Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Camminate piacentine

Camminate Piacentine: il monte Carameto tra Piacenza e Parma  foto

Ritornano le Camminate Piacentine con una nuova proposta della seguitissima rubrica che PiacenzaSera.it dedica agli amanti delle escursioni. E’ disponibile in edicola e nelle librerie il volume, pubblicato da Edizioni Codex10, che raccoglie le escursioni proposte lo scorso anno

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Ritornano le Camminate Piacentine con una nuovo proposta della seguitissima rubrica che PiacenzaSera.it dedica agli amanti delle escursioni. Vi ricordiamo che è disponibile in edicola e nelle librerie il volume, pubblicato da Edizioni Codex10, che raccoglie tutte e 18 le escursioni proposte lo scorso anno da PiacenzaSera.it.



Monte Carameto

Una montagna eccezionalmente panoramica lungo la via dei pellegrini romei

La valle modellata dal torrente Arda è, tra le principali vallate piacentine, la più orientale e anche la più breve: le sue sorgenti infatti si trovano alle falde del monte Lama, lungo una dorsale minore che la separa dalla Val Nure, molto lontano quindi dallo spartiacque appenninico principale che divide l’area padana da quella tirrenica.
Ciò nonostante l’importanza strategica di questa vallata è stata sempre notevole, in passato ancor più che oggi.
Già i Liguri, infatti, ne utilizzarono i valichi per i collegamenti tra la pianura e il mare. Ma furono i Romani a frequentare più intensamente i passi di Santa Franca, del Pelizzone e la Bocchetta di Settesorelle per collegare Placentia, e quindi la pianura padana, a Luni e Lucca, cioè al mare e a Roma. In particolare, un’antica strada, forse poco più di una mulattiera, doveva condurre da Piacenza a Velleia (municipium romano che controllava l’intera montagna piacentina fino al Taro), proseguiva per l’altopiano oggi occupato dal Parco Provinciale, scendeva in Val d’Arda nei pressi del sito dove in seguito fu edificata l’abbazia di Val Tolla, guadava il torrente e risaliva il crinale fino alla Bocchetta di Settesorelle. Qui il percorso si biforcava: un ramo scendeva lungo la valle del Cenedola fino al torrente Ceno, l’altro saliva al Pelizzone e quindi calava a Bardi, da dove per la Val Noveglia e il passo del Brattello raggiungeva Pontremoli.
Queste stesse piste sono state per secoli percorse da pellegrini e mercanti, bracconieri e briganti; solo negli ultimi decenni i tracciati hanno perso la loro importanza commerciale, anche a causa dell’intensa emigrazione verso l’estero che ha spopolato l’alta valle.
Ma proprio nel punto in cui i monaci fondarono anticamente un importante hospitale per dare asilo ai viandanti di passaggio sul passo del Pelizzone, ad oltre 1000 metri di quota, si diparte una dorsale eccezionalmente panoramica, che risale il monte Carameto e prosegue in territorio parmense a dividere i bacini del Cenedola e del Ceno.
Su questi rilievi è possibile camminare grazie alle antiche mulattiere di crinale, contemplando piacevolmente un paesaggio vastissimo, che spazia dalle più alte montagne dell’alto Appennino alle lunghe teorie di colline che digradano lentamente per raccordarsi alla grande pianura.

La camminata inizia dal passo del Pelizzone, in comune di Morfasso (Pc) sul confine tra le province di Piacenza e Parma, a 1029 mt slm e a 58.8 km da Piacenza.
L’itinerario ha uno sviluppo ad anello di circa 8.8 km, tutti su sentiero segnato dal CAI con il numero 801, ed ha un dislivello complessivo di circa 560 mt; raggiunge la quota massima sulla vetta del monte Carameto a mt 1318 slm e può essere percorso in circa 2 ore e 40 minuti (al netto delle soste).
L’escursione è assolutamente priva di tratti pericolosi o esposti, è adatta anche ai bambini, e può effettuata in ogni periodo dell’anno, tenendo in considerazione le possibilità di innevamento alle quote più elevate.

DESCRIZIONE

Dal passo del Pelizzone si imbocca uno stradello sterrato ben segnalato dai cartelli del CAI, senza lasciarsi peraltro scoraggiare dai tempi di percorrenza indicati, inspiegabilmente elevati.
Dopo aver superato alcuni bivi seguendo i segnavia si percorre una zona scoperta, dalla quale la vista si apre verso nord: si riconoscono il monte Santa Franca (per l’alta antenna) il monte Obolo, quindi il versante meridionale dell’altopiano tutelato dal Parco Provinciale; in lontananza lunghe schiere di colline e, in fondo, la pianura.
Raggiunto un incrocio si lascia a sinistra la direzione “Bore” del percorso ad anello della Val Ceno, e si prosegue a destra in salita nel fitto della faggeta.
Dalla anticima a quota 1295 si apprezza quindi il panorama che si apre in direzione sud, verso le montagne che delimitano l’alta vallata del Ceno, di cui si può seguire il corso per un buon tratto.
Verso destra lo sguardo abbraccia il Groppo di Gora ed il monte di Lama, dalle cui pendici nasce il torrente Arda.
Un ultimo sforzo lungo i pascoli sommitali porta alla vetta del monte Carameto, da cui si gode di un amplissima vista: in primo piano Bore, appena sotto il crinale che divide Arda e Ceno; quindi le pareti stratificate dei Sassi Bianchi lungo lo Stirone; in lontananza la selva di antenne che ricopre il monte Canate, sopra Salsomaggiore. Verso occidente è divenuto ben visibile il monte Menegosa, identificabile per le tre punte che ne costituiscono la cima.
Si ridiscende sull’altro versante, da cui si vede subito il castello di Bardi sullo sperone roccioso a dominio del borgo antico. Raggiunto un punto panoramico a 360° sulla Val Ceno e sul fianco meridionale del monte Carameto, si prosegue in discesa ad attraversare gli ampi pascoli pianeggianti detti “i Lagoni”, tra rari campi coltivati, boschetti, siepi e rimboschimenti di conifere.
Attraversate diverse recinzioni in filo spinato che impediscono la fuga degli animali lasciati liberi al pascolo si raggiunge la cappella di San Giovanni, immersa in un fresco boschetto attrezzato con panche e un tavolo da picnic.
Ripreso il cammino, si seguono in salita i segnavia che riconducono senza incertezze alla strada asfaltata nei pressi del parcheggio di partenza.
Achille Menzani

NOTIZIE UTILI

Al passo del Pelizzone esiste e “resiste” un bar-ristoro (tel. 0523-908244), gestito da una signora di squisita gentilezza, che può essere utile base di partenza: lungo il percorso, infatti, non si incontreranno né fontane né pubblici esercizi (nell’estate 2013 la fontana di san Giovanni, a meno di mezz’ora dall’arrivo, era dichiarata non potabile).

La mappa

La scheda

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