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Unioni Civili, Arcigay: “Delibera tutt’altro che inutile”. Polledri: “Battaglia per il no”

Si è conclusa ieri, dopo le 21, la seduta del consiglio comunale di Piacenza con all’esame il tema delle unioni civili: la proposta di istituzione di un registro, come già avvenuto in altre città italiane. Il provvedimento era stato oggetto nelle scorse settimane di un iter amministrativo alquanto tribolato con distinguo e difformità di opinione nella stessa maggioranza di centrosinistra

Si è conclusa ieri, dopo le 21, la seduta del consiglio comunale di Piacenza con all’esame il tema delle unioni civili: la proposta di istituzione di un registro, come già avvenuto in altre città italiane. Il provvedimento era stato oggetto nelle scorse settimane di un iter amministrativo alquanto tribolato con distinguo e difformità di opinione nella stessa maggioranza di centrosinistra. Dopo un dibattito acceso e articolato, l’aula ha deciso di concludere soltanto la discussione generale, rimandando il voto sugli emendamenti (al momento 114) e quello finale ad un’altra seduta. Ma la polemica non si chiude qui, riportiamo le prese di posizione di Arcigay e sul fronte opposto del consigliere comunale Massimo Polledri.  

LEGGI LA CRONACA DEL CONSIGLIO


Pubblichiamo la riflessione di Arcigay Piacenza “L.’A.T.OMO.” (Libera Associazione Tematiche Omosessuali) e di Agedo (Associazione Genitori, Parenti e Amici di Omosessuali) – punto di ascolto di Piacenza sul tema. “Nella prima seduta del Consiglio comunale dedicata al Registro delle unioni civili abbiamo assistito ad un dibattito nervoso e scomposto, fitto di citazioni normative improprie e di continue confusioni tra diritto e morale, nel quale sono emersi spesso toni aggressivi e irrispettosi del tema trattato e delle persone coinvolte – si legge. Ancora: “La delibera è tutt’altro che inutile: garantisce la libertà, la dignità e l’uguaglianza delle persone. E questi sono obiettivi che qualcuno considera inutili o, peggio, pericolosi”.

LA LIBERTÀ, LA DIGNITÀ E L’UGUAGLIANZA SONO PIÙ FORTI DELL’OSTRUZIONISMO
Il Consiglio comunale approvi il Registro delle unioni civili

Nella prima seduta del Consiglio comunale dedicata al Registro delle unioni civili abbiamo assistito ad un dibattito nervoso e scomposto, fitto di citazioni normative improprie e di continue confusioni tra diritto e morale, nel quale sono emersi spesso toni aggressivi e irrispettosi del tema trattato e delle persone coinvolte.

D’altra parte, abbiamo apprezzato il coraggio e la determinazione delle consigliere e dei consiglieri del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, e in primo luogo dei promotori, che hanno difeso il significato della delibera e presentato una serie di emendamenti migliorativi. Li incoraggiamo ad andare avanti fino all’approvazione definitiva del provvedimento, che ci auguriamo possa arrivare presto.

Vale la pena di ricordare che il Registro non è un provvedimento esclusivamente “simbolico”. Certo, i simboli contano molto in politica e nella vita delle persone, e un riconoscimento pubblico delle forme familiari non fondate sul matrimonio ha una forte valenza, diversa e ben maggiore di quella che hanno accordi privatistici come i contratti di convivenza proposti anche recentemente dai Consigli notarili.

Ma la delibera ha soprattutto lo scopo di fissare un principio: quello della parità di trattamento – parità dei doveri e dei diritti, quindi – tra coppie sposate e unioni civili per quanto riguarda i servizi, i benefici, le pratiche e le attività di competenza comunale. Un principio che non solo vale per i servizi attualmente esistenti, ma che soprattutto viene posto per il futuro.

Per tutti questi motivi il Registro è importante per le tante coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi, ma lo è ancora di più per le coppie gay e lesbiche che, escluse dal matrimonio civile, non hanno possibilità di scegliere.

Non si tratta, quindi, di un provvedimento “inutile”, come è stato ripetutamente denunciato da Lega Nord, Pdl e Fratelli d’Italia.

D’altra parte ci chiediamo: che senso ha affannarsi in una strategia dilatoria e apertamente ostruzionistica, culminata con la presentazione di oltre 100 emendamenti, nel tentativo di far deragliare o almeno ritardare l’approvazione di una delibera che si considera inutile? Tanta fatica per così poco?

Forse il punto è proprio che la delibera è tutt’altro che inutile: garantisce la libertà, la dignità e l’uguaglianza delle persone. E questi sono obiettivi che qualcuno considera inutili o, peggio, pericolosi.

Arcigay Piacenza “L.’A.T.OMO.” (Libera Associazione Tematiche Omosessuali)
Agedo (Associazione Genitori, Parenti e Amici di Omosessuali) – punto di ascolto di Piacenza

Unioni civili: Polledri, Continueremo a dare battaglia contro questo manifesto ideologico

Piacenza, 3 dicembre 2013. «Come era prevedibile è stata una discussione inutile su un testo inutile. Ci siamo accapigliati su un manifesto ideologico, un primo step per chi avrebbe l’intenzione di introdurre prima i matrimoni e poi le adozioni per le coppie omosessuali. Peccato che la nostra bellissima Costituzione, che qualcuno vorrebbe modificare o strenuamente conservare alla bisogna, non contempli affatto queste unioni e parli solo di famiglia e matrimonio. Il termine “riconosce” all’art. 29 non è a caso ma sta ad indicare che lo Stato conviene che la famiglia gli preesista». E’ questo il commento del Consigliere della Lega Nord Massimo Polledri il giorno dopo l’accesa discussione sulla Proposta di Delibera per il riconoscimento delle unioni civili.

«D’altronde il matrimonio impegna giuridicamente i coniugi in una serie di diritti e doveri reciproci; queste unioni che si vuol riconoscere invece, oltre ad apparire uno scimmiottamento del matrimonio stesso, vorrebbero introdurre solo diritti e zero doveri per i diretti interessati. Onestamente infatti non si capisce quale urgenza ci sia e quali tutele si voglia inserire se tutto è risolvibile con semplici accordi tra privati. Non può che essere una forzatura oltremodo inconcludente visto che non produrrebbe alcuna conseguenza sul piano amministrativo/normativo. Noi continueremo a dare battaglia».

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