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Acqua, gestione pubblica o mista? L’incontro promosso dal Pd foto

Il gruppo Pd “Oltre Le Correnti” coordinato da Elisabetta Rapetti, ha organizzato giovedì 30 gennaio, presso la sede democratica, il secondo incontro sull’acqua per ascoltare la posizione dell’amministrazione in merito alla diatriba “gestione pubblica o gestione mista”

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COMUNICATO STAMPA

Il gruppo Pd “Oltre Le Correnti” coordinato da Elisabetta Rapetti, ha organizzato giovedì 30 gennaio, presso la sede democratica, il secondo incontro sull’acqua per ascoltare la posizione dell’amministrazione in merito alla diatriba “gestione pubblica o gestione mista”.

Ospite attesissimo l’assessore e vicesindaco Francesco Timpano coadiuvato da Maurizio Fiasché di OLC che ha diretto l’evento.

Timpano ha esordito dicendo che l’acqua ha già un forte controllo pubblico, ma si ha paura di forti speculazioni, in un settore che ha pochi margini di manovra, mentre non si parla di altri che versano in situazioni molto più critiche (quello del trasporto pubblico ad esempio).

Il Regolamento Europeo prevede tutte e tre le forme di gestione, pubblica/privata/mista, e Timpano ricorda la visita a Piacenza di Antonio Massaruto (economista di Udine, esperto di gestione di servizi pubblici) che a maggio 2013 ha parlato di acqua pubblica e referendum. Massaruto ha sottolineato l’importanza dell’esito del referendum ma ha anche chiarito che bisogna uscire da alcuni luoghi comuni.

Affermare che il servizio idrico ha rilevanza economica non significa trasformarlo in “merce”. Tanto per intenderci, le tariffe vengono definite dal soggetto pubblico, come anche le modalità di accesso al servizio. Quello che si sta discutendo non è il costo dell’acqua, ma il costo del servizio per recapitarcela in casa e riprenderla dopo l’uso. Il gestore non lucra rivendendo l’acqua, ma viene remunerato in quanto “idraulico”, comprando in nome e per conto nostro ciò che serve per far funzionare il sistema.

Ritornando a monte, qual’è dunque il miglior sistema di gestione dell’acqua che porti beneficio alla cittadinanza? Non esiste un modello valido per tutte le situazioni. Massaruto afferma che “quello che conta è la storia di un territorio e questa deve condizionare le scelte“. Qual è stato il percorso a Piacenza? La storia tutto sommato è recente se parliamo di Asm, Tesa ed Enia ed il giudizio di chi ha amministrato la città in questi anni è stato positivo perché ha visto un capillare potenziamento della rete idrica, integrando l’acquedotto piacentino con quello locale . 

Ma l’aspetto più importante che è al centro delle convinzioni dell’assessore Timpano è che vada trovata la miglior soluzione che risponda all’esito del referendum e dall’altra rispetti il territorio. Occorre dunque salvaguardare realtà importanti come Iren che costituiscono  un sistema di gestione mista (privata a capitale pubblico), che fornisce lavoro a circa 500 dipendenti, con un indotto ancora più ampio per la rete di aziende a cui è collegata attraverso varie attività. Insomma una preziosa risorsa per Piacenza che con l’attuale management ha dato visibili input di crescita.

Attraverso i numerosi interventi si è parlato di una gestione “in house”, prendendo l’esempio di Parigi o Gorizia e come Amnu qualche anno fa, ma che oggi è improponibile a causa del patto di stabilità a cui sono vincolate le amministrazioni. Si è parlato di “in house” con Atersir, attualmente non ancora in grado di ricoprire tutto il territorio regionale e con poche risorse, due operatori, per Piacenza e Parma.  

Iren come società privata con capitale pubblico, è per Timpano la situazione che risponde al meglio  al risultato del 2011, specialmente in un’ottica di potenziamento dell’azienda che potrebbe valutare ulteriori investimenti contrastando le colonizzazioni straniere. In ogni caso la gestione dell’acqua non è un problema di facile  risoluzione prima di tutto perché non riesce ad accontentare tutti , specialmente i Comitati che  vorrebbero il rispetto dell’esito del referendum; in secondo luogo per una latitanza della politica che negli ultimi anni ha preferito tacere che affrontare  confronti difficili sull’argomento.

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