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Destinazione Italia, il no dei civilisti: “Il piano danneggia la giustizia”

La Camera Civile insorge contro il dichiarato fine delle misure del piano, che è quello di privilegiare le grandi imprese ed (ora) in particolare gli investitori esteri, ai danni dei comuni cittadini e delle piccole imprese italiane

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In linea con l’Unione Nazionale delle Camere Civili, anche la Camera Civile di Piacenza si dice “pronta a una forte presa di posizione, in vista dei nuovi emanandi interventi che danneggiano ulteriormente la giustizia civile”.

Le misure contenute nel piano ‘Destinazione Italia’ – scrivono in una nota – progetto per attirare gli investimenti esteri e per favorire la competitività delle imprese italiane, approvato il 19 settembre dal Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente Letta e dei Ministri Bonino e Zanonato e aperto alla consultazione pubblica per tre settimane, vanno ancora nella direzione degli interventi asistematici ed improvvisati che in questi ultimi 20 anni hanno solo ulteriormente peggiorato il funzionamento della giustizia civile”.

“La Camera Civile di Piacenza, nella scia dell’orientamento espresso dall’Unione nazionale delle Camere Civili, boccia in maniera netta il provvedimento, segnatamente le “misure” 13 e 14, che riguardano, appunto, la giustizia civile. I civilisti insorgono contro il dichiarato fine delle misure del piano, che è quello di privilegiare le grandi imprese ed (ora) in particolare gli investitori esteri, ai danni dei comuni cittadini e delle piccole imprese italiane, che pure, come noto, hanno da sempre costituito e tuttora costituiscono la spina dorsale produttiva del nostro Paese”.

“Molte le incongruenze rilevate dalle Camere Civili – proseguono – tra cui l’estensione delle competenze del Tribunale delle Imprese (avente sede solo nei capoluoghi di regione) a tutte le controversie sulle transazioni commerciali, misura che, lungi dal raggiungere lo scopo dichiarato di creare un canale efficiente di accesso alla giustizia per gli investitori, verrebbe anzi ad oberare ulteriormente gli uffici giudiziari di maggiori dimensioni, rischiando di creare, in molti casi, una definitiva paralisi degli stessi. Per le Camere Civili ancora più grave è il proposito di concentrare nei soli tre Fori di Milano, Roma e Napoli tutte le controversie rientranti nelle materie di competenza del Tribunale delle Imprese che coinvolgano società con sede principale all’estero, anche se con rappresentanza stabile in Italia”.

“Incongruenze e gravi illegittimità dei provvedimenti, concludono i civilisti, che richiedono quindi una forte e decisa presa di posizione non solo da parte dell’Avvocatura, che, in forza della recentissima legge di riforma dell’ordinamento forense ha la funzione di garantire al cittadino l’effettività della tutela dei diritti, ma altresì della Magistratura, dell’Accademia, dei comuni cittadini, degli artigiani, dei piccoli e medi imprenditori, che verrebbero irrimediabilmente danneggiati nella tutela dei loro diritti”.

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