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Le Rubriche di PiacenzaSera - Le Recensioni CJ

La recensione di PcSera: Bill Callahan e Mark Kozelek

E chi l’ha detto che non nascono più i cantautori di una volta?

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BILL CALLAHAN
Dream river (2013)

MARK KOZELEK & JIMMY LA VALLE
Peril from the sea (2013)

MARK KOZELEK & DESERTSHORE
Mark Kozelek & Desertshore (2013)

E chi l’ha detto che non nascono più i cantautori di una volta?

Bill Callahan, ad esempio, è uno di quelli che in futuro potrebbe essere affiancato a Cohen, Waits, Newman, Dylan…

L’ex leader degli Smog – band seminale nei ’90, tra i maggiori alfieri del lofi – ha un magnifico timbro vocale, quasi baritonale, con il quale interpreta in modo personale e sofisticato le sue canzoni quiete, minimali, notturne. Canzoni che parlano della grande periferia americana, di praterie sconfinate (non a caso è stato definito il Cormac McCarthy del cantautorato) e di motel fatiscenti, di lunghe strade che si perdono all’orizzonte e di pickup sgangherati. Canzoni che narrano di solitudine e paura, di angoscia e alienazione.

“Dream river” è stato scelto come disco dell’anno dalla rivista Mojo, tra le più alternative tra quelle from USA. Troppo generosi, forse. Disco bellissimo, tuttavia.

Altro fuoriclasse: Mark Kozelek.

Prolifico come pochi, dopo una lunga militanza prima nei Red house painters (nome bellissimo) e nei Sun Kil Moon il cantautore di San Francisco è uscito, durante l’anno in corso, addirittura con due album.

“Peril from the sea” è stato inciso con Jimmy la Valle, ovvero Album Leaf, polistrumentista da San Diego e autore di un ambient rarefatto e suggestivo che abbiamo avuto il piacere di segnalarvi ormai tre anni fa (“A chorus of storytellers”), e l’incontro ha avuto esiti bellissimi: malinconia sottile e cangiante, sound etereo e slowcore.

Ancora più notevole la sua collaborazione con i Desertshore del suo ex compagno di viaggio Phil Carrey. Qui l’atmosfera è meno rilassata e più elettrica, il tono meno monocorde, c’è spazio per cambi di ritmo e arrangiamenti pop.

Tra i brani da ricordare, “Tavoris cloud” e la strepitosa “Hey you bastards, I’m still here”, ispirata a una citazione da Steve McQuinn (da “Papillon”).

Giovanni Battista Menzani
@GiovanniMenzani

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