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Sanremo 2014, ecco il pagellone di PiacenzaSera

Vi siete ripresi dalla sbornia sanremese? Ecco l'immancabile pagellone di PiacenzaSera firmato da Giovanni Battista Menzani, che lo ha seguito per noi

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Vi siete ripresi dalla sbornia sanremese? Ecco l’immancabile pagellone di PiacenzaSera firmato da Giovanni Battista Menzani, che ha seguito per noi (twittando con moderazione) la kermesse canora. 

Il pagellone di Sanremo 2014
di Giovanni Battista Menzani (@GiovanniMenzani)

Arisa: 6,5
Con il passare dei giorni il look migliora e la platea di twitter si riprende dallo shock delle tette sfoggiate al debutto. “Controvento” è il pezzo perfetto per il Festival, is the new “Mentre il mondo cade a pezzi”. “Lentamente il primo che passa” ha un testo di Cristina Donà, ma l’incedere ricorda troppo Ravel. Perfetto per la soundtrack di un cartone della Disney

Cristiano De André: 7,5
La dimostrazione che la formula del ballottaggio tra le due canzoni è deleteria e abbassa la qualità del lotto che in finale si disputa la vittoria.
“Invisibili”, premio Mia Martini, è infatti la canzone più bella di tutto il Festival, struggente omaggio a Genova (anche se spuntano accuse di plagio a James Taylor).
“Il cielo e’ vuoto” (“E Dio che si dimentica di fare il suo lavoro”) è più debole, ma sul voto incide anche la commovente interpretazione di “Verranno a chiederti del nostro amore” (anche se qui vince facile).
Sembra rinato, ed è una bella notizia.

Giusy Ferreri: 5
Sentita solo a sprazzi: sulla fiducia.

Frankie Hi-Nrg: 5
La sensazione e’ che l’altro brano (Molto a là Jovanotti), “Un uomo è vivo”, fosse il migliore, malgrado quel verso “C’è istante in cui ogni uomo diventa sua madre” che urla ancora vendetta ed è l’erede naturale di “Fare l’amore in tutti i laghi”.
“Pedala” – che i media italiani hanno dedicato immediatamente a Renzi, “hai voluto la biciletta?”- è poco originale ma è perfetta per il Primo Maggio, già le vediamo sventolare tutte quelle bandiere coi quattro mori.

Rafael Gualazzi: 5,5
In finale il microfono si rifiuta di funzionare, malignano sul web, che si scaglia sul look demenziale di Bloody Beetroots (qualcuno maligna che dovendo sul palco con Gualazzi ha preferito rimanere anonimo).
Sarà perché in casa e’ piaciuto a tutti, ma non ce la sentiamo di stroncare “Liberi o no”, malgrado un testo messo insieme un po’ alla cazzo: almeno ha il merito di svegliare la platea dal suo torpore.

Noemi: 5,5
Pesa sul giudizio l’imbarazzante look della serata di giovedì, quando si e’ presentata sul palco dell’Ariston con un’acconciatura da calciatore e un attaccapanni infilzato nel collo.
Ha il pezzo più radiofonico, “Bagnati dal sole”, e la sua interpretazione ci piace, anche se sembra sempre un po’ insicura (e sì che ne ha fatta di strada).

Giuliano Palma: 4,5
Sarà perché il vintage rischia di diventare stucchevole, alla lunga.
Il pezzo co-firmato da Nina Zilli, “Cosi lontano”, e’ proprio un compitino e lui non appare in gran forma. 

Perturbazione: 6
I rappresentanti della cosiddetta pattuglia indie non sprecano l’occasione del grande pubblico con un pezzo leggero, leggerissimo, “L’unica”, persino troppo incensato sul web. “L’Italia vista al bar è invece un inutile elenco di luoghi comuni (“e se la gente si incazza/scenderemo in piazza”).
Ci aspettavamo di più, comunque. Se pensiamo a Rice e Wainwright…

Francesco Renga: 5,5
Partiva super favorito, ha perso e proprio per questo l’Apparato lo elegge icona del progressismo. Maybe, il duetto con Kekko ha avviato il suo tracollo.

Ron: 5
“Sing in the rain” è un impalpabile folk stile Mumford&Sons, e in finale è pure stonato.
L’altro pezzo neanche ce lo ricordiamo.
Forse aveva il compito di rappresentare il cantautorato, come accadde a Finardi, Vecchioni e altri.
Fallisce.

Renzo Rubino: 6
E’ talmente agitato che a noi viene il dubbio che l’audio non sia sincronizzato e che la regia stia mandando in onda un altro pezzo, ovvero che lui in realtà stia eseguendo una cover dei Black Sabbath.
“Ora” è una canzone ben costruita, ma la sua interpretazione è sopra le righe.

Antonella Ruggiero: 6
La scongelano per Sanremo.
Su twitter si sprecano ironie e sarcasmo per l’inquietante somiglianza con Robert Smith dei Cure, il Sean Penn di “This must be the place” ed Edward mani di forbice”.
Look dark a parte, va detto che i suoi due brani sono raffinati e lei è un’interprete di classe.
“Da lontano”, con il suo ritornello che pare in lingua araba, andrebbe sottotitolata, altro che i versi da bullo da banlieu di Stromae.

Francesco Sarcina: 3
Se il suo talento fosse paragonabile all’autostima e all’egocentrismo – titolo del nuovo album: “Io” – questo sarebbe un fuoriclasse.
Invece strilla in modo quasi fastidioso, facendo addirittura rimpiangere i Moda’.

Riccardo Sinigallia: 6,5
L’ex Tiromancino è escluso per i motivi che sappiamo. Peccato, non demeritava.
Da ricordare la sua versione del classico di Lolli, con Paola Turci e Marina Rey.

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