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Carabinieri, oggi la commemorazione del brigadiere Alberto Araldi

Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Fu vice comandante della divisione "Giustizia e Libertà", comandata dal tenente dei carabinieri Fausto Cossu. Morì, fucilato nel cimitero di Piacenza, al grido "Viva l’Italia!"

Giovedì, alle ore 10.30 al cimitero urbano, in occasione della ricorrenza del 69° anniversario della fucilazione di Alberto Araldi, brigadiere dei carabinieri partigiano combattente decorato di medaglia d’oro al valor militare, si terrà una cerimonia commemorativa organizzata dal comando provinciale carabinieri.

Nell’occasione verrà deposta una corona di alloro alla lapide dedicata ai partigiani uccisi durante il secondo conflitto mondiale e la benedizione a cura del cappellano militare mons. Bruno Crotti. Alla cerimonia parteciperà una rappresentanza dei carabinieri di Piacenza e membri dell’associazione nazionale carabinieri del capoluogo.


Il brigadiere Alberto Araldi, nato a Ziano Piacentino il 18 gennaio 1912 è stato arruolato nell’arma nel 1931. Promosso carabiniere, è stato trasferito alla legione carabinieri di Cagliari il 31 ottobre 1931 ed il 1° settembre 1934 a quella di Genova e da questa, il 12 maggio 1941, alla stazione dei carabinieri di Pontenure.
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Mobilitato con il 22° battaglione carabinieri della legione di Genova, il 7 marzo 1942 è stato aggregato alla legione di ancona ed il 27 marzo successivo trasferito a reparto di stanza in Dalmazia; inviato in licenza speciale il 15 agosto 1943, dopo i noti eventi bellici dell’8 settembre 1943, è stato arrestato dalla guardia nazionale repubblicana e rinchiuso nelle carceri di Parma, dalle quali è riuscito ad evadere per raggiungere le formazioni partigiane operanti in “Val Trebbia” e in “Val Luretta”. Assumendo il nome di battaglia “Paolo” e l’incarico di vice comandante della divisione “Giustizia e Libertà”, comandata dal tenente dei carabinieri Fausto Cossu.

Araldi nei mesi successivi, si è reso protagonista di ardite azioni di resistenza: con pochi uomini, è entrato, travestito da ufficiale tedesco, nell’arsenale esercito di Piacenza, ove ha prelevato un cannone con munizioni e scorte. Di notte, sempre con pochi uomini, ha sorpreso e disarmato le guardie, soldati tedeschi e fascisti, del deposito di munizioni di S. Bonico di Piacenza e, dopo aver prelevato 600 quintali di cartucce, con tre autocarri, è rientrato al campo partigiano con materiali e prigionieri. In altra circostanza, pur con pochi uomini, ha sorpreso le sentinelle della polveriera di Gossolengo, ove ha asportato quattro mitragliatori pesanti e sei fucili mitragliatori.

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Nel febbraio 1945, mentre tentava di entrare in Piacenza per compiere una ennesima azione, tradito da un delatore, è stato catturato dalle Guardie fasciste, rinchiuso nelle carceri di Piacenza e fucilato in questo cimitero il 6 febbraio 1945. Nel 1949 è stato decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: “Patriota di grande fede e di purissime doti, coraggioso, indomito e valoroso comandante partigiano, guidava i propri uomini alle più ardite imprese dando con le sue epiche gesta, alle popolazioni atterrite dalla prepotenza e dai soprusi degli oppressori, la fede nel movimento partigiano. Dopo aver compiuto per sua iniziativa, azioni di leggendario valore, organizzava un audace piano per colpire uno dei maggiori responsabili delle ignominie e delle efferatezze. Catturato per vile delazione mentre si accingeva a compiere la missione, veniva condannato a morte ed affrontava con fierezza e serenità il plotone di esecuzione che col piombo fratricida troncava la sua balda esistenza. Cadeva al grido di “Viva l’Italia!”, esempi ed assertore di ogni eroismo. Cimitero di Piacenza, 6 febbraio 1945.”

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