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Quando il mostro è in casa, il femminicidio raccontato da Serena Dandini foto

Al Verdi di Fiorenzuola Ferite a Morte Lella Costa, Orsetta De Rossi, Giorgia Cardaci e Rita Pelusio che hanno messo in scena brevi monologhi di storie quotidiane

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“Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorte”: inizia così lo spettacolo “Ferite a Morte”, andato in scena venerdì sera al teatro Verdi di Fiorenzuola, appuntamento della stagione 2013-2014. Serena Dandini, Lella Costa, Orsetta De Rossi, Giorgia Cardaci e Rita Pelusio hanno messo in scena brevi monologhi di storie quotidiane.

Il progetto teatrale sul femminicidio, in collaborazione con Maura Misiti, presenta tematiche scottanti della società odierna. Sul palco, una catalogazione arida e fredda dove si animano storie di donne che hanno perso la vita per mano di un marito, un compagno, un amante o un ex. Uno spettacolo intenso e drammatico, giocato, a contrasto, su un linguaggio leggero dai toni ironici e grotteschi propri dello stile della Dandini.

Un immaginario racconto postumo delle vittime, un’occasione di riflessione, un tentativo di coinvolgere l’opinione pubblica, i media e le istituzioni. Il monologo iniziale, caratterizzato da ripetizioni, racconta la storia di Teresa, uccisa e poi bruciata, con in grembo un bambino. E ancora, ragazze venticinquenni accoltellate, gettate in pozzi e dimenticate dalla giustizia, donne possedute con una degenerazione della passione, terrorizzate dall’essere abbandonate, uccise da padri e fratelli, seppellite ancora vive, uccise per mano di killer inviati dai mariti, strangolate; donne addomesticate da maschi stanchi e repressi, mai all’altezza delle aspettative, eliminate in circostanze spregevoli, donne ansiose, che ricevono continui messaggi, che sono pedinate, vittime di stalking, donne che non cambiano la serratura, uccise, madri con figli da allevare.

E poi ci sono le storie di bambine che non hanno fatto in tempo a diventare donne, morte per emorragie di mutilazioni genitali, pratiche diffuse nei Paesi poveri. Donne come decorazioni, considerate statuette senza cervello, derise, violentate. Donne disposte a fare sesso con i padroni, per mantenere i figli, per mantenere se stesse, e poi uccise senza troppi problemi.

“Non esiste un uomo adatto, ci si adatta” provoca la Costa – “Gli uomini non vogliono essere contrariati”. Storie dell’Oriente e dell’Occidente, perchè il femminicidio coinvolge chiunque, senza fare distinzioni: donne di qualsiasi età, religione e razza. “E smettiamola con l’idea che la donna deve essere per forza mamma” – incalza Lella Costa. “Le donne devono essere meno autorevoli, più spendibili…” prosegue il monologo. Con un sarcasmo feroce, critiche continue, la compagnia presenta colpi interminabili, fino all’ultimo, quello della morte. Racconti di uomini che non riescono a reggere il confronto, uomini che si sentono inferiori ma superiori in forza fisica, gelosi, uomini senza sentimento. “Non l’ho mai denunciato, volevo protezione da lui”, monologhi di donne innamorate e/o impaurite che non hanno il coraggio di parlare.

E poi c’è anche l’urlo politico: “Ero andata al centro anti-violenza, ma dopo pochi mesi è stato chiuso per i tagli e al suo posto hanno costruito una banca. Sono andata a chiedere un mutuo ma non me l’hanno concesso.”

Le parole di Serena Dandini: “Tutti i monologhi di “Ferite a morte” ci parlano dei delitti annunciati, degli omicidi di donne da parte degli uomini che avrebbero dovuto amarle e proteggerle. Non a caso i colpevoli sono spesso mariti, fidanzati, o ex; una strage familiare che, con un’impressionante cadenza, continua tristemente a riempire le pagine della nostra cronaca quotidiana. Dietro le persiane chiuse delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa e l’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Per questo pensiamo che non bisogna smettere di parlarne e cercare, anche attraverso il teatro, di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica”.  Sono storie pungenti, acute, che suscitano brividi. 

Valentina Barbieri

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