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118 unificato, il comitato: “Manteniamo i protocolli d’eccellenza” foto

La Romagna è stata la prima, di recente è toccato al polo di Ferrara-Bologna, per ultimo toccherà all’Emilia ovest con la creazione della centrale unica del 118 di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. 

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La Romagna è stata la prima, di recente è toccato al polo di Ferrara-Bologna, per ultimo toccherà all’Emilia ovest con la creazione della centrale unica del 118 di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. In Regione i giochi sono ormai fatti, anche perchè l’obiettivo di razionalizzare un servizio fondamentale per il territorio si coniuga a quello di migliorare la sua efficienza e tempestività per i comuni cittadini. 

Di fronte alle scelte della Regione Emilia Romagna, che con ogni probabilità saranno comunicate nel corso della conferenza socio-sanitaria del 14 febbraio prossimo, il comitato per la difesa della centrale provincia del 118 cerca risposte certe relative al mantenimento sul territorio delle eccellenze piacentine, prima fra tutte quella del cosiddetto “codice blu”, per il soccorso in caso di insufficienza cardiaca.

Il portavoce del comitato Paolo Rebecchi si dice ancora fiducioso sulle garanzie che la Regione potrebbe dare rispetto alla qualità del nuovo servizio di emergenza, gestito con un solo centralino da Parma. “Certo, se la sede del 118 restasse a Piacenza – afferma – ci farebbe molto piacere, ma siamo consapevoli del quadro in cui ci stiamo muovendo e delle scelte operate a livello regionale. Non siamo tuttavia disposti ad arretrare rispetto ad alcuni dei protocolli e agli standard di intervento che Piacenza ha raggiunto negli ultimi anni”.

“A partire dal codice blu, una procedura attiva – fa notare – sul nostro territorio che, in caso di emergenza legata ad uno svenimento o ad un malore presumibilmente cardiaco, attiva immediatamente non solo l’ambulanza, ma anche il defibrillatore più vicino, per consentire un soccorso più veloce possibile, in grado di salvare la vita. Una prassi d’eccellenza che Piacenza può esportare anche in altre città e che vogliamo vedere scritta all’interno del progetto di nuovo 118 unificato”. 

Altro tema riguarda i trasporti interospedalieri, legati all’attività di routine e non di emergenza: “Vorremo sapere come saranno gestiti nel nuovo modello, sarebbe infatti auspocabile mantenere a Piacenza il governo di questa parte di attività, e anche in questo caso siamo in attesa di risposte”. “Così come sulla questione – prosegue – del coordinamento medico-infermieristico dei servizi di emergenza, perchè vorremmo che Piacenza avesse voce in capitolo”. 

“Chiudendo la centrale di Piacenza del 118 – spiega Rebecchi – c’è anche il tema degli operatori locali, in grado di dare, grazie alla loro esperienza e conoscenza del territorio, un supporto ulteriore ai soccorritori nel reperimento delle zone di chiamata, ci è stato detto che le nuove tecnologie potranno supplire e integrare il lavoro dei centralinisti, ma come? Vorremmo essere informati meglio su questo aspetto così come su altre questioni di natura organizzativa che per noi sono cruciali”

“Su tutti questi temi – conclude Rebecchi – vogliamo più chiarezza, e in questo senso sono fiducioso nelle istituzioni piacentine, nell’azione di Comune e Provincia, perchè nelle prossime ore possano ottenere dalla Regione precise garanzie”.

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