Attesa per il “Simon Boccanegra”. Teatro sold out FOTO foto

Sono passati venticinque anni dall’ultima volta che il dramma verdiano fu rappresentato nel  teatro piacentino, ma questo fatto non ha scalfito la sua attrattività sul pubblico, tant’è che entrambe le recite sono ormai sold out

Poche ore al debutto ufficiale di Simon Boccanegra, quinto titolo della Stagione Lirica 2013-2014 della Fondazione Teatri di Piacenza, in scena al Teatro Municipale domani 14 marzo alle 20,30 (Turno A) e in replica il 16 marzo alle 15,30 (Turno B).

Sono passati venticinque anni dall’ultima volta che il dramma verdiano fu rappresentato nel teatro piacentino, ma questo fatto non ha scalfito la sua attrattività sul pubblico, tant’è che entrambe le recite sono ormai sold out.

Tanti i motivi alla base di tale successo. Da un lato un’opera, Simon Boccanegra, abbastanza complessa nel suo alternarsi di dramma politico e romantico allo stesso tempo, ma caratterizzata da una musica sublime e affascinante; dall’altro un cast “stellare”.

Al Municipale, infatti, a dar vita al Doge Boccanegra sarà il celebre baritono Leo Nucci affiancato dal soprano Davinia Rodriguez nei panni della figlia Maria, dal basso Carlo Colombara, il rivale Jacopo Fiesco e dal noto tenore Fabio Sartori, alias Gabriele Adorno il nobile amato da Maria. Insieme a loro sul palco il baritono Alexey Bogdanchikov, un perfido Paolo Albiani, il basso Simon Lim nei panni di Pietro, il tenore Ernesto Petti in quelli di un capitano dei balestrieri e infine il soprano Federica Vitali nelle vesti di un’ancella.  

A completare questo cast di elevate doti canori e interpretative l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna diretta da Francesco Ivan Ciampa e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza guidato da Corrado Casati.

A Piacenza l’allestimento del Simon riprende quello del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno, avvalendosi quindi delle scene e dei costumi di Alfredo Troisi e delle immagine curate da Jean Baptiste Warurzel che conferiscono allo spettacolo una punta di astratto, così come ha voluto il regista Riccardo Canessa che ha concepito uno spettacolo estremamente snello, dai cambi veloci e semplici, ma non privo di citazioni sull’architettura genovese e su pochi simboli, netti e allegorici assieme.

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