La Farfalla Risorta, al Verdi la storia del ghetto di Terezin

Sul palco ci sono dolcezza e disperazione, intrappolate nel reading musicale con Matteo Corradini e PZQ – Pavel Zalud Quartet, con Gabriele Coen al clarinetto, Enrico Fink, canto e flauto traverso e Riccardo Battisti alla fisarmonica

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Sul palco ci sono dolcezza e disperazione, intrappolate nel reading musicale con Matteo Corradini e PZQ – Pavel Zalud Quartet, con Gabriele Coen al clarinetto, Enrico Fink, canto e flauto traverso e Riccardo Battisti alla fisarmonica. Il reading musicale è basato in parte sulle musiche klezmer/jazz ebraiche composte nei primi del Novecento, durante la Shoah, e in parte dedicato ai racconti del libro di Matteo Corradini, “La Repubblica delle farfalle” (Rizzoli).

Andato in scena giovedì al Teatro Verdi di Fiorenzuola, l’evento ha riportato scene della vita quotidiana del ghetto e attraverso alcuni racconti le domande sul senso della verità, quando la vita è in fortissimo pericolo.

Al centro di tutto vi è Terezin, ghetto, campo di transito per i deportati. Gli ebrei nel ghetto resistevano con l’arte – incalza Matteo – con riviste clandestine o musiche popolari. I racconti variano da uno scultore cieco, a ragazzi che si interrogano tra di loro sul perché siano a Terezin, relegato tutto da una gelida esasperazione. Matteo e i musicisti hanno portato sul palco un clarinetto, un mandolino e un ottavino, originali del ghetto.

Ma come in ogni storia che parli della Shoah, ci sono sempre grandi sofferenze, dolore, morte e grida. Matteo Corradini spiega che più volte ha visitato Terezin, “con l’ansia di chi non ha niente da fare, ma ogni volta che torno, torno con qualcosa di più”. Le storie sono agghiaccianti, Matteo, però, riesce a trattare il tema con leggerezza, che non va confusa con indifferenza, leggerezza che permette a tutti di approcciarsi al tema della Shoah senza risultare banali o scontati. Storie che toccano nel profondo, rievocano le immagini fisse dello sterminio, incutono terrore ma suscitano anche sprazzi di tenerezza, come i bambini, come gli adulti che non vogliono morire.

Tra i musicisti, perfetti nell’esecuzione dei brani, spicca Enrico Fink, che con la sua voce, incanta gli spettatori, forse troppo scarsi in occasione di un evento così importante. Lo stesso PZQ spiega che la “formazione è volutamente leggera, a significare simbolicamente la possibilità che lo spettacolo possa essere realizzato ovunque”.
Matteo, infine, lancia un messaggio forte e chiaro: gli altri hanno vinto, ma noi dobbiamo continuare a ricordare.

Valentina Barbieri

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