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Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

Economia in pillole. Come è difficile donare

Il convegno di giovedi 5 dicembre "filantropia e sviluppo" organizzato dallo Svep in occasione delle giornata mondiale del volontariato, cui ho partecipato, mi induce le seguenti riflessioni

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Quarta puntata della rubrica di PiacenzaSera.it “Economia in pillole” curata da Mauro Peveri. Motociclista e cultore della musica rock degli anni ’70, Mauro Peveri è soprattutto un commercialista esperto di svariate materie economiche e finanziarie: si occupa, tra le altre cose, di consulenza per le imprese, gestione della corporate governance, e di organizzazione aziendale. Ecco la sua nuova pillola. 

Quanto è difficile donare. Una riflessione sul terzo settore e le donazioni

Il convegno di giovedi 5 dicembre “filantropia e sviluppo” organizzato dallo Svep in occasione delle giornata mondiale del volontariato, cui ho partecipato, mi induce le seguenti riflessioni.
Il terzo settore nel 2012 in Italia (dati Istat) contava oltre 235 mila organizzazioni non profit, pari al 5,4% di tutte le unità istituzionali, circa 680 mila lavoratori, pari al 2,5% del totale degli addetti, e circa 4 milioni e 750.000 persone coinvolte in veste di volontari. Dal punto di vista del valore economico, la ricerca quantificava un volume di entrate stimato di 67 miliardi di euro, pari al 4,3% del Pil nazionale.

Tuttavia, se il settore degli Enp (Enti Non Profit) registra una partecipazione eccezionale di dipendenti e volontari e un valore economico rilevante, si osserva un ritardo astronomico nella legislazione che li regolamenta, soprattutto fiscale, che, oltre ad essere confusa e poco organica, non é nemmeno adeguata.

Tornando al tema del convegno, ho ascoltato l’interessante proposta fatta dal dott Bernardino Casadei, Presidente di Assifero, l’associazione italiana delle fondazioni ed enti di erogazione, che potrebbe risolvere alcuni problemi operativi, anche fiscali, che oggi limitano il desiderio molto forte degli italiani di fare donazioni.

E’ spesso capitato ad ognuno di noi di pensare: la mia donazione dove finirá? sará usata effettivamente per lo scopo promesso?

Non parliamo poi delle difficoltá dei privati e delle imprese quando devono capire se la donazione fatta da diritto ad uno “sconto” fiscale, oggetto del mio intervento nel convegno citato.
A questo proposito, vorrei infatti chiarire che le cosiddette “erogazioni liberali”(definizione di origine “idraulica” per definire il concetto di donazione in denaro o in natura) danno diritto ad uno “sconto”fiscale, ma solo a certe condizioni spesso incomprensibili, ingiuste, confuse e contrastanti.

Prendendo ad esempio le donazioni alle Onlus, Enti non profit che operano in particolari settori, il donatore puó scegliere tra due tipi di agevolazioni alternative:
la prima consiste nella detrazione d’imposta, che consente ai privati di ridurre le imposte dovute del 24% dell’importo donato, con un massimo di euro 2.064,83, la seconda nella deduzione dal reddito imponibile del 10%, con un max di euro 70mila.

Alle imprese permette di ridurre il reddito imponibile di max Euro 2.065 o del 2%, e, in alternativa, ridurre il reddito imponibile del 10%, con un max di euro 70mila.
La scelta del criterio più conveniente da adottare richiede calcoli matematici e conoscenze specifiche alquanto complesse e dunque l’affiancamento di un professionista esperto.
Dopo aver adottato il criterio prescelto occorre inoltre che la donazione sia tracciata (cioé il pagamento non sia in contanti) e che sia rilasciata al donatore una ricevuta.
Le condizioni non sono finite: il donatore, nel caso in cui abbia fatto una donazione ad una onlus iscritta all’anagrafe della Direzione regionale competente, potrebbe vedersi contestare dopo qualche anno la deduzione o la detrazione effettuata; questo o perché la onlus non aveva i requisiti di legge o perché, pur avendo i requisiti di legge, non aveva redatto il bilancio entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio.

Vi sembra logico?

Provate ad immaginare un donatore che, dopo aver fatto una donazione nel 2013, debba nel 2014 verificare di persona se la onlus a cui ha donato la somma abbia effettivamente redatto il bilancio entro il 30 aprile.

Qualora quest’ultima scadenza non venga rispettata, la deduzione o detrazione effettuate saranno illegittime e il fisco potrà recuperarle e applicare le sanzioni che variano dal 100% al 400% dell’imposta non versata.

Si, avete capito bene! Il donatore in questo caso deve versare anche le sanzioni, e quali sanzioni!

E’ impossibile per chiunque capire perché il legislatore abbia progressivamente introdotto questi criteri illogici, complicati e slegati tra loro, ma forse questo attiene alla sfera della psichiatria!
Ora veniamo alla proposta del dottor Casadei, che potremmo applicare anche nella nostra Provincia: il Presidente di Assifero propone di creare dei contenitori – fondazioni- onlus in ogni territorio sufficientemente omogeneo che fungano da intermediari tra i donatori e i soggetti o i progetti cui gli stessi vogliano far pervenire la propria donazione.

Il contenitore da costituire nella nostra provincia avrebbe come scopo quello di garantire ai donatori il rispetto di tutte le norme fiscali previste, pur astruse che siano, e di assicurare che i fondi raccolti vengano effettivamente trasferiti agli Enti Non Profit (originariamente destinatari della donazione) e utilizzati per lo scopo previsto.
Mi sembra un’ottima idea.

Questa fondazione – contenitore potrebbe garantire oltretutto una progressiva raccolta dei fondi necessari e sufficienti per realizzare anche i progetti piú ambiziosi ed evitare invece che le somme erogate vadano disperse in mille rivoli privi di efficacia concreta.

Dobbiamo considerare che il criterio cardine per dedurre le donazioni effettuate é il principio di “cassa”; spesso i donatori arrivano a fine anno senza avere un’idea chiara sul destinario e sulla quantità del versamento. La fretta in questi casi impedisce d’investire correttamente le somme previste, motivo per cui, avere a disposizione una fondazione onlus cui demandare il controllo degli investimenti effettivi, consentirebbe di donare in modo più semplice e sicuro.

Occorre infine sottolonineare che le fondazioni di origine bancaria non possono essere onlus, quindi le donazioni alla fondazione di Piacenza e Vigevano non godrebbero delle agevolazioni previste; la fondazione stessa però potrebbe fungere da soggetto costituente di un contenitore – onlus con le caratteristiche elencate nella proposta del Dott Casadei.


Mauro Peveri

mauro.peveri@gmail.com

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