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“Genitori reclusi, genitori comunque”. Il convegno in Cattolica VD foto

"Genitori reclusi, genitori comunque". E’ questo il titolo del seminario che si tiene, questa mattina, all’Università Cattolica di Piacenza. Un momento importante per capire, attraverso l’intervento di esperti (le testimonianze di chi lavora in carcere e di pedagogisti), le difficoltà e le speranze sia dei genitori in carcere che dei loro figli

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“Genitori reclusi, genitori comunque”. E’ questo il titolo del seminario che si tiene, questa mattina, all’Università Cattolica di Piacenza. Un momento importante per capire, attraverso l’intervento di esperti (le testimonianze di chi lavora in carcere e di pedagogisti), le difficoltà e le speranze sia dei genitori in carcere che dei loro figli. 

“Un genitore detenuto – ha spiegato Valeria Viganò, presidente dell’associazione di volontariato penitenziario “Oltre il muro” – è una presenza che in casa non c’è e ha un limitato numero di ore per vedere i figli, solo 6 al mese: è chiaro che i rapporti familiari subiscono delle difficoltà”.

ASCOLTA VALERIA VIGANO’

Lunga la trafila per accedere ai colloqui: “Bisogna identificare il familiare – ha spiegato l’ispettore Rachele Nobile, responsabile settore colloqui carcere di Piacenza – che chiede di entrare a far visita al detenuto, poi verificare il titolo di accesso e la legittimazione a fare il colloquio (del direttore o dell’autorità giudiziaria dalla quale dipende il detenuto)”. Spesso sono presenti dei bambini: “L’attività dei volontari – ha detto – è fondamentale: i bambini sono spaesati quando vengono la prima volta in carcere. Trovare un ambiente accogliente, dei giochi, delle persone che fanno animazione, serve a smorzare il clima austero”.

L’ispettore Nobile lavora in carcere da 17 anni: “Un episodio che non dimenticherò mai è successo diversi anni fa: la protagonista era una bambina che andava all’asilo con mia figlia e veniva a trovare il papà in carcere. Quando andavo a prendere mia figlia all’asilo e la incontravo mi diceva sempre: «Mi fai la perquisizione, mi fai in solletico?»”. “Anche i bambini, come gli adulti, vanno perquisiti – ha aggiunto – ma si cerca di fare la perquisizione sotto forma di gioco, il gioco del solletico…”

ASCOLTA L’ISPETTORE RACHELE NOBILE

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