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Unieuro, ok dai lavoratori alla proposta della Provincia su cassa e incentivi

L'assessore Timpano: "Passi in avanti"

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È stata approvata a larga maggioranza dall’assemblea dei lavoratori Unieuro di Piacenza la proposta di mediazione fatta ieri dalla Provincia, dopo la maratona di 11 ore di trattativa con la proprietà. Confermata la cassa integrazione di due anni per i 180 esuberi dei centri direzionali di Piacenza e Monticello d’Alba con la possibilità di ricollocamento per un 30 % della forza lavoro. Ora la palla passa alla nuova proprietà, che si è riservata di dare una risposta entro martedì 10 dicembre, giorno in cui ci sarà un nuovo incontro davanti all’assessore provinciale Andrea Paparo. 

Nella proposta vi sono anche le risorse per gli incentivi all’uscita per i lavoratori in esubero oltre all’utilizzo degli ammortizzatori sociali per quanto riguarda ai centri direzionali, mentre è confermato che il magazzino di Piacenza resterà attivo.

L’ASSESSORE ALLO SVILUPPO ECONOMICO FRANCESCO TIMPANO: “PASSI IN AVANTI”

A proposito della lunga trattativa tra Unieuro ed i sindacati dei lavoratori per la vertenza aperta a seguito dell’acquisizione da parte del gruppo Sgm Marco Polo Expert dello stabilimento piacentino, l’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Timpano, che ha partecipato alla trattativa con l’assessore provinciale Andrea Paparo e con il collega alla Città sostenibile, Luigi Rabuffi, fa presente quanto segue: “Si è trattato di una giornata lunga, ma che ci ha fatto fare alcuni passi in avanti. E’ chiaro a tutti che non vi saranno soluzioni semplici. La situazione è complicata per una molteplicità di ragioni: in primo luogo, Unieuro viene da un periodo difficile in cui solo grazie al formidabile lavoro dei lavoratori del centro direzionale di Piacenza e Monticello d’Alba si è parzialmente recuperata una situazione di cronica difficoltà dell’azienda. Inoltre, il mercato della distribuzione dell’elettronica vive un periodo fortemente critico e comunque l’operazione segna l’uscita di Dixons, importante multinazionale del settore, dall’Italia con conseguenze che saranno comunque pesanti”.

Prosegue Timpano: “Nella trattativa in corso, le parti non sono ancora allineate su tutti gli aspetti, ma su alcuni punti qualche risultato parziale è stato ottenuto rispetto ad una posizione iniziale molto rigida da parte della nuova proprietà. Con l’accordo sui due anni di cassa integrazione, l’azienda si è impegnata implicitamente a puntare ad una ricollocazione di almeno il 30% dei lavoratori. Il comparto della logistica resterà a Piacenza e potrà potenziarsi se saremo capaci di creare nel polo logistico le condizioni per un rafforzamento della presenza del nuovo gruppo (che alla fine avrà una dimensione rilevante e che raddoppia la quota di mercato).  In questo quadro, al contrario, altre condizioni offerte dall’azienda non sono assolutamente soddisfacenti e si sta lavorando per un loro miglioramento. Le istituzioni si sono fatte carico di proporre uno schema di accordo alle parti ed ieri su questo schema è arrivato l’assenso delle assemblee dei lavoratori. Ci sembra un risultato importante che ci auguriamo l’azienda sappia cogliere”.

Aggiunge: “Tengo a sottolineare come l’avere incardinato in modo chiaro ed impegnato la trattativa a livello locale, ci ha permesso di fare passi avanti nel concreto interesse dei lavoratori dell’azienda, cercando anche di considerare le diverse situazioni individuali dentro la trattativa generale. Questi elementi compensano solo parzialmente un quadro complessivo che è sconfortante. L’abbandono da parte di Dixons del nostro Paese è stato un evento brusco gestito dalla proprietà uscente in modo alquanto discutibile. Non vi è stato il tempo di organizzare nessun tipo di proposta alternativa. In generale, non è più sopportabile gestire le situazioni di crisi di questo genere senza strumenti di sistema adeguati se non quello, pur importantissimo, degli ammortizzatori sociali”.

Conclude in proposito l’assessore Timpano: “Queste crisi andrebbero monitorate in anticipo ed il “sistema Paese” dovrebbe dotarsi di strumenti veri per trattenere gli investimenti nei nostri territori. Al contrario, quello che succede è che diverse aziende, in particolare di dimensioni significative, se ne vanno dall’Italia lasciandosi alle spalle, quel che è più grave, situazioni drammatiche che colpiscono i lavoratori e le loro famiglie ed i territori nel loro complesso”.

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