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Lupi in Appennino, Pollastri (Fi – Pdl ) “Censire la loro presenza”

“La presenza del lupo torna ad essere una minaccia per l’uomo e le sue attività rispetto a cui bisogna interrogarsi per garantire una possibile convivenza”, lo dice Andrea Pollastri (FI-PdL) presentando un’interrogazione in regione

“La presenza del lupo torna ad essere una minaccia per l’uomo e le sue attività rispetto a cui bisogna interrogarsi per garantire una possibile convivenza”, lo dice Andrea Pollastri (FI-PdL) presentando un’interrogazione in regione.
A seguito della quasi scomparsa della specie, dal 1971 il lupo è stato dichiarato protetto in tutt’Italia. La fine della caccia e l’avanzata delle superfici boscate seguita allo spopolamento delle montagne, ha portato, sin dagli anni Ottanta, alla crescita numerica di questi animali, anche sul nostro Appennino.
“Ad esempio – spiega Pollastri – nella sola parte piacentina, in cinque anni si è passati dai 15 lupi censiti (dato 2008) ai 23 attuali, riuniti in cinque branchi, ciascuno formato da quattro-cinque esemplari. All’incremento demografico ha corrisposto la vertiginosa crescita delle aggressioni: sempre nel piacentino dal 2006 ad oggi sono stati predati più di duecento animali, per lo più pecore. Solo nell’ultimo anno si sono registrati più attacchi nei mesi di maggio, luglio, settembre e novembre, che hanno interessato greggi ubicate in Valtrebbia, Valnure e Valdarda, mentre a Brallo, poco distante da Ceci di Bobbio, si è verificato addirittura l’aggressione di un vitello”.
“Gli assalti – proseguono – comportano un grave danno economico per l’allevatore che perdere gli animali sbranati e, nel caso delle pecore, vede ridotta la produzione di latte a causa dello stress della predazione. In più c’è da considerare le carcasse degli animali sbranati, trattandosi di rifiuto speciale, hanno un elevato costo di smaltimento. “Chiedo di conoscere – afferma l’azzurro – l’ampiezza stimata della popolazione dei lupi in Emilia-Romagna e l’ammontare dei danni che essi provocano agli allevatori.”
“Vista la dimensione sempre più preoccupante del fenomeno – prosegue – invito la Giunta a considerare possibili soluzioni riguardanti alcuni aspetti ancora aperti, come, ad esempio, se siano previsti indennizzi a chi ha subito le perdite, se e come si intenda prevenire le aggressioni agli animali al pascolo, se si ritenga di attivarsi per risolvere le problematiche economiche e burocratiche legate allo smaltimento delle carcasse e si voglia interessare il Governo perchè, a fronte dell’evolvere del quadro generale dal 1971 ad oggi, riveda la normativa in vigore.”
“Affine a questo c’è il problema costituito dai cani inselvatichiti, che, spesso e volentieri, si aggiungono ai lupi nelle aggressioni a greggi e mandrie: in questo caso si tratta di animali non protetti ma sui quali bisogna intervenire per evitare che danni economici e all’incolumità pubblica.”

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