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Indovina dove: la luna ingabbiata di piazza dei Cavalli

Patricia Ferro è di origine argentine e quindi di radici europee, architetto di professione, specializzata in energie varie. Eclettica e curiosa di tutto, fatica a vivere in un mondo dove non si ride molto. 

Si è tenuta al Melville, Caffè Letterario di San Nicolò, la presentazione della “Guida ai luoghi fantastici di Piacenza”, pubblicazione curata da Gabriele Dadati e Giovanni Battista Menzani, edita da Officine Gutenberg. Il volume è il seguito ideale del “Dizionario biografico fantastico dei piacentini illustri”, uscito lo scorso anno e frutto di un laboratorio di scrittura, i cui partecipanti sono stati selezionati attraverso un concorso aperto a tutti. Di seguito, un piccolo assaggio del libro, che propone luoghi di fantasia, appunto, ispirati al nostro territorio. 

La luna ingabbiata di piazza dei Cavalli

 
Accanto al pilastro d’angolo tra piazza dei Cavalli e via Sopramuro. 
Orari di apertura: dalle ore 2.00 alle ore 4.00, solo nei giorni di luna piena.
Prezzo: 10 €, compresa la benda nera.
Si dovrà attendere la guida. Nei giorni di pioggia munirsi di ombrello (sempre meglio).
La visita consiste nella salita alla torre dell’edificio, ora di proprietà dell’INA, attraverso una scala segreta sulla quale non è possibile riportare nulla sulla presente guida. Infatti, dovendo la scala restare segreta, i visitatori sono obbligati a portare delle bende nere per gli occhi che dovranno essere acquistate insieme al biglietto di ingresso. Le persone che non sopportano il buio sono pregate di evitare la visita. Si può solo dire che le scale sono lunghe e strette.
 
E’ difficile visitare la luna ingabbiata di Piacenza senza chiedersi il perché. 
Ecco qui la storia: non molti anni fa c’era un falconiere che abitava nei pressi di Piacenza e che aveva bisogno di un aquilone rosso, che stesse fermo in aria, per addestrare i suoi falchi. Per costruire un tale oggetto non sapeva a chi rivolgersi, fin quando non venne a sapere che un siciliano residente in Sabina¹ aveva una fabbrica, o meglio dire un laboratorio, famoso per rendere reali tutti i desideri dei clienti che avevano a che fare con l’aria e con il cielo. Infatti, e non a caso, costui costruiva aquiloni di tutte le misure per mettere in volo gli oggetti più strani, dalle lettere d’amore alle bottiglie di spumante, dagli occhiali da sole ai libri. L’uomo accettò la sfida, ma quando scese dal treno a Piacenza per vedere il cielo sul quale il falconiere avrebbe dovuto far volare il suo aquilone trovò tanta, ma così tanta nebbia, che decise che prima di pensare ai falchi, doveva pensare ai piacentini, spesso tristi e sconsolati per i lunghi periodi di giorni grigi, senza mai poter vedere il nero profondo del cosmo illuminato dalle stelle.
La fitta nebbia aveva da tempo reso intollerabile la vita ai poeti, agli innamorati, ai creativi, i quali avevano iniziato a dare dei brutti segnali di perdita dell’immaginazione, dell’ispirazione, dei sogni… 
Così il piccolo siciliano pensò a una soluzione brillante: decise che i piacentini, se non potevano vedere le stelle, avrebbero potuto, almeno ogni giorno, vedere la luna piena. E allora prese il suo aquilone più potente e lo fece volare sempre più in alto, finché le sue ali non sbatterono contro una luna un pochino più piccola di quella che vediamo nei cieli, una sorta di sorella minore di quella originale, e i suoi fili si intrecciarono con le pungenti montagne rocciose. Quando l’omino sentì, attraverso il filo, di averla presa, la tirò giù, e per proteggerla la depose per un piccolo periodo nella torretta di Piazza Cavalli. Il suo piano era quello di lasciarla libera e di portarla a terra solo quando ci fosse stata la nebbia ma, un brutto giorno, i signori della torre decisero di impadronirsi per sempre della luna, chiudendo con dei vetri gli archi della torre, e da allora la piccola luna non può più tornare nello spazio. 
E il suo amore, per il fortissimo dolore, piange nel cielo e dal cielo le lacrime si trasformano, a contatto col suolo, in una nebbia che si fa sempre più fitta.
 
P.S.: l’addestratore dei falchi, invece, ha deciso di emigrare verso cieli più sereni. 
 
Note: 
1) Sabina, zona collinare a nord della città di Roma, famosa per il Ratto delle Sabine.
 
Patricia Ferro è di origine argentine e quindi di radici europee, architetto di professione, specializzata in energie varie. Eclettica e curiosa di tutto, fatica a vivere in un mondo dove non si ride molto. Nonostante fosse una frana a scuola in letteratura, è riuscita solo ora a scrivere qualche racconto degno di essere pubblicato. Le piace leggere, viaggiare e incontrare gente strana con la quale spaziare a 360 gradi su temi correlati alla fisica, all’arte, all’architettura, alla società e alla blue economy. Vive a Piacenza, città di cui si è innamorata, ma non della sua insistente nebbia alla quale è sempre più allergica. Ciò si riflette chiaramente nella sua opera letteraria.
 

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