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Bersani alla Filo “Partire dagli sbagli per preparare giorni meno bugiardi” foto

"Giorni Bugiardi" ovvero la cronaca puntuale di un anno vissuto pericolosamente, dal punto di vista politico. Dei mesi più intensi ma anche più drammatici vissuti dalla nostra repubblica a cavallo tra 2012 e 2013. 

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“Giorni Bugiardi” ovvero la cronaca puntuale di un anno vissuto pericolosamente, dal punto di vista politico. Dei mesi più intensi, ma anche più drammatici vissuti dalla nostra repubblica a cavallo tra 2012 e 2013. L’hanno scritta Chiara Geloni e Stefano Di Traglia, stretti collaboratori di Pierluigi Bersani, nel libro che è stato presentato al teatro dei Filodrammatici di Piacenza. Accanto agli autori il protagonista principale di quelle vicende, che vanno dalla avvio della corsa delle primarie del 2012 fino all’elezione del presidente della repubblica e alla formazione del governo di larghe intese, Pierluigi Bersani e la parlamentare piacentina Paola De Micheli.

Che ha introdotto la serata ricordando di aver vissuto in prima persona “non nella stanza dei bottoni”, ma nella “stanza d’attesa” molte delle vicende descritte nel libro, anche nella sua veste di vicepresidente del gruppo Pd alla Camera. Sollecitati dalle domande di Giovanni Palisto, Di Traglia e la Geloni hanno raccontato alcuni dei passaggi cruciali della loro storia, scritta non per imporre una verità ma per ricostruire i fatti con trasparenza e completezza.

Ma è stato Bersani a tornare sulla drammatica vicenda dell’affossamento dei candidati al Quirinale Marini e Prodi e dei 101 voti mancanti: “Non c’è un’assemblea che faccio senza che mi chiedano dei 101, ma il titolo più azzeccato sulla vicenda non è stato fatto dai giornali italiani, bensì da Le Monde, ovvero ’abbattono Prodi per far fuori Bersani’, che è stata anche fatica sprecata, visto che dopo tre mesi me ne sarei andato. I fatti sono quelli che sono scritti nel libro, ma quei giorni e quella storia è ancora attualissima, è l’onda di superficie di un fatto di fondo che ci accompagna e che è l’avvitamento fra una crisi sociale e una crisi democratica, e cioè lo scollamento tra società e politica con un’area di consenso che si allarga verso soluzioni di semplificazione e populiste.

Alle elezioni abbiamo pagato l’irruzione di quell’onda. La destra non ha vinto perché è stato proprio il Parlamento uscito dalle ultime elezioni è stato capace di far rispettare un principio di legalità con il voto sulla decadenza di Berlusconi. Per colmare questo distacco con la società l’unica soluzione resta quella di un governo di combattimento con la possibilità di dare una scossa. Non ci siamo riusciti anche per colpa nostra, ma non è vero che era una prospettiva impossibile perché li avremmo trovati 30 voti al Senato su un programma di 8 punti di cambiamento. Noi dobbiamo tenere viva la prospettiva di un governo di cambiamento, ricordiamolo”.

Paola De Micheli ha sottolineato come la cultura politica del Pd, “del suo essere partito in questi anni si è formata lungo l’asse Bersani-Letta, seguendo alcuni principi che poi hanno determinato tutta l’azione degli anni passati. Una politica che parte dalla verità dei fatti e che rifugge dalle favole. Chiunque vinca le primarie e diventi segretario del partito dovrà ripartire da qui”. E sulla vicenda dei 101 franchi tiratori, la parlamentare ha rievocato come, non appena affossato Prodi, “un importante esponente del Pd fosse intervenuto per primo per sostenere che l’ex premier non potesse essere più candidato al Quirinale”. “Allora mi lasciai scappare una battuta – ha ricordato la De Micheli – con una giornalista del Corriere, ‘la prima gallina che canta ha fatto l’uovo’.

Lunga la riflessione di Bersani sulla necessità di dare maggiore solidità al Pd: “Oggi la grandezza di un leader si misura dalla capacità di creare un collettivo, non basta il salvatore della patria, non servono le promesse demagogiche che scavano il solco con la società, ci servono persone al governo in grado di fare qualche cosa in più di quello che annunciano”. E non è mancata una frecciata al vincitore annunciato delle primarie del Pd Matteo Renzi: “Ho sentito che adesso Renzi chiederà disciplina al partito, mi viene da rispondere con una battuta emiliana ’socmel’… “. “A noi non ha bisogno di chiederla la disciplina”. Bersani ha ribadito il suo sostegno a Gianni Cuperlo in vista del voto di domenica.

“I temi sollevati in quei giorni turbolenti sono ancora tutti aperti, quindi non parliamone al passato – dice Bersani – io sono per interpretare quei giorni guardando al futuro, per capire cosa abbiamo sbagliato e preparare giorni meno bugiardi e più sensati”. 

Come saranno i prossimi giorni? “Siamo in ore molto tumultuose, dopo la sentenza della corte costituzionale (sulla legge elettorale). La corte ha fatto il suo mestiere, ha tirato la palla in parlamento e ha detto adesso provvedete voi. Il Pd ha presentato una sua proposta di legge elettorale, inutile fare drammi in casa, e da questa dobbiamo confrontarci con gli altri, tenendo ben ferma la nostra posizione”. 

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