Piacenza ricorda la tragedia del pendolino FOTO e VIDEO foto

Era il 12 gennaio 1997. Ore 13.26. Il treno, partito da Milano e diretto a Roma, uscì dai binari proprio all’ingresso della stazione di Piacenza, schiantandosi contro una serie di piloni ad alta tensione ed, infine, coricandosi su un lato

Piacenza non dimentica le vittime del deragliamento del Pendolino “Botticelli”. Era il 12 gennaio 1997. Ore 13.26. Il treno, partito da Milano e diretto a Roma, uscì dai binari proprio all’ingresso della stazione di Piacenza, schiantandosi contro una serie di piloni ad alta tensione ed, infine, coricandosi su un lato. Pesante il bilancio: 8 morti (Lidio de Sanctis, Pasquale Sorbo, Francesco Ardito, Gaetano Morgese, Cinzia Assetta, Lorella Santone, Carmela Landi e Agatina Carbonara) e 36 feriti.

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“Ricordare è importantissimo – ha detto Bernardo Clemente, presidente del Dopolavoro ferroviario di Piacenza – soprattutto per i familiari delle vittime. Grazie a questo momento sentono ancora più vicini i cari scomparsi”. Clemente ha coordinato la celebrazione che si è sviluppata in tre momenti distinti. Alle 9.30 ci si è ritrovati alla stele, costruita davanti all’ex Ferrhotel in ricordo della tragedia: il monumento è stato benedetto e sono stati deposti mazzi di fiori alla memoria dei caduti. Toccante la messa, celebrata nella sede del Dopolavoro da mons. Gianpiero Franceschini; al termine, infatti, dopo il saluto delle autorità, sono intervenuti i familiari delle vittime e alcuni ragazzi diciassettenni, nati quindi proprio nell’anno dell’incidente.

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“Il ricordo c’è sempre – ha detto Maria Cristina Ardito, madre di Francesco -. Essere qui, tutti insieme, è speciale: noi, familiari delle vittime, siamo sempre in contatto, però, un conto è sentirsi al telefono, un altro è vedersi, abbracciarsi, ridere e piangere insieme, raccontarsi le storie dei cari che non ci sono più”. “Il dramma non si supera e non si dimentica assolutamente mai – ha continuato -. Si continua a vivere ed io ho imparato a convivere con il mio dolore”

“L’INCIDENTE SI POTEVA EVITARE” – Presente alla cerimonia, che si è conclusa con la posa di fiori nel luogo del deragliamento, anche Alberto Grassi al tempo dell’incidente procuratore della Repubblica presso il tribunale di Piacenza. “La giustizia ha fatto il suo corso – ha spiegato -. Ci fu un errore di valutazione, non da parte dei progettisti, che avevano stabilito che la curva fosse pericolosa ed avevano predisposto un dispositivo che avrebbe evitato qualsiasi incidente. L’errore fu del responsabile della tratta Milano -Bologna perché quel dispositivo di sicurezza avrebbe dovuto essere tenuto in funzione costantemente. Avrebbe evitato l’incidente”. Poi riguardo ai macchinisti: “Dobbiamo rendere omaggio ai due macchinisti morti nell’impatto, Lidio de Sanctis e Pasquale Sorbo. In un primo momento si parlò di un errore umano, invece, non ci fu nessun errore da parte di quegli eroici macchinisti. Omaggio a loro e a tutte le vittime”.

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L’INCIDENTE – Il 12 gennaio del 1997 alle ore 13.26, il Pendolino ETR 460 “Botticelli”, che percorreva la tratta Milano-Roma con 167 persone a bordo, deragliò dopo aver affrontato una curva all’ingresso della stazione di Piacenza. Tragico il bilancio: 8 morti e 29 feriti. Illeso l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che si trovava a bordo del treno.

IL PROCESSO – Il processo, durato dal febbraio 2000 al marzo 2001 si è concluso con l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” di 25 funzionari e dirigenti delle Ferrovie (l’accusa aveva chiesto 11 condanne e 14 assoluzioni) per il quale era ipotizzato il reato di omicidio colposo plurimo. Causa accertata dell’incidente l’eccessiva velocità del convoglio, che affrontò la curva a 163 chilometri orari contro il limite di 105 km/h. Concausa della tragedia insieme all’errore dei macchinisti, secondo il pubblico ministero, il cosiddetto “codice 180”, una disposizione che frenava automaticamente i treni che si immettevano sul ponte; la disposizione era stata modificata nel 1992, facendo scattare la frenata automatica solo a partire dai 185 chilometri orari.

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