Qualità dell’aria, in Emilia Romagna è emergenza sanitaria

Nell’arco del 2012 sono stati infatti registrati dati decisamente allarmanti, che è doveroso ricordare: la prima città per gli elevati e ripetuti livelli di PM10 è Parma con 115 giornate, seguita da Reggio Emilia (93), Rimini (88), Modena (85), Ferrara (77), Bologna (73), Piacenza (71), Ravenna (66) e infine Forlì (52).

Italia, Polonia, Slovacchia, Turchia e la regione dei Balcani sono le aree più critiche per gli elevati livelli di PM10 e PM2,5. Critica la situazione in Italia anche per i livelli di ozono e ossidi di azoto. È quanto emerge dal rapporto Air Quality in Europe 2013 dell’EEA, l’Agenzia dell’ambiente europea, sullo stato di salute della qualità dell’aria di Europa e Italia. I dati al 2011 indicano che la maggior parte della popolazione è esposta a livelli di inquinamento superiori ai valori stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In particolare a preoccupare sono i livelli elevati di particolato atmosferico (PM10 e PM2,5) e di ozono, a cui sono esposti oltre l’80% dei cittadini europei.
 
 “I dati diffusi dall’EEA – dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – confermano quello che Legambiente sostiene da anni: l’inquinamento dell’aria resta uno dei principali problemi per la salute delle persone e per la salvaguardia dell’ambiente. Una vera e propria emergenza che colpisce anche e soprattutto il nostro Paese. I dati relativi allo scorso anno di ‘Mal’aria’ confermano la stessa situazione critica: su 95 città italiane monitorate da Legambiente, 51 hanno superato il bonus di 35 giorni di superamento stabilito dalla legge per il PM10. L’area della Pianura Padana, come risulta anche dal report dell’Agenzia europea dell’ambiente, si conferma come una delle più critiche”.
 
Stando ai dati sulla qualità dell’aria dell’ultimo dossier di Mal’Aria, presentato a inizio anno, nessun capoluogo di provincia dell’Emilia-Romagna è stato promosso. Nell’arco del 2012 sono stati infatti registrati dati decisamente allarmanti, che è doveroso ricordare: la prima città per gli elevati e ripetuti livelli di PM10 è Parma con 115 giornate, seguita da Reggio Emilia (93), Rimini (88), Modena (85), Ferrara (77), Bologna (73), Piacenza (71), Ravenna (66) e infine Forlì (52).
 
 
Le ben note cause dell’inquinamento atmosferico sono il trasporto su strada, i processi industriali e di produzione di energia e i riscaldamenti domestici. Per arginare l’emergenza smog serve una nuova strategia che intervenga sui settori più inquinanti, a partire da quello dei trasporti.
 
 
Per questa ragione Legambiente Emilia-Romagna, in assenza di un accordo regionale qualificante, aveva sottoposto ai sindaci dei capoluoghi un Manifesto per la qualità dell’aria, a cui finora ha aderito la città di Parma: tra le richieste l’aumento di corsie preferenziali dedicate al trasporto pubblico e l’istituzione di aree di limitazione al traffico di fronte alle scuole troppo spesso luoghi di traffico e smog nei momenti di ingresso ed uscita dagli istituti.
 
 
«L’associazione chiede che intervenga l’assessore regionale alla sanità Lusenti  – afferma Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia-Romagna –  a cui da tempo è stato chiesto un impegno su un tema che è di sua stretta competenza. In particolare dalla Regione ci si attende un atto di civiltà e concretezza, istituendo zone a traffico limitato di fronte alle scuole, in particolar modo quelle primarie visto che i bambini più piccoli risultano particolarmente esposti ai problemi di salute legati all’inquinamento».
 
 
A livello europeo la discussione del nuovo pacchetto di direttive sull’aria di questi mesi rappresenta un’occasione da non perdere per adottare politiche più risolutive. Su questo Legambiente, insieme all’EEB e ad altre ONG europee, chiede di considerare tre proposte prioritarie:
 
l’adozione di significativi impegni di riduzione delle emissioni nell’ambito della revisione della direttiva NEC. In particolare per l’associazione ambientalista è necessario fissare limiti di emissione più stringenti e aumentare il numero di sostanze inquinanti a cui la direttiva si riferisce, aggiungendo anche il PM2,5 per il raggiungimento di “livelli di qualità dell’aria che non causino significativi effetti negativi, né rischi per la salute umana e per l’ambiente”;
l’adozione di una normativa di settore che punti alla netta riduzione delle emissioni da tutte le fonti principali (come i trasporti, la combustione su piccola e media scala, l’agricoltura e l’uso di solventi);
l’implementazione e il rafforzamento delle attuali norme europee sulla qualità dell’aria prevedendo misure più severe e limiti più stringenti sulla base delle più recenti raccomandazioni fornite dall’OMS.

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