Abbattimento mulino Villò, la Regione: “Si è agito per la pubblica sicurezza”

Rispondendo al consigliere regionale Andrea Pollastri (Pdl) l’Assessore Regionale alla Cultura Massimo Mezzetti ha ricostruito in dettaglio tutta la complicata vicenda

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Sembrerebbe chiarita la vicenda dell’abbattimento dell’antico mulino che si trovava a Villò di Vigolzone (PC), sollevata con un’interrogazione in Regione dal Consigliere Regionale Andrea Pollastri (PdL) dopo che, a seguito di una segnalazione  del Capogruppo di Minoranza Werner Argellati, la Sovrintendenza ai Beni Archeologici e Monumentali di Parma e Piacenza aveva scritto al Prefetto di Piacenza, alla Procura della Repubblica, alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna, alla Stazione dei Carabinieri di Ponte dell’Olio, all’Ufficio di Polizia municipale dell’Unione Valnure e Valchero e, per conoscenza, al Sindaco del Comune di Vigolzone per chiedere lumi su quanto avvenuto. “La demolizione, infatti, – spiega Pollastri – è avvenuta senza il parere della Sovrintendenza, avvertita solo a cose fatte via fax”.

Rispondendo a Pollastri l’Assessore Regionale alla Cultura Massimo Mezzetti ha ricostruito in dettaglio tutta la complicata vicenda: Il mulino, composto da due parti, il corpo antico e il portico con cortile, la prima delle quali ha ottenuto un vincolo storico nel 1998 poiché rappresenta un’importate testimonianza dalla cultura agreste e contadina.
L’attuale Amministrazione Comunale ha acquistato l’intero complesso a fine 2010, con una spesa complessiva di 95.700 euro.

Un anno e mezzo dopo, però, la stessa Amministrazione ha messo in vendita l’edificio, senza, però, riuscirci. Il 24 ottobre dello stesso 2012, una relazione tecnica ha messo in risalto il grave degrado della struttura, dovuto all’incuria di anni. Visti i rischi di crollo imminente il Comune ha chiesto ed ottenuto l’opportunità di demolire il portico. Se non che, dopo la prima caduta di calcinacci e mattoni, segnalata da un residente il 19 novembre successivo, l’Ufficio Tecnico del Comune ha verificato che “La voragine che si è venuta a creare nel muro ha comportato una situazione ormai insostenibile dal punto di vista del rischio che l’immobile nel suo complesso genera per l’incolumità pubblica poiché anche le parti più interne dell’edificio hanno subito lesioni, e lo spigolo sud est rischia di crollare improvvisamente invadendo la strada e il marciapiede sottostanti”.
“Il Sindaco di Vigolzone – ha spiegato Mezzetti – ritenendo prioritario tutelare la pubblica incolumità, ha ordinato l’abbattimento della struttura, cominciato il 20 novembre 2012.”

Quindi, per l’Assessore, nessuna irregolarità tant’è vero che anche la Procura, interpellata dalla Sovrintendenza non ha rilevato nulla: “La Prefettura di Piacenza, il 4 dicembre, ha chiesto al Comune di conoscere lo stato della pratica. Il Comune, il successivo 15 dicembre, ha fornito i chiarimenti richiesti inviando tutta la documentazione necessaria”.

“La risposta dell’Assessore – commenta Pollastri – non soddisfa i miei quesiti: se, come sembra emergere dal racconto fatto, tutte le procedure sono state rispettate, non si è detto se siano state ottemperate tutte le normative previste per i beni vincolati.” “Al di là del problema giuridico – chiosa l’azzurro – rimane quello politico: perché si è deciso di acquistare un edificio che le Amministrazioni precedenti non avevano voluto comprare perché troppo malmesso? E perché non si è proceduto immediatamente al restauro, almeno della parte più antica, onde evitarne l’irrimediabile ammaloramento? Questi quesiti, ad oggi, rimangono senza risposta.”

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