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“Così leggere da librarsi”, mostra alla Bookbank

. Da un gioco dove Chiara prende in prestito i codici della scrittura per creare dei libri mai nati, Maurizio è intervenuto, a volte assecondandone le visioni, con copertine e progetti grafici, ed altre rielaborando gli scritti in scatti fotografici. 

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Chiara Belloni e Maurizio Ottolini
 
“Così leggere da librarsi – esercitazioni ludiche per menti annoiate” a cura di Elisa Bozzi. 
 
Dal 22 febbraio all’8 marzo 2014 Libreria Bookbank
Via San Giovanni 4, Piacenza
 
Era il 1995 quando Chiara Belloni scrisse il suo primo libro mai nato. “clandestinamente il ridondare di quegli enormi e splendidi appendi abiti confortava Laurence riportandolo per un istante a casa, lontano miglia e miglia nel suo bel palazzo incantato, con lo sforzo di un solo pensiero…” (capitolo 28 “Laurence un principe in fuga” ed. MIE 1995). Un fantasioso divertissement, quello di Chiara, che scrive stralci di pubblicazioni inesistenti, ma che, grazie alle indicazioni bibliografiche (fasulle), si mascherano da libri veri. Un lavoro che prosegue per quasi vent’anni, fatto di citazioni virgolettate, indicazioni di pagine, indici fittizi, case editrici nventate. 
 
Ciò che resta di vero è il nome dell’autore, Chiara Belloni, e le poche righe che ricordano, giocosamente, i ritagli di un diario da adolescente, in cui si riportavano tra le pagine le frasi più belle di “Siddharta” di Herman Hesse e dei classici che a quell’età appassionano tanto. Grazie alla collaborazione con Maurizio Ottolini i lavori di Chiara si trasformano in qualcosa di tangibile. Maurizio crea vere copertine per i finti libri, utilizzando le sue fotografie e dando dignità artistico/letteraria a qualcosa che, forse e purtroppo, sarebbe rimasto chiuso in un cassetto. Tra colori e bianchi e neri, Ottolini fotografa l’opera di Anselm Kiefer “Lilith am Roten Meer” e ne fa la protagonista della cover di “Ali di lamiera”.
 
Una bella foto scattata da Ottolini con un plaid colorato su una distesa monocroma di neve e cielo bianco diventa l’elemento caratterizzante di “Lo strano caso che generò Geremia”, così come l’immagine del centro Tacheles di Berlino, baluardo della controcultura che è stato chiuso nel 2012, si fa emblema dei “Diari problematici”. Un’ulteriore operazione fotografica che Maurizio Ottolini compie a partire dai testi di Chiara Belloni è l’atto di stropicciare e poi dispiegare pian piano i fogli su cui sono scritti. Nello svolgersi Ottolini fotografa i vari stadi, che rivelano pian piano parti diversi di scritto, tanto da “costringere” il visitatore a leggere più immagini per avere una visione del testo nella sua totalità.
 
Un gioco fatto di illusioni e allusioni che accomuna i due artisti in un progetto complessivo di sicuro interesse e di grande originalità. Nati tra le nebbie della bassa nel freddo inverno del 1977 Chiara Belloni e Maurizio Ottolini hanno compiuto studi artistici. Insegnante d’arte e guida turistica la prima, grafico e fotografo il secondo, sono accomunati dalla curiosità per l’arte e dalla voglia di creare giocando con leggerezza e ironizzando sui paradossi del reale. Questa vicinanza di vedute li ha portati a condividere questo progetto. Da un gioco dove Chiara prende in prestito i codici della scrittura per creare dei libri mai nati, Maurizio è intervenuto, a volte assecondandone le visioni, con copertine e progetti grafici, ed altre rielaborando gli scritti in scatti fotografici. 

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