“Qualità e sicurezza”. Pomorete si presenta a Milano foto

«Là dove c’è una pizza o un piatto di spaghetti noi vogliamo arrivare». Con questa immagine Dario Squeri ha esemplificato il senso di Pomorete, la prima filiera integrata di pomodoro italiano da industria che ha esordito alla Regione Lombardia

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«Là dove c’è una pizza o un piatto di spaghetti noi vogliamo arrivare». Con questa immagine Dario Squeri ha esemplificato il senso di Pomorete, la prima filiera integrata di pomodoro italiano da industria che ha esordito mercoledì mattina alla Regione Lombardia, a Palazzo Pirelli, alla presenza dell’assessore all’Agricoltura, Giani Fava. Una location, quella lombarda, che è servita per gettare un ponte ideale tra l’imprenditoria delle regioni e lasciare da parte le divisioni politiche.

Anche perché «il mercato in questi anni è cambiato – ha sottolineato Fava – e i territori omogenei devono usare la stessa ratio. Emilia Romagna e Lombardia non possono giocare due partite diverse. Quello che è avvenuto a Piacenza è simbolico. I territori omogeni devono ricercare la qualità, la sicurezza del prodotto, attraverso l’etichettatura e la tracciabilità. E poi – ha chiosato Fava – io che sono mantovano considero Piacenza più lombarda di Mantova». Al termine, Fava ha espresso il desiderio di vedere Piacenza e Squeri lo invitato per una iniziativa che consolida il concetto del ponte d’impresa e di idee tra le due regioni «perché oggi la politica si deve sempre confrontare con gli imprenditori. E in questo senso chiederò anche a Tiberio Rabboni (assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, ndr) la disponibilità a un confronto». Da Expo 2015 alle imprese che offrono tutte una certificazione, dalla qualità del pomodoro alla conquista dei mercati esteri.

Oltre a Squeri, presidente del progetto Pomorete – che riunisce dieci aziende piacentine, parmigiane e lombarde, tutte aderenti a Confapi – hanno partecipato il coordinatore Gabriele Zanelli; Andrea Sacchi, di Number 1, l’azienda logistica leader in Italia nel trasporto dell’alimentare; Denise Venturi di ACP Intemediazione; Fabrizio Fallaguasta di Agrofata; Fabio Bellinaso, direttore di Confapi Piacenza, Gianfranco Iacopino di Solfarm.

TRACCIABILITA’ – «Il nostro territorio – ha affermato Squeri al Pirellone – è il secondo in Italia, dopo la Puglia, per la produzione di pomodoro da industria. Significa 8 milioni di quintali di pomodoro prodotti e trasformati tra Piacenza, Parma, Pavia, Mantova, Cremona e Lodi. Noi abbiamo voluto mettere insieme le eccellenze: dall’azienda che analizza i terreni, a quella che produce sementi e piantine, a chi si occupa di irrigazione, a chi trasporta il prodotto». Squeri ha ricordato che tutte le aziende della filiera sono certificate e che la tracciabilità è già una realtà: «Dalla scatola della passata si può sapere da dove proviene il pomodoro, il nome dell’agricoltore che lo ha coltivato, con quali sementi e prodotte in quale modo».


«UNA RETE REALE» –
Fava, «contento di rivedere Squeri», ha detto di essere rimasto sorpreso da Pomorete: «Ne ho avuto notizia solo pochi giorni fa. In un periodo in cui tanti parlano di fare rete, il progetto piacentino è una realtà». Applausi per l’iniziativa tutta imprenditoriale sono venuti dal numero uno dell’agricoltura lombarda, il quale ha anche evidenziato come «sia un bene la prospettiva di Expo. Il tema di Expo 2015 è la nutrizione, ma dovete concentrare gli sforzi per garantire la sicurezza e la qualità del prodotto e competere sui mercati alla pari con chi rispetta le leggi». «Il progetto di filiera che viene presentato oggi è una iniziativa positiva – ha continuato Fava – che parte dall’industria e che intercetta e sviluppa reti complete sulla filiera del pomodoro. Ritengo che sia un modo non soltanto di certificare il prodotto in termini di provenienza, ma anche di cercare dinamiche in grado di restituire redditività alla filiera e valore ad un prodotto che è uno dei simboli del Made in Italy».

Infine, Fava ha ricordato come alcuni anni si parlava del pomodoro da industria del Nord «e nessuno ci credeva. Io dicevo che il pomodoro si produce qui e che le scelte andavano fatte qui, anche con politiche che avrebbero garantito il sistema. E io sostengo da mesi l’omogeneità, ad esempio, nei Psr o nelle politiche degli Ocm».
Per il progetto Expo, Zanelli ha ricordato come «Pomorete sia al tavolo piacentino – unica realtà in Emilia Romagna – con il prodotto bandiera del pomodoro per portare i prodotti delle aziende sui mercati e venderli». Pomorete punta all’obiettivo Expo in compagnia delle altre eccellenze piacentine: il vino, i salumi e il suo splendido territorio fatto di storia, cultura e arte.

CHI C’E’ IN POMORETE – Sono coinvolte in questa prima fase 10 imprese (Acp International Food, Agrimpianti, Agrofata, Asi, Isea Group, Steriltom, Number 1, Ecosistemi, Seedling Tomato, Solfarm Europe), tutte aderenti al sistema di Confapi Piacenza. Le potenzialità del bacino sono di 3,5 milioni di quintali di pomodoro trasformato, pari a circa il 20% del pomodoro da industria italia.


Camisa (Confapi): “Ruolo fondamentale per promozione territorio”

Grande soddisfazione espressa dal Presidente di Confapi Piacenza, Dott. Cristian Camisa, sulla conferenza stampa di presentazione di Pomorete. “Pomorete è un’esperienza che nasce all’interno di Confapi Piacenza e sta avendo un ruolo fondamentale per la promozione del territorio piacentino e della filiera del pomodoro, proiettata in particolare su Expo 2015.  L’aspetto innovativo in termini di coesione, sinergia e rappresentanza di un territorio che va al di là della sola provincia di Piacenza è stato colto e apprezzato dall’Assessore Fava: spero che questo importante risultato raggiunto da Pomorete possa essere raccolto positivamente da tutte le Istituzioni e gli imprenditori piacentini ”.

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