Giselle e Sharon, vita da trans e il sogno di abbandonare la strada foto

Giselle e Sharon, nella voce tutta la solarità del Brasile, la loro terra d’origine. Sorridono come qualsiasi ragazza della loro età, all’incontro promosso da Arcigay Piacenza martedì sera a Spazio4

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Giselle e Sharon, nella voce tutta la solarità del Brasile, la loro terra d’origine. Sorridono come qualsiasi ragazza della loro età, all’incontro promosso da Arcigay Piacenza martedì sera a Spazio4, hanno voglia di raccontare i loro sogni e la loro vita. Una vita non facile: Giselle e Sharon sono due transessuali e proprio per questa ragione sono state spesso discriminate e vittime di episodi di violenza.

“In Brasile – ha spiegato Sharon che ha voluto fortemente portare la sua testimonianza in occasione della celebrazione del Transgender Day of Remembrance, ovvero il giorno della memoria per le vittime della transfobia – siamo aggredite e la vita è piena di sofferenza. Anche in Italia ho assistito a episodi di violenza, una mia collega è stata pugnalata ed un’altra investita, ma la situazione è migliore di quella del mio Paese d’origine. Noi transessuali chiediamo solo di essere rispettati per quello che siamo”.

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Analoga l’esperienza di Giselle: “Sono arrivata a Piacenza da Viareggio. All’inizio è stato orribile, vivevamo nella casa del nostro sfruttatore che ci faceva pagare un alto canone di affitto. All’epoca, poi, non avevo molto amicizie nell’ambiente transessuale, eravamo solo io ed altre due trans”.

“Sono diventata trans in Italia – ha spiegato ripercorrendo la sua storia -, perché sono arrivata da ragazzino. Quando vado in giro le persone mi guardano, si girano e commentano; io non reagisco mai, penso che per avere rispetto si debba rispettare. In Brasile alcuni ti elogiano, altri ti trattano male, poi ci sono i fatti di violenza. Penso che in entrambi i Paesi ci siano dei preconcetti nei confronti dei trans, in Italia però le persone sono molto più educate. Ti trattano bene per una questione di educazione, non di accettazione”.

La forza di Giselle è stata quella di avere sempre accettato se stessa: “Io mi accetto come sono, come trans, il mio corpo non mi dà fastidio”. E proprio per questo ha trovato anche l’amore: “Ho un fidanzato, è di Bettola – ha spiegato. Si è fermata, ha sorriso. “Il mio sogno? Non è quello di arricchirmi, è quello di essere indipendente. Sogno di non aver più bisogno di andare in strada”.

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La serata a Spazio 4 era promossa da Arcigay Piacenza, in occasione del Transgender Day of Remembrance. “In Italia – spiegano gli organizzatori – questo appuntamento non è ancora molto sentito, anche se – purtroppo – ci collochiamo fra i primi posti in Occidente per numero di transessuali aggredite e/o uccise ogni anno”. “Inoltre – aggiungono – siamo anche uno dei Paesi in cui la prostituzione transessuale è più diffusa, ma in cui – paradossalmente – le transessuali che la praticano vivono per lo più ai margini della società e senza avere occasione di esprimere il loro punto di vista o di farsi conoscere al di là della loro professione, soprattutto se non sono di origine italiana”.

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Ad introdurre Sharon e Giselle è stata l’educatrice Sara Alberici che le ha intervistate per la sua tesi di laurea sulle condizioni di vita delle transessuali brasiliane a Piacenza.

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