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Coop sociali, nuovo progetto di legge regionale. Carini primo firmatario

Riconoscere il ruolo che le cooperative sociali hanno assunto nel sistema di welfare regionale, sia come erogatrici di servizi che nel collocamento protetto, affermarne l’operato in nuovi ambiti e sottolineare la rilevanza del sistema cooperativo nell’economia regionale

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Riconoscere il ruolo che le cooperative sociali hanno assunto nel sistema di welfare regionale, sia come erogatrici di servizi che nel collocamento protetto, affermarne l’operato in nuovi ambiti e sottolineare la rilevanza del sistema cooperativo nell’economia regionale.

È quanto propone il progetto di legge presentato dai consiglieri Pd Marco Carini, (primo firmatario) Anna Pariani, Paola Marani, Mario Mazzotti, Antonio Mumolo, Beppe Pagani e Roberto Piva dal titolo “Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale” che abroga l’attuale norma regionale in materia per l’attuazione della legge 381/1991. (L.r. 7/1994).

In Emilia-Romagna operano 920 cooperative sociali per un totale di 37.646 dipendenti. Più del 77% degli addetti è assunto con contratto a tempo indeterminato e il 76% del totale è costituito da donne, mentre l’8% appartiene a categorie svantaggiate, con una punta del 20% nella Provincia di Forlì-Cesena. “Oggi -si legge nella relazione che accompagna il testo – le cooperative sociali sono soggetti imprenditoriali a tutti gli effetti, uguali nei valori fondanti a quelle di un tempo, ma profondamente diverse nelle loro relazioni col territorio, nel rapporto con la Pubblica Amministrazione, nella capacità di fare impresa portando benefici tanto a se stesse quanto alla collettività”.

Composta di 26 articoli, la proposta in sintesi prevede “l’istituzione dell’Albo regionale delle cooperative sociali; la determinazione delle forme di partecipazione della cooperazione sociale alla programmazione, progettazione, gestione, realizzazione e valutazione dei risultati del sistema integrato di interventi e servizi alla persona; l’individuazione dei criteri di affidamento e conferimento dei servizi; misure di promozione, sostegno e sviluppo della cooperazione sociale”.

Per quanto concerne l’iscrizione l’Albo, ciò che cambia è la possibilità per le cooperative sociali di essere contemporaneamente nelle sezioni A e B, viene poi ampliata la gamma dei servizi gestiti dalle prime, andando a toccare gli ambiti sanitari ed educativi, fino alla formazione professionale e permanente. Viene poi introdotto il nuovo concetto di “cooperative di comunità” per quelle cooperative sociali “che si prefiggono di mantenere vive e a valorizzare le comunità locali a rischio di spopolamento o di estinzione attraverso l’attività dei soci, membri essi stessi della comunità”.

Radicalmente rivisitata è la normativa degli affidamenti diretti e degli appalti, con una netta distinzione fra i casi in cui la legge consente di affidare direttamente il servizio alle cooperative sociali di tipo B per l’inserimento di soggetti svantaggiati -”in virtù della riconosciuta la capacità di generare inclusione sociale e del forte legame col territorio” – e quelli in cui invece è necessaria la gara, che dovrà essere caratterizzata dalla presenza di clausole sociali per la Regione e gli Enti ed Aziende da essa dipendenti e potrà esserlo per tutte le altre Amministrazioni regionali. Le cooperative sociali extraregionali potranno invece gestire i servizi solo se soddisfano le stesse caratteristiche richieste per l’iscrizione all’Albo, mentre restano escluse dalle convenzioni con la Pa.

Circa i tempi di pagamento, è previsto che le amministrazioni pubbliche appaltanti dovranno fissare il calendario massimo dei pagamenti alle coop e corrispondere gli interessi di legge in caso di ritardo.

Tra le forme di promozione ed incentivazione delle cooperative sociali sono previsti: la costituzione di un fondo rischi consortile per il sostegno a varie misure creditizie; contributi ai datori di lavoro (per un massimo di due anni) per nuove assunzioni di persone nelle categorie protette fino al 30% del costo effettivo della retribuzione (elevabile al 70% in caso di assunzione di ex degenti psichiatrici o disabili con invalidità superiore ai due terzi); la possibilità di fruire dei servizi erogati dalla struttura regionale di acquisto, con vantaggio economico per le cooperative stesse.

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