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Tra antico e moderno, al Verdi i miti di Antigone e Medea FOTO foto

“Per restare fedeli al mito, bisogna tradirlo” afferma Teresa Ludovico dopo lo spettacolo “Piccola Antigone, Cara Medea” di Antonio Tarantino andato in scena domenica sera al teatro Verdi di Fiorenzuola d'Arda

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“Per restare fedeli al mito, bisogna tradirlo” afferma Teresa Ludovico dopo lo spettacolo “Piccola Antigone, Cara Medea” di Antonio Tarantino andato in scena domenica sera al teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda.

Il pubblico, mentre prende posto in platea e nei palchi, è richiamato dall’attrice che compare in scena pulendo il palco con uno straccio e cantando. Poi si spoglia, mostra abito, scarpe, parrucca e trucco bianchi. Incalza gli spettatori con un monologo crudo, misterioso e veloce, caratterizzato da ripetizioni e riflessioni.”Piccola Antigone” è la storia di una prostituta che incontra un cliente che si svelerà essere poi Edipo, suo padre. In “Cara Medea”, la protagonista è un’ex deportata, rinchiusa in un lager dopo aver ucciso i suoi figli, che percorre un’Europa post bellica per raggiungere il suo Giasone a Pola.

Antigone, alle prese con un mondo volgare e spietato, avverte le influenze delle nuove excomunitarie dell’Est, che le rubano lavoro e usi del “mestiere”. Tra i due monologhi Vito Carbonara interpreta cinque intermezzi tragici spezzando il filo conduttore delle opere principali e introducendo un ambiento più intimo e innocente. Il drammaturgo, Antonio Tarantino, dipinge fino a 55 anni, quando un giorno esaurisce la sua arte ed intraprende il percorso di scrittura teatrale. Scrive un grande flusso di parole, spesso laceranti, proprie dell’età contemporanea, propone in Medea un dialetto salentino adottato nelle scene ricorrenti di figli morti; estrae dai miti alcuni frammenti e lavora con essi, collocandoli nelle periferie, dove certe storie riescono ad ancorare le proprie radici in atmosfere dure e difficili. Con ironia, Tarantino riporta il mito nella storia recente, coinvolgendo i presenti in temi di grande impegno sociale come quello della violenza fisica e psicologica nella cui morsa inesorabile, oggi come ieri, le donne si ritrovano spesso strette.

La compagnia, che l’anno scorso propose sempre al Verdi Moliere – Il Malato Immaginario, stupisce il pubblico, abbastanza omogeneo e concentrato per lo più nei palchi. Questi miti portati all’estremo, contornati da un ricamo di geografia politica, sono modernizzati, basati su testi più complessi di quelli originali, poiché non si basano su opere precedentemente realizzate. Ciò che stupisce la platea è la posizione di Tarantino, che non giudica i personaggi femminili, anzi costruisce su di loro, toccando il rapporto talvolta fragile, talvolta forte tra uomo e donna.

Valentina Barbieri

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