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La Passerini consiglia “Il lido di Piacenza”

La biblioteca Passerini Landi di Piacenza suggerisce ogni settimana un libro da leggere, pubblicandolo nella sezione "Scaffale Piacentino". Questa volta è toccato a questa bella pubblicazione, che ci sentiamo a nostra volta di consigliare. 

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La biblioteca Passerini Landi di Piacenza suggerisce ogni settimana un libro da leggere, pubblicandolo nella sezione “Scaffale Piacentino”. Questa volta è toccato a questa bella pubblicazione, che ci sentiamo a nostra volta di consigliare.

Il Lido di Piacenza. L’isolotto Maggi, a cura di Maurizio Cavalloni, Mario Di Stefano, Benito Dodi, Piacenza, Museo per la fotografia e la comunicazione visiva di Piacenza, GM editore, 2013.

 
L’isolotto Maggi, formatosi agli inizi del Novecento come conseguenza delle profonde trasformazioni avvenute nel corso del fiume nel decenni precedenti, deve la sua denominazione all’avvocato Giovanni Battista Maggi, proprietario, dell’isola e del terreno golenale situato tra lo scalo del genio Pontieri e il ponte stradale per la Lombardia. Nel 1883 erano state fondate le due società sportive di canottaggio Nino Bixio e Vittorino da Feltre che, avendo sede in prossimità dell’alveo del fiume, avevano avviato la consuetudine, durante il periodo estivo, di utilizzare l’isolotto come spiaggia, anche grazie alla spiaggia finissima e alle acque limpide. A partire dai primi anni del Novecento e fino agli anni Sessanta l’isolotto, ove si effettuavano bagni, sabbiature e pratiche di elioterapia (per diversi anni furono organizzate, grazie all’iniziativa del nobiluomo Calciati, colonie estive), venne frequentato da tantissimi piacentini e lombardi. Il bel volume racconta, attraverso foto e testi di memorie, il forte legame di Piacenza con questa piccola isola che tanta parte ha avuto nella storia sociale della nostra città.
 
Come ci racconta Gian Carlo Andreoli nel suo gustoso Un Po da bere, l’isolotto «divenne spiaggia riconosciuta dai piacentini che vi si potevano recare pagando un modesto pedaggio, a mezzo di un barcone a motore. Il mezzo, condotto da gente del fiume, già sabbiaioli, pescatori, faceva la spola avanti e indietro, all’imbarco fra i due ponti. Di domenica bisognava fare la fila per avere un posto  bordo. Quante volte avanti e indietro non si sono mai contate, per accontentare tanti, fino a quando il sole tramontava e l’isola tornava ad essere oasi indisturbata». I testi del volume sono di Giancarlo Andreoli, Rino Casaroli, Carlo Francou, Maria Vittoria Gazzola e Giuseppe Romagnoli. L’apparato fotografico in bianco e nero restituisce tutta l’anima di questa importante pagina di storia piacentina.

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