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Regione, Carini (Pd) relatore della proposta di legge sulla cooperazione sociale

La Commissione Politiche per salute e politiche sociali, presieduta da Monica Donini, ha nominato questa mattina Marco Carini (PD) relatore della proposta di legge “Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale

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La Commissione Politiche per salute e politiche sociali, presieduta da Monica Donini, ha nominato questa mattina Marco Carini (PD) relatore della proposta di legge “Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale. Abrogazione della Legge Regionale 4 febbraio 1994, n. 7 “Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale, attuazione della Legge 8 novembre 1991, n. 381”.

La proposta, presentata dallo stesso Carini (primo firmatario) e dai consiglieri del PD Anna Pariani, Paola Marani, Mario Mazzotti, Antonio Mumolo, Beppe Pagani, Roberto Piva, Damiano Zoffoli e Marco Monari, riconosce il ruolo assunto dalle cooperative sociali nel sistema di welfare regionale, sia come erogatrici di servizi che nel collocamento protetto, ne afferma l’operato in nuovi ambiti e sottolinea la rilevanza del sistema cooperativo nell’economia regionale.

Composta di 26 articoli, la proposta, in sintesi, prevede “l’istituzione dell’Albo regionale delle cooperative sociali; la determinazione delle forme di partecipazione della cooperazione sociale alla programmazione, progettazione, gestione, realizzazione e valutazione dei risultati del sistema integrato di interventi e servizi alla persona; l’individuazione dei criteri di affidamento e conferimento dei servizi; misure di promozione, sostegno e sviluppo della cooperazione sociale”.

In Emilia-Romagna operano 920 cooperative sociali per un totale di 37.646 dipendenti. Più del 77% degli addetti è assunto con contratto a tempo indeterminato e il 76% del totale è costituito da donne, mentre l’8% appartiene a categorie svantaggiate, con una punta del 20% nella Provincia di Forlì-Cesena.
“Oggi le cooperative sociali sono soggetti imprenditoriali a tutti gli effetti, uguali nei valori fondanti a quelle di un tempo, ma profondamente diverse nelle loro relazioni col territorio, nel rapporto con la Pubblica Amministrazione, nella capacità di fare impresa portando benefici tanto a se stesse quanto alla collettività”.

Per quanto concerne l’iscrizione l’Albo, ciò che cambia è la possibilità per le cooperative sociali di essere contemporaneamente nelle sezioni A e B, viene poi ampliata la gamma dei servizi gestiti dalle prime, andando a toccare gli ambiti sanitari ed educativi, fino alla formazione professionale e permanente. Viene poi introdotto il nuovo concetto di “cooperative di comunità” per quelle cooperative sociali “che si prefiggono di mantenere vive e a valorizzare le comunità locali a rischio di spopolamento o di estinzione attraverso l’attività dei soci, membri essi stessi della comunità”.

Radicalmente rivisitata è la normativa degli affidamenti diretti e degli appalti, con una netta distinzione fra i casi in cui la legge consente di affidare direttamente il servizio alle cooperative sociali di tipo B per l’inserimento di soggetti svantaggiati “in virtù della riconosciuta la capacità di generare inclusione sociale e del forte legame col territorio” e quelli in cui invece è necessaria la gara, che dovrà essere caratterizzata dalla presenza di clausole sociali per la Regione e gli Enti ed Aziende da essa dipendenti e potrà esserlo per tutte le altre Amministrazioni regionali. Le cooperative sociali extraregionali potranno invece gestire i servizi solo se soddisfano le stesse caratteristiche richieste per l’iscrizione all’Albo, mentre restano escluse dalle convenzioni con la PA.

Circa i tempi di pagamento, è previsto che le amministrazioni pubbliche appaltanti dovranno fissare il calendario massimo dei pagamenti alle coop e corrispondere gli interessi di legge in caso di ritardo.

Tra le forme di promozione ed incentivazione delle cooperative sociali sono previsti: la costituzione di un fondo rischi consortile per il sostegno a varie misure creditizie; contributi ai datori di lavoro (per un massimo di due anni) per nuove assunzioni di persone nelle categorie protette fino al 30% del costo effettivo della retribuzione (elevabile al 70% in caso di assunzione di ex degenti psichiatrici o disabili con invalidità superiore ai due terzi); la possibilità di fruire dei servizi erogati dalla struttura regionale di acquisto, con vantaggio economico per le cooperative stesse.

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