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Poker live: non tutte le regioni sono uguali 

Avete sempre associato al poker una locale fumoso ricavato da qualche scantinato o retrobottega, con luci basse, bicchieri di finissimo whisky, pile di banconote sul tavolo ed il sottile timore di tutti gli astanti che entro breve faccia irruzione la polizia? Forse era così nella nostalgica ed indimenticabile Chicago degli anni trenta, ma le cose per fortuna in realtà sono oggi ben diverse.

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Avete sempre associato al poker una locale fumoso ricavato da qualche scantinato o retrobottega, con luci basse, bicchieri di finissimo whisky, pile di banconote sul tavolo ed il sottile timore di tutti gli astanti che entro breve faccia irruzione la polizia? Forse era così nella nostalgica ed indimenticabile Chicago degli anni trenta, ma le cose per fortuna in realtà sono oggi ben diverse.
 
Il poker è un gioco di abilità riconosciuto in moltissimi paesi del globo – uno tra tutti gli USA – dove vengono disputati tornei in cui si affrontano protagonisti dotati di una notevole maestria con le carte e vengono creati eventi mediatici ad hoc, con tanto di canali TV dedicati e siti come PokerStars. Ma in Italia purtroppo il poker live galleggia ancora in un’incresciosa situazione di vuoto legislativo, che non cessa di causare danni – reali, a persone fisiche, locali ed associazioni – e che è responsabile di una situazione piuttosto bizzarra, all’interno del nostro paese. 
 
Infatti i provvedimenti che vengono presi nei confronti del poker sono assolutamente eterogenei da regione a regione, e spostandoci di una decina di km appena possiamo notare davvero moltissime differenze. Il motivo di questo apparentemente nonsenso? I Tar. Sono infatti le sentenze emesse dai vari Tribunali Amministrativi Regionali che fanno la disparità di “trattamento” e non sono stati in pochi ad aver osservato che ci sono regioni più “tolleranti” ed altre in cui invece sembra esserci una sorta di caccia alle streghe nei confronti del poker, il che a conti fatti suona piuttosto incoerente, senza se e senza ma. La questione è particolarmente intricata, dato che si scontrano una circolare del Ministero degli Interni del 2009, una legge comunitaria sempre del 2009, ed una parte della famosa legge di stabilità del 2011 in cui, in sunto, si sarebbe dovuta ottenere la piena legalità dei tornei di poker sportivo previo riconoscimento AAMS ed un bando di gara per l’assegnazione delle concessioni.

Aggiungiamo a ciò il fatto che la Cassazione in linea di massima ha poi dimostrato di avere un altro tipo di comportamento ancora, e capite come la situazione sia complicatissima. Il punto consiste proprio nel fatto che questo lungo elenco di leggi che vi abbiamo fatto è al momento non applicato, in pratica lettera morta, e questo rende la situazione pesante ed instabile come vi abbiamo spiegato più sopra. Forse adesso però siamo abbastanza vicini ad una svolta. Sembra infatti che sia stata ottenuta una delega dallo CSEN, un ente Nazionale riconosciuto nientemeno che dal CONI: sarebbe uno dei primissimi e doverosi passi affinché finalmente il poker sia riconosciuto come disciplina sportiva d’abilità, il che sarebbe più che auspicabile. Inoltre tutti stanno aspettando che il Consiglio di Stato si esprima sulla questione, decidendo anche quale “direzione” dare al poker nel nostro paese. 

 
Il sistema di concessioni infatti prevedeva la creazione di un network di rooms prettamente commerciali dedicate appunto al poker mentre se le cose non si svilupperanno in questo modo 
allora farà fede, presumibilmente, la semplice concessione AAMS: un provvedimento che taglierebbe la testa al toro una volta per tutte permettendo a migliaia di italiani di dedicarsi alla 
propria passione senza dover temere sanzioni amministrative o, in altri casi, molto peggio.

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