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Raggiro da 3milioni di euro alle banche. Quattro arresti

Crediti ottenuti raggirando le banche. Un giro complessivo di circa 3 milioni di euro che ha portato all’emissione di quattro misure di custodia cautelare tra cui una a una donna legale rappresentante di una ditta di autotrasporti con sede a Piacenza

Crediti ottenuti raggirando le banche che venivano trasferiti ad aziende estere e poi incassati personalmente dagli imprenditori. Un giro complessivo di circa 3 milioni di euro ottenuti in pochi mesi che ha portato all’emissione di quattro misure di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone, fra cui una donna di 41 anni, legale rappresentante di una ditta di autotrasporti con sede a Piacenza.

Una complessa operazione condotta dalla guardia di finanza di Pavia sotto il coordinamento della Procura di Piacenza e con la collaborazione dell’autorità giudiziaria della Slovenia, paese in cui, secondo le accuse, le persone coinvolte avrebbero aperto quattro società fittizie, utilizzate sostanzialmente come una sorta di “bancomat” per ritirare i soldi ottenuti in maniera fraudolenta dalle banche.

LA SEGNALAZIONE DALLA SLOVENIA – Proprio dalle autorità slovene è arrivata la segnalazione che ha dato il via alle indagini: non erano infatti passati inosservati continui e ingenti passaggi di denaro dall’Italia verso alcune aziende che contestualmente veniva ritirato in contanti. Tre in particolare le ditte italiane, regolarmente attive fino a qualche tempo fa, dalle quali provenivano questi bonifici, una di Milano, una di Pistoia ed una con sede a Piacenza con legale rappresentante una 41enne residente a Pavia.

IL RAGGIRO ALLE BANCHE – Aziende, hanno spiegato gli inquirenti, che nell’ultimo periodo si erano trovate in difficoltà economiche. Da qui il raggiro contestato: nel giro di pochi mesi, tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011, avrebbero richiesto da sei istituti bancari cospicui finanziamenti, ottenuti secondo l’accusa presentando come garanzia finte fideiussioni. In questo modo erano riuscite ad incassare circa 3 milioni di euro, 960mila solo in riferimento alla ditta piacentina, per la quale è stata presentata richiesta di fallimento.

Gli stessi soldi, destinati alle imprese, sarebbero in realtà stati trasferiti in Slovenia verso quattro aziende, create dagli stessi imprenditori, attraverso finte fatture a testimoniare rapporti commerciali che dagli accertamenti compiuti dalle Fiamme Gialle comandate dal capitano Vincenzo Ciullo, sono risultati essere assolutamente inesistenti. Lo stesso pubblico ministero Antonio Colonna, titolare dell’inchiesta, che insieme al procuratore Salvatore Cappelleri ha spiegato i dettagli dell’operazione, si è recato in Slovenia per acquisire documentazione e ricostruire i passaggi di denaro.

Al termine delle indagini sono state emesse quattro ordinanze di custodia cautelare: oltre alla 41enne rappresentante dell’azienda piacentina, attualmente ai domiciliari, è finito in manette anche un consulente finanziario bergamasco di 44 anni. Attualmente irreperibili invece le altre due persone coinvolte nell’inchiesta: si tratta di un 66enne di Bergamo ed un 58enne fiorentino. I reati contestati sono di natura fiscale, fra cui bancarotta fraudolenta e ricorso abusivo al credito; l’autorità giudiziaria slovena sta invece procedendo per il reato di riciclaggio.

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