varie iniziative.
Ovvero, in presenza del quadro generale di cui si è ampiamente detto, pare ineludibile individuare nel Partenariato Pubblico Privato – e nel contributo di capitali privati per il recupero del patrimonio architettonico pubblico – una delle forme più concrete per ottenere risultati.

Per questo motivo, la FAPP ha deciso di dare un seguito a questo primo volume mediante la prossima pubblicazione, all’interno della stessa collana edita da Novecento Media, che ringraziamo per l’attenzione riservataci, di due ulteriori titoli: un compendio di casi esemplari e di best practices in tema di Partenariato Pubblico Privato nel nostro paese – di cui in queste pagine troverete un’estrema sintesi – e infine il resoconto di una serie di conferenze in corso sul recupero di importanti contenitori storici parmensi (San Francesco, San Luca degli Eremitani, ……) e di alcune aree militari dismesse nella città di Piacenza.

Si tratta degli atti del Convegno organizzato da FAPP e tenutosi a Parma il 28.09.2012; in quella sede si è portata all’attenzione della città e delle Pubbliche Amministrazioni la rilevanza estrema del patrimonio pubblico in abbandono o sottoutilizzo in rapporto alle condizioni attuali del fabbisogno di spazi e della capacità di spesa della finanza pubblica in fase di ridimensionamento. Considerata l’estrema rilevanza che il recupero degli importanti contenitori storici dimessi può avere nel rilancio delle nostre città, si è ritenuto di indagare le possibilità reali offerte dalle forme di PPP, che per numerose situazioni vengono indicate come unica soluzione concreta del problema del recupero dei complessi architettonici riconducibili al sistema dei Beni Culturali.
Allo scopo, con l’ausilio di docenti universitari, studiosi e professionisti della materia, si è inteso indagare il contesto complessivo, i riferimenti normativi, incluse le importanti innovazioni recentemente introdotte dal Governo, e una serie di significativi esempi realizzati e in corso.

Si sono inoltre evidenziate le posizioni sull’argomento delle amministrazioni pubbliche, sia dei capoluoghi Pr e Pc che di alcuni Comuni delle Province, oltre a quella della competente Soprintendenza cui è affidato il compito della tutela e di rappresentanti di movimenti che si interessano al recupero della città storica.

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