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La richiesta del M5s: “Per l’inceneritore chiusura o riconversione”

Le osservazioni presentate dal Movimento 5 Stelle di Piacenza in Provincia nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), relativa all’impianto di termovalorizzazione gestito da Tecnoborgo SPA

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’Invece di potenziare l’inceneritore di Tecnoborgo, si potrebbe procedere alla sua chiusura. Oppure decidere di riconvertirlo in centrale di trattamento non inquinante’. La richiesta arriva dai consiglieri del M5S del Comune di Piacenza Mirta Quagliaroli, Andrea Gabbiani, Barbara Tarquini, ed è contenuta nelle osservazioni presentate in Provincia, in merito alla procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale) del termovalorizzatore di Tecnoborgo.

L’azienda, spiega Tarquini, punta a un nuovo assetto produttivo, con la proposta di trasformare l’impianto in una centrale cogenerativa per il teleriscaldamento cittadino, e quindi per questo chiede di eliminare l’attuale limite della provenienza dal territorio provinciale dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani.

I rifiuti provenienti da altre province andrebbero a sopperire la diminuzione del materiale di scarto raccolto, dovuta ad un incremento della differenziata. La proposta di Tecnoborgo va in controtendenza rispetto alla legge regionale del 2011, che prevede la dismissione progressiva degli inceneritori, a partire da quelli più vecchi. E quello di Piacenza, dicono i rappresentanti M5S, è tra quelli più vetusti. Una proposta che si scontra con gli interessi economici delle multiutility.

“Non è possibile che l’ Emilia Romagna, già fortemente inquinata, diventi un centro di smaltimento rifiuti con gli inceneritori presenti” – affermano Tarquini, Gabbiani e Quagliaroli. La Regione Lombardia si e’ già tutelata con una risoluzione in cui si esclude la possibilità di bruciare i rifiuti provenienti da altri territori. Piacenza potrebbe dare il suo contributo decidendo di chiudere Tecnoborgo.


LA SCHEDA –
Osservazioni presentate dal Movimento 5 Stelle di Piacenza in Provincia nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), relativa all’impianto di termovalorizzazione gestito da Tecnoborgo SPA.

Vista la procedura di VIA (valutazione impatto ambientale) volta al rinnovo dell’AIA, esaminate le relazioni tecniche allegate il M5S ha depositato in Provincia il 31 gennaio le osservazioni previste a norma di legge alla procedura. Tecnoborgo SPA propone un diverso assetto produttivo mediante trasformazione del medesimo in centrale cogenerativa per il servizio di teleriscaldamento cittadino; a tale scopo il gestore richiede l’eliminazione dell’attuale limite della provenienza dal territorio provinciale dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani (RSA).

Ritenuta la necessità di vagliare la compatibilità del nuovo assetto con la tutela dell’ambiente, la salvaguardia della salute dei cittadini e l’interesse della collettività, il M5S osserva quanto segue:

1. Tecnoborgo SPA richiede la possibilità di utilizzare rifiuti speciali assimilabili (RSA) da altre province per sopperire alla diminuzione di rifiuti solidi urbani (RSU) a causa del progressivo aumento della raccolta differenziata. Si prevede infatti entro il 2015 un forte aumento della raccolta differenziata, con una ovvia diminuzione del RSU, di conseguenza le quantità di rifiuti speciali dovranno necessariamente aumentare progressivamente di decine di migliaia di T/anno. I citati rifiuti speciali non sono equivalenti ai rifiuti urbani, ma maggiormente inquinanti in quanto contenenti materiali plastici, gomme e pellami con relative tracce di sostanze inquinanti utilizzate per la loro lavorazione e fabbricazione. Esprimiamo quindi serie perplessità, in riferimento a tale aumento significativo di quantità di rifiuti speciali, prospettando forti timori circa il potenziale aumento di emissioni pericolose.

2. Diversi lavori scientifici all’interno del progetto Moniter, dell’ARPA, hanno già reso disponibile un lunghissimo elenco di analisi dove la quasi totalità degli studi hanno portato al risultato di una evidenza statistica di aumento significativo di patologie intorno agli inceneritori.

3. La situazione del territorio Piacentino è indicata come tra le più inquinate e le più preoccupanti di tutta l’Emilia Romagna. In questo contesto, pensare di aggravare la già critica situazione, bruciando rifiuti speciali da altre province, premiando tra l’altro in questo modo sconsiderato i virtuosi cittadini, è pressoché assurdo.

4. Inoltre questa richiesta di Tecnoborgo SPA è in netta controtendenza con la legge regionale approvata nel 2011 e il PRGR, Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti. Tale piano comprende la dismissione progressiva degli inceneritori più vecchi presenti in regione a favore del riutilizzo, riciclo, recupero di materia e, come extrema ratio, lo smaltimento, come prescrive, per altro, la normativa europea in merito. Prendendo visione del fatto che già altri 3 inceneritori regionali (Ferrara, Rimini, Modena) hanno fatto la medesima richiesta di Tecnoborgo SPA,e che il rischio di importare rifiuti extraprovinciali è reale. Si sta palesando il pericolo concreto che la regione Emilia Romagna diventi il punto di riferimento nazionale per l’incenerimento dei rifiuti provenienti addirittura da tutt’Italia.

Tutto questo accadrebbe se si autorizzasse la VIA, di fatto non si potrebbe intervenire sulla loro provenienza, vanificando l’operato dei cittadini virtuosi e la prospettiva di dismettere progressivamente gli impianti. Questo rischio diventa ancora più probabile con le norme presenti nel collegato alla legge di stabilità che istituisce una rete nazionale degli inceneritori, così da permettere alle regioni con un surplus di rifiuti di poterli bruciare negli inceneritori già presenti sul territorio italiano. Per inciso, analoghe preoccupazioni mostra anche il Consiglio regionale della Lombardia nella Proposta di Risoluzione del 28 novembre scorso, ove si evidenzia, la finalità «di evitare che la Lombardia diventi un terminale nazionale dello smaltimento tramite termovalorizzazione». E l’Emilia Romagna?

5. Tale autorizzazione esporrebbe la provincia al rischio di diventare un polo nazionale per l’incenerimento dei rifiuti, esponendo a gravi rischi la salute dei cittadini. L’ipotesi diventa ancora più paradossale essendo l’inceneritore di Piacenza, insieme all’impianto di Ravenna, quello di più vecchia costruzione e tecnologia. E, per altro, in un ottica di gestione regionale dei rifiuti da un punto di vista strategico, l’impianto risulta in una posizione sfavorevole in quante decentrato, per la sua collocazione di confine. In tale occasione di richiesta di rinnovamento dell’impianto, potrebbe essere valutata l’opzione di riconvertire l’impianto in una centrale di trattamento meccanico biologico, non inquinante, per il recupero del residuo indifferenziato secco.

Di gran lunga di maggiore utilità per la Provincia in vista dell’aumento della raccolta differenziata porta a porta. Esprimiamo pertanto pareri fortemente critici nei confronti di questa richiesta per le preoccupazioni precedentemente espresse e con queste osservazioni chiediamo di dare parere negativo a tale proposta, in linea con il piano regionale, che potrà concretizzare nei prossimi anni la chiusura dell’impianto di incenerimento.

Il documento dei consiglieri M5S

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