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Economia in pillole. La prima riforma da fare: abolire il privilegio foto

Quali sono le riforme di cui questo Paese avrebbe assoluto bisogno?

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Sesta puntata della rubrica di PiacenzaSera.it “Economia in pillole” curata da Mauro Peveri. Motociclista e cultore della musica rock degli anni ’70, Mauro Peveri è soprattutto un commercialista esperto di svariate materie economiche e finanziarie: si occupa, tra le altre cose, di consulenza per le imprese, gestione della corporate governance, e di organizzazione aziendale. Ecco la sua nuova pillola. 

 

Oggi vorrei parlare di riforme.
Quali sono le riforme di cui questo Paese avrebbe assoluto bisogno?
Una nuova legge elettorale, che consenta ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, la revisione della costituzione, mandare a casa tutti i politici, ripristinare l’art. 18, risolvere una volte per tutte il problema dell’evasione fiscale, ridurre le spese improduttive dello Stato, ecc.

L’elenco potrebbe continuare all’infinito e se potessi fare un sondaggio da sottoporre a tutti gli italiani sono sicuro otterrei una schiacciante maggioranza di voti favorevoli.
Allora ognuno di Noi si chiede: cosa aspettano i politici, la classe dirigente di questo Paese, a varare un serio programma di riforme per risolvere tutti questi problemi posto che nel Paese c’è ormai una diffusa convergenza su questi temi.

In realtà le cose sono molto più complicate di come appaiono.
Nel nostro Paese, negli ultimi trent’anni e forse più, lo sviluppo economico e sociale ha prodotto un mostro invisibile e difficile da combattere, che ha succhiato piano piano la competitività nazionale e distrutto l’efficienza dello Stato, delle Imprese e delle Famiglie, corrompendo e facendo marcire la nostra società: il privilegio.

Il nostro modello sociale ed economico si è basato sul seguente principio: ogni categoria sociale, chi più chi meno, poteva pretendere di ricevere uno o più privilegi, confusi per diritti, da scambiare con il consenso ai politici, alla classe dirigente in genere che ha così governato il Paese.
Un enorme voto di scambio.

Per capirci provo a fare un elenco casuale e disparato che rende però la diffusione del problema.
Per decine di anni è stato accettato che ci fossero intere categorie che non pagavano le tasse: commercianti, professionisti, imprenditori, ecc.
Ma la cosa non cambia se pensiamo ai privati che svolgevano in nero un secondo, terzo lavoro, o chi acquistava un’abitazione e dichiarava la metà del suo valore per non pagare l’imposta di registro o pagava in contanti l’artigiano, il medico, il ristoratore perché così otteneva uno sconto.

Da sempre sappiamo che se vuoi farti assumere in un Ente pubblico, Comune, Provincia, Regione, devi avere un amico politico, se no non ti assumono.
Un tempo era possibile per un insegnante o un dipendente delle poste andare in pensione con quindici anni di lavoro e oggi quei pensionati, che incassano da trent’anni un assegno mensile, si lamentano di ricevere una pensione troppo bassa.

Non parliamo di agricoltori o commercianti che non hanno mai versato contributi decenti e che oggi prendono una pensione di anzianità, ovviamente troppo bassa.
I proprietari di case poi si oppongono fieramente al pagamento di Ici, Imu, Tares ecc., ma pretendono che i Comuni risolvano i problemi dei rifiuti, tengano pulite ed in ordine le strade, si occupino di disagio sociale, passino a prendere gli alunni di ogni ordine e grado davanti a casa per portarli a scuola.

I dipendenti pubblici sono da sempre dei privilegiati ma non lo sanno: non possono essere licenziati, in certi casi neache se rubano o se fingono di ammalarsi e vengono beccati
Oggi è diventato di moda contestare gli insegnanti quando un proprio figlio a scuola prende un insufficienza o se viene rimandato o bocciato si formano dei comitati per mandare via l’insegnante.
Siamo tra i Paesi al Mondo con piú feste, ferie, e dunque con il minor numero di giorni lavorati in un anno.

Ogni cittadina italiana, anche di poche migliaia di abitanti, vorrebbe il proprio ospedale, Comune, Tribunale, Stadio, ecc.
Se si vuole razionalizzare la struttura di Enti pubblici, chiudendo Provincie, Comuni ecc. subito nascono comitati per salvarli e l’intera cittadinanza si oppone fieramente al cambiamento.
Se bisogna fare una discarica o un inceneritore nessuno lo vuole nel proprio Comune.

Non parliamo di liberalizzare le licenze dei taxisti, quelle delle farmacie, aumentare il numero dei Notai, consentire a un cittadino di comprarsi una macchina senza dover per forza utilizzare la motorizzazione civile e il Pra, perché i talks shows si riempiono di rappresentanti delle categorie interessate che impegnano in dibattiti privi di senso in cui a forza di sentire le loro ragioni ci convinciamo che in fondo i problemi del Paese sono altri.

Se poi un bravo medico vuole diventare primario in un ospedale medio cosa deve fare? Studiare, prepararsi, costruirsi un curriculum? No, lo sappiamo tutti, in primis, deve conoscere qualcuno.
Se vuoi far carriera politica cosa devi fare: avere il consenso e quindi devi promettere tutto a tutti, chi se ne frega se non è possibile realizzare anche una sola delle promesse fatte o se serve alla società.
Per non parlare di un terzo del nostro Paese in cui addirittura devi venire a patti con la criminalità organizzata anche per aprire un bar.

Pensiamo oggi poi al ruolo dei sindacati che, invece di proporre politiche che aiutino i giovani a entrare nel mondo del lavoro, che aumentino gli occupati e, soprattutto, che tutelino chi il lavoro non c’è l’ha, vanno tutti i giorni in televisione a fornire ricette economiche o consigli al governo, come se, improvvisamente, i loro rappresentanti fossero diventati tutti premi Nobel dell’economia
Negli ultimi vent’anni poi questi fenomeni hanno raggiunto l’apice con il berlusconismo diventato un vero e proprio fenomeno sociale che ha profondamente cambiato la società facendo immaginare che avremmo avuto una nuova età dell’oro, promettendo che tutti saremmo diventati ricchi e liberi.

L’unico effetto certo é stato che Berlusconi stesso é diventato piú ricco.
A questo modello si sono prontamente adeguati tutti i politici: destra, sinistra, centro.
Allora siamo sicuri che il problema sia cambiare la legge elettorale?

Non dovremmo forse aprire gli occhi e cominciare una seria e profonda revisione a tutti i livelli – politica, imprese, professionisti, enti pubblici, associazioni di categoria – di tutti i meccanismi economici e sociali che non funzionano ed eliminare i privilegi che impediscono al nostro Paese di funzionare in modo efficiente. Se ciò non avverrà la storia si ripeterà e dovremo confrontarci ancora una volta con una società disgregata, profondamente ingiusta, più povera, in cui i totalitarismi avranno il sopravvento.

 


Mauro Peveri

mauro.peveri@gmail.com

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