Asili nido, Rifondazione: “Nessuna privatizzazione”

Interviene sulla gestione degli asili nido comunale firmato da Cesare Maggi segretario del circolo cittadino del P.R.C. “R. Luxemburg” di Piacenza

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Responsabilità collettiva dell’educare: un modello da non privatizzare – IL COMUNICATO sulla gestione degli asili nido comunale firmato da Cesare Maggi segretario del circolo cittadino del P.R.C. “R. Luxemburg” di Piacenza.

Qual è il più strategico ed essenziale tra i beni comuni? Certamente l’educazione.

Proprio in un momento di crisi come l’attuale, dove anche gli economisti sono costretti a misurare la perdita di competitività prodotta dalla squalificazione del sistema collettivo d’istruzione, luoghi e strutture fondamentali dell’educare devono essere non solo tutelati, anzi rafforzati e promossi. E’ pura logica, normale buon senso. A Piacenza, invece, si prospetta entro il 2019 una progressiva riduzione del personale comunale destinato al sistema degli asili nido ed una sterzata decisa in direzione dell’esternalizzazione dei servizi educativi per i più piccoli che porterà la gestione privata a essere predominante rispetto a quella diretta. Nel frattempo, assunzioni già previste dal Piano Occupazionale 2013 del Comune di Piacenza rimangono bloccate e non si bandiscono i relativi concorsi. Tutto questo è indice di una scelta ben precisa: l’Amministrazione Comunale sta scegliendo un sistema misto di gestione degli asili a maggioranza privato accettandone tutte le conseguenze, in primis il ricorso sistematico a personale necessariamente soggetto a forte turn over e spesso non adeguatamente retribuito.

Si decide di affidare il primo fondamentale accesso al sistema educativo da parte dei nostri bambini al sistema privato, delegando di fatto al mercato (seppur calmierato e ‘sociale’ quanto si vuole) la responsabilità pubblica e collettiva dell’educare. Questa è una scelta pesante, che avrà conseguenze sul futuro della nostra comunità: riteniamo pertanto urgente e necessario che i cittadini piacentini partecipino a questa scelta, che abbiano la possibilità di indirizzarla e controllarla da vicino. Per uscire dalla crisi, e rilanciare quello che con compiaciuto tecnicismo si ama definire il ‘sistema Italia’, abbiamo bisogno di servizi sociali ed educativi che funzionino, che sappiano offrire qualità, risposte ai nuovi bisogni delle famiglie, flessibilità e capacità di inclusione. Abbiamo bisogno di ampliare e migliorare il sistema educativo, garantendo un accesso maggiore a costi contenuti, e rilanciando contemporaneamente la qualità dei nostri processi educativi.

Di fronte alle complessità sociali di oggi, gli educatori tutti (e con un ruolo particolarmente delicato quelli di asilo nido) sono chiamati ad assumere compiti sempre più diversificati e impegnativi: devono saper accogliere bambini e ragazzi con esigenze e vissuti molto differenti tra loro, gestire relazioni caratterizzate da un crescente disagio psicosociale, saper innovare il proprio metodo di lavoro ed raccordarsi concretamente con gli altri operatori sociali attivi nella comunità. Un buon educatore è una risorsa irrinunciabile per rispondere ai bisogni di famiglie spesso multiproblematiche o fragili; un buon educatore ha bisogno di essere adeguatamente e costantemente formato, deve essere una figura stabilmente inserita nei servizi in cui lavora. Nessuna reale qualità è possibile senza questi prerequisiti.
Il risparmio sul sistema educativo pubblico oggi provocherà una perdita in termini di capitale umano domani: ci sembra una scelta miope ed autolesionistica, per nulla attenta al futuro della comunità. Una scelta che Rifondazione Comunista intende contrastare con fermezza.

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