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Economia in pillole: Expo 2015, cosa può fare Piacenza

E’ chiaro che il nostro territorio non possiede le strutture e l’appeal necessari per mirare ad un turismo di massa, motivo per cui dovrebbe formulare un’offerta

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Undicesima puntata della rubrica di PiacenzaSera.it “Economia in pillole” curata da Mauro Peveri. Motociclista e cultore della musica rock degli anni ’70, Mauro Peveri è soprattutto un commercialista esperto di svariate materie economiche e finanziarie: si occupa, tra le altre cose, di consulenza per le imprese, gestione della corporate governance, e di organizzazione aziendale. Ecco la sua nuova pillola. 

 

Expo cosa fare

Inaspettatamente, la città di Piacenza, facendo lavoro di squadra, è riuscita ad acquisire una posizione molto ambita in quella che è considerata la più grande fiera mondiale: l’Expo. Nel 2015 l’Expo si svolgerà a 40 km da Piacenza, con una quantità prevista di visitatori stranieri pari a 20 milioni e un fatturato di circa 22 – 25 miliardi di euro.

Cosa può fare Piacenza per intercettare una quota di questi visitatori e fatturato?

Sicuramente, nel campo del turismo esistono alcune opportunità da sfruttare:
i borghi storici (Castell’Arquato, Bobbio, ecc), il patrimonio culturale ed artistico del nostro centro storico, l’enogastronomia locale, l’ambiente naturale delle nostre valli, risparmiate dalla cementificazione selvaggia per ragioni orografiche più che per lungimiranza dei politici locali.

Tuttavia, anche qualora la squadra piacentina di Expo intercetti l’interesse di una fetta dei visitatori, la nostra Provincia sarebbe in grado di fornire le strutture necessarie per rispondere ad un’aumentata domanda? Per strutture intendo: collegamenti stradali e ferroviari, parcheggi, alberghi, ristoranti, mezzi pubblici.

Per quanto riguarda i collegamenti stradali, la rete autostradale di cui usufruiamo è efficiente e ben organizzata, contrariamente alla rete statale (basti pensare alla statale 45 che attraversa la Val Trebbia e la Val d’Aveto e collega Piacenza alla Liguria: si susseguono frane, smottamenti, asfalto irregolare, cantieri mai finiti).

I collegamenti ferroviari sono un altro punto in chiaro scuro: i collegamenti con Milano ci sono ma sono effettuati con tempi e treni inadeguati. Proviamo a immaginare come reagirebbe un turista Giapponese all’idea d’impiegare 50/60 minuti per percorrere 60/70 km!

In quali condizioni verseranno le carrozze in cui i turisti troveranno posti a sedere, in termini di aria condizionata, pulizia, ecc? Una volta arrivati in stazione, i visitatori avranno a disposizione un mezzo pubblico con cui raggiungere la propria destinazione in tempi e con costi ragionevoli? Ad esempio s’impiegano 60 minuti per raggiungere Bobbio in bus.
I parcheggi sono organizzati meglio, ma quando sarà pronto il parcheggio di piazza Cittadella?

Piacenza e Provincia, come recentemente ricordato dal Presidente di Confindustria Piacenza, il Dott. Bolzoni, dispone di circa 3700 posti letto e, come evidenziato da uno studio della Bocconi, dovrebbe aumentare l’offerta di almeno 1000 posti letto, per sostenere la domanda di ospitalità che deriverà dall’ Expo.

Il rischio che si corre quindi è che Piacenza perda la sua occasione, non per un inadeguato lavoro della squadra di gestione dell’Expo ma perché le strutture necessarie per rispondere all’accresciuta domanda di soggiorno turistico potrebbero non essere sufficienti in termini di numeri e qualità.

Su quale tipologia di offerta turistica dovrebbe puntare Piacenza?

E’ chiaro che il nostro territorio non possiede le strutture e l’appeal necessari per mirare ad un turismo di massa, motivo per cui dovrebbe formulare un’offerta in settori di nicchia ad alto valore aggiunto, che meglio si prestano alla struttura orografica della nostra Provincia.

Faccio alcune proposte.

In Provincia di Piacenza non ci sono strutture dedicate al mototurismo: nella bella stagione le nostre valli sono attraversate da centinaia di motociclisti, spesso mal sopportati, considerati rumorosi, pericolosi per se e per gli altri, e causa d’ulteriore inquinamento. In realtà il motociclista spesso è un amante della natura, rispettoso dei luoghi e delle tradizioni, capace di apprezzare offerte turistiche non di massa e, elemento di maggior rilievo, che incarna un segmento di mercato in forte crescita. Sulle Alpi e in particolare in Trentino Alto Adige e nella vicina Austria da anni si sono attrezzati per rispondere a questa domanda con alberghi, parcheggi coperti per le moto, percorsi organizzati su strada e fuoristrada in compagnia di guide esperte.

Seconda categoria di turismo in forte espansione è quella del cicloturismo, una forma di turismo praticata in bicicletta, con le varianti “treno + bici” o con tour organizzati da agenzie che forniscono supporto logistico e trasporto bagagli. L’ambiante della nostra Provincia si presta in modo particolare all’uso sia della mountain bike che della bicicletta da corsa, come dimostrano alcune manifestazioni di successo (ad esempio la gran fondo) e le migliaia di cicloturisti che ogni fine settimana invadono le nostre strade. Per quel che concerne quest’ambito, occorrerebbe ampliare le piste ciclabili, mappare i percorsi con appositi segnali, predisporre tour organizzati, fornire assistenza logistica sia per chi predilige il fuoristrada sia per chi ama le strade asfaltate. Gli alberghi e i ristoranti dovrebbero consentire il ricovero dei mezzi in sicurezza, attrezzarsi per il noleggio delle bici e mettere a disposizione guide digitali e non.

Terza categoria di turismo in ascesa è il trekking, a livello sportivo e amatoriale. Solitamente lo si pratica in montagna o in un ambiente naturale, può essere accompagnato da attività quali il birdwatching, l’osservazione di specie botaniche, la visita di monumenti lungo il percorso o di fenomeni naturali. Gli investimenti eventualmente richiesti per il supporto di tale attività sono gli stessi evidenziati nel caso di mototurismo e cicloturismo, con maggiore attenzione alle strutture in grado di fornire riparo: rifugi, bivacchi e campi base.

Queste nuove forme di turismo, intrinsecamente legate alle passioni sportive, dovrebbero essere supportate da un’altra vocazione tipica del nostro territorio: l’enogastronomia.
L’offerta turistica dovrebbe mettere in rete le cantine di punta della Provincia, e queste dovrebbero proporre un servizio completo: visite guidate, degustazione, manifestazioni. La ristorazione, in città e in Provincia, dovrebbe puntare alla difesa delle tradizioni culinarie del nostro territorio, che rischiano di scomparire con l’avvicendamento delle generazioni, attraverso la creazione di una rete tra l’offerta (ristoranti, trattoria, agriturismi) e l’eccellente Università di Agraria di Piacenza.

Analizzando l’offerta di strutture recettive del nostro territorio, la questione si complica: le strutture alberghiere, soprattutto in Provincia, sono poche e di scarsa qualità (che abisso rispetto al Trentino Alto Adige e alla vicina Austria!).

Per differenziare l’offerta e sviluppare nuove forme di recettività più adatte alla nostra Provincia potremmo per esempio investire nell’albergo diffuso.
L’albergo diffuso è un Hotel orizzontale, situato solitamente in un borgo o in un centro storico, provvisto di camere e servizi dislocati in edifici diversi ma vicini tra di loro.

Questo tipo d’offerta avrebbe una serie di vantaggi se paragonata ad una più tradizionale: richiederebbe meno investimenti, consentirebbe il recupero dei molti borghi disabitati della Provincia, regalerebbe al turista l’impressione di soggiornare in un vero e proprio borgo caratteristico. Tra l’altro sul sito “http://www.greenme.it/viaggiare/eco-turismo/10584-alberghi-diffusi” La casa delle Favole a Perotti – Ferriere è considerata, in alcune graduatorie, tra le prime dieci strutture italiane di questo tipo.


Mauro Peveri

mauro.peveri@gmail.com

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