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Le Rubriche di PiacenzaSera - Pillole di Economia

Economia in pillole: “scongelare” il patrimonio pubblico in una società di scopo

La creazione di questa società avrebbe diversi vantaggi operativi rispetto ad una gestione pubblica tradizionale: 

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Decima puntata della rubrica di PiacenzaSera.it “Economia in pillole” curata da Mauro Peveri. Motociclista e cultore della musica rock degli anni ’70, Mauro Peveri è soprattutto un commercialista esperto di svariate materie economiche e finanziarie: si occupa, tra le altre cose, di consulenza per le imprese, gestione della corporate governance, e di organizzazione aziendale. Ecco la sua nuova pillola. 

 

In questa puntata delle pillole di economia vorrei analizzare l’andamento dell’economia provinciale nel corso dell’anno solare 2013 e come sempre concludere la mia analisi con alcune proposte operative.

La base dati che ho utilizzato per il mio esame è stata la seguente:

l’annuale graduatoria (2013) riportata dal Sole 24 ore sulla qualità della vita nelle Province italiane, da cui emerge per la Provincia di Piacenza un preoccupante 38° posto nella categoria “affari e lavoro”, con una perdita secca di ben 12 posti rispetto all’anno precedente dove aveva raggiunto il 26° posto. In particolare Piacenza nel 2013 ha fatto peggio di quasi tutte le Province a noi vicine, se escludiamo Lodi, che dal 21° posto è finita al 60° perdendo ben 39 posizioni nel ranking nazionale.

Lo studio della congiuntura economica piacentina (pre consuntivo 2013), e altri studi e statistiche pubblicate sul sito della Camera di Commercio di Piacenza, redatte con l’ausilio dell’Università Cattolica di Piacenza.

L’analisi del II° semestre 2013 della Confindustria piacentina pubblicato su libertà.

Dall’esame dei dati che ho analizzato emerge un quadro complessivo negativo dell’economia piacentina nell’anno 2013.

I dati più preoccupanti sono:

Un calo dello 0,69 % dei fatturati delle imprese piacentine.

L’occupazione delle imprese piacentine a metà 2013 si è ridotta in misura rilevante rispetto al giugno 2012: -1,8%, contro una flessione media regionale del 2,1%.
Oltretutto occorre considerare che il dato della occupazione non tiene conto dei lavoratori in cassa integrazione, che nello stesso periodo hanno aumentato le ore non lavorate del 64,9%.
Una diminuzione di 567 unità delle imprese attive, che cresce a 1.205 unità se sommiamo la riduzione registrata nel 2012. La riduzione complessiva degli ultimi due anni ammonta al 4,2% delle imprese attive nella Provincia di Piacenza. I settori economici che più hanno sofferto la crisi sono stati: il settore delle costruzioni, che, nel 2013, ha perso il 3,17% delle imprese attive, il settore agricolo che ha perso il 3,61% e il settore manifatturiero che ha perso il 3,62%.

Unico dato positivo, in controtendenza con tutti gli altri indicatori, il saldo delle esportazioni che aumentano del 7,4%, anche se il risultato da “boom economico” può trarre in inganno perché influenzato dalla vocazione logistica del nostro territorio.

Nel 2013 il reddito medio pro capite in Emilia Romagna è stato di 21.763 €, di quasi 4.000 € più elevato di quello medio nazionale (17.952 €). Piacenza ha registrato un reddito medio pro capite di 20.698 (6° posto, solo Rimini, Ravenna e Ferrara hanno fatto peggio) sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente (-0,2%).

Per quanto riguarda il credito alle imprese e ai privati continua la riduzione dell’indice Impieghi / Depositi che a settembre 2013 raggiunge il 107% con un aumento dei depositi del 7,1% e una riduzione degli impieghi del 3,6% rispetto al 2012.

Questi dati negativi evidenziano un problema comune a tutto il Nord Italia, ma, per certi aspetti, più preoccupante per la nostra Provincia: diminuisce fortemente la propensione ad aprire nuove imprese e quelle esistenti chiudono o diminuiscono il proprio giro d’affari, fenomeni solo in parte bilanciati da un aumento dell’export.

Il problema però non è legato alla mancanza di reddito o di liquidità perché il primo (reddito pro-capite) resta stabile, mentre la seconda aumenta (aumento dei depositi di ben 7,1 punti percentuali).
Siamo dunque immersi in una bolla di sfiducia in cui le imprese che non lavorano con l’estero non investono perché non c’è la domanda, i cittadini rinviano o annullano i propri piani di investimento o di acquisto e le banche riducono i prestiti alle imprese e ai privati per paura di perdere i loro soldi.

Naturalmente questi comportamenti determinano un ulteriore avvitamento degli investimenti e dei consumi.
In questi casi cosa si può fare.

E’ evidente che in periodi in cui l’iniziativa privata “langue” occorrerebbe stimolare l’economia con investimenti pubblici maggiori.
In questo senso però sappiamo che anche gli enti pubblici del territorio: Provincia, Comuni sono sottoposti a loro volta a vincoli quali il patto di stabilità che impediscono agli stessi di indebitarsi per fare nuovi investimenti.

Per cui il ritorno allo sviluppo economico sembra irraggiungibile.

Faccio una proposta operativa.

La Provincia, il Comune di Piacenza e gli altri Comuni hanno vincoli feroci sui loro bilanci, ma sono anche proprietari di un patrimonio immobiliare importante, che non rende nulla o quasi ed anzi, probabilmente, produce un reddito negativo a causa degli ingenti costi di manutenzione sostenuti.

Il Patrimonio disponibile (immobili, terreni, farmacie comunali, e quant’altro) potrebbe essere conferito in una o più società di scopo in cui si programmi la dismissione degli assets non più strategici, la ristrutturazione del patrimonio immobiliare affittato, la trasformazione delle aree più interessanti, l’acquisizione delle aree militari e la loro trasformazione.

La creazione di questa società avrebbe diversi vantaggi operativi rispetto ad una gestione pubblica tradizionale:

maggiore efficienza gestionale del patrimonio dell’ente e nomina di un management adeguato,
l’ingresso di partner privati il cui obiettivo sarebbe quello dell’efficienza gestionale,
rivalutazione del patrimonio perché nel bilancio dell’ente i cespiti patrimoniali sono esposti a valori catastali mentre il loro conferimento determinerebbe la possibilità di valorizzare il patrimonio, ed esporlo conseguentemente nei successivi bilanci al suo valore corrente,
il recupero dell’I.V.A., altro vantaggio che l’ente locale ritrarrebbe dall’operazione
la flessibilità gestionale che avrebbe come effetto l’alleggerimento della spesa corrente, già sgravata dalle spese di manutenzione, incidendo positivamente sul rispetto dei parametri del patto di stabilità,
l’utilizzo di una maggiore leva finanziaria perché la società di gestione avrebbe un capitale sociale elevato con la possibilità di accedere ad ulteriori risorse finanziarie da destinare, ad esempio, ad investimenti infrastrutturali sul territorio, ad operazioni di project financing, ecc..
l’attribuzione di un’autonomia giuridica all’investimento immobiliare e la sua conseguente “finanziarizzazione” permetterebbe di adottare politiche di leva azionaria, aprendo l’investimento a partner privati.

Questa società di scopo potrebbe raccogliere ingenti risorse finanziarie, sia a titolo di capitale che di prestito, presso:

le imprese private interessate allo sviluppo delle aree (capitale),
le associazioni di categoria (Capitale) e i loro confidi (garanzie), interessate allo sviluppo commerciale ed industriale che avrebbe ricadute positive per i propri iscritti,
la Camera di commercio di Piacenza (Capitale), interessata a promuovero lo sviluppo economico del territorio,
i privati attraverso la sottoscrizione di prestiti obbligazionari garantiti dal patrimonio pubblico conferito, risorse come abbiamo visto disponibili e che oggi giacciono sui conti correnti degli Istituti di credito,
i privati grazie alla sottoscrizione dei project Bonds,
le Banche locali e le sedi delle maggiori banche nazionali presenti sul territorio, che potrebbero finanziarie la società di scopo mediante il prestito di risorse finanziarie raccolte grazie alla emissione dei Bond territoriali (vedi altra pillola di economia) e partecipare direttamente alla sottoscrizione del Capitale sociale attraverso la sottoscrizione di un aumento di Capitale,
la Fondazione di Piacenza e Vigevano attraverso la sottoscrizione di prestiti obbligazionari e partecipando a titolo di capitale mediante il conferimento degli immobili e delle partecipazioni non strategiche,
gli investitori istituzionali nazionali ed europei.

I progetti da realizzare potrebbero essere individuati mediante il ricorso a una gara aperta alle società d’ingegneria e architettura europee più importanti e dovrebbero inserirsi in un progetto unico e condiviso di sviluppo tecnologico, ambientale, turistico, immobiliare, commerciale e industriale della città.

Anche la realizzazione del piano industriale approvato dovrebbe essere affidato a una gara internazionale, aperta alle migliori professionalità esistenti.

Per una volta Piacenza, la bella addormentata, un poco decadente, un poco provinciale, potrebbe pensare in grande, rischiare e tentare di realizzare un progetto ambizioso che avrebbe la possibilità di cambiare il corso della sua storia recente.


Mauro Peveri

mauro.peveri@gmail.com

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