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Hai paura del buio? (Afterhours). La recensione di Tony Face

Gli Afterhours ripubblicano il loro capolavoro “Hai paura del buio?” rivisitandolo completamente con l’aiuto di un lungo parterre di amici (e che amici !! Mark Lanegan, Damo Suzuki, Finardi, Bennato, Afghan Wigs, Pelù, Sangiorgi dei Negramaro, Samuel dei Subsonica, Cristina Donà, Nic Cester ex Jet, tra i tanti)

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AFTERHOURS
Hai paura del buio? Reloaded (2014)

Gli Afterhours ripubblicano il loro capolavoro “Hai paura del buio?” rivisitandolo completamente con l’aiuto di un lungo parterre di amici (e che amici !! Mark Lanegan, Damo Suzuki, Finardi, Bennato, Afghan Wigs, Pelù, Sangiorgi dei Negramaro, Samuel dei Subsonica, Cristina Donà, Nic Cester ex Jet, tra i tanti) e rimasterizzando in maniera eccellente l’originale.

Il tutto a più o meno una quindicina di euro per un doppio CD. All’annuncio si era immediatamente scatenata a priori sul web una colata di merda (scusate il poetico francesismo) sull’operazione, ritenuta patetica, commerciale, “raschiano il fondo del barile” etc etc poi ben rinfocolata dal primo ascolto su Spotify da un nuovo gioco al massacro (sport spesso preferito da “critici” e musicanti “colleghi”).

Ho ascoltato attentamente il lavoro e lo trovo al contrario molto interessante, ben fatto, con i prevedibili e logici alti e bassi (spesso dipendenti da gusti, simpatie e antipatie). A partire dal fatto che credo siano pochi i nomi in Italia (e non solo) che si possano permettere di coagulare intorno a sè tanti personaggi di valore artistico inconfutabile, rivedendo un proprio album.

Operazione pericolosa che può essere, giustificatamente, tacciata di autocelebrazione e vanità, ma che personalmente trovo invece coraggiosa, quasi sfrontata e dalla quale Manuel e soci escono clamorosamente e insospettabilmente vincitori (considerato il fuoco nemico ed “amico” di cui si è detto), riuscendo ad equilibrare l’impronta compositiva personale con i caratteri dei vari ospiti e confezionando un album del tutto nuovo, stimolante, interessante, confermandosi tra i nomi leader della musica italiana, piacciano o meno.

I brani sono 21, suonati dalla band con i vari ospiti (ci sono in più la rara “Televisione” bene interpretata con la consueta classe e grazia da Cristina Donà con interventi “fantasma” di Robert Wyatt e un bonus di “Male di miele” con Piero Pelù che, a dispetto delle facili ironie sul personaggio, ne fa una versione durissima e alla fine convincente anche se un po’ inutile dopo quella, migliore, tesa e psichedelica, ascoltata da Greg Dulli che la ricanta in ottimo italiano).

Se la title track con Damo Suzuki è una jam un po’ tirata per i capelli è da segnalare “1.9.9.6.” che trova con Edoardo Bennato un inedito accento bluesy mentre “Elymania” con i Luminal assume un’interessante veste techno.?Curioso ascoltare Mark Lanegan cimentarsi con un discreto italiano in “Pelle” anche se non la annovererei tra le sue migliori interpretazioni.

Bene fa Il Teatro degli Orrori in “Dea” e ancora meglio risalta la bellezza di “Voglio una pelle splendida” con la voce Samuel dei Subsonica. Geniale la versione Tom Waitsiana dell’ostica “Terrorswing” con John Parish, uno dei vertici dell’album con la successiva “Lasciami leccare l’adrenalina” con un Eugenio Finardi in stato di grazia che si impossessa di un brano punk e lo rende totalmente suo cambiando leggermente il testo. Geniale.

Convenzionali quelle di “Veleno” con l’ex Jat Nic Cester e della famosa “Sui giovani d’oggi ci scatarro su” con i Ministri, ottima “Mi trovi nuovo” con Rachele Bastreghi dei Baustelle.

Con le premesse iniziali questa riedizione poteva tranquillamente essere inserita nella rubrica INSOSPETTABILI (quei dischi che non avreste mai pensato che.…e invece…). Per molti sarà così e sarà di nuovo ora di masticare amaro e rosicare ancora un po’.

Antonio Tony Face Bacciocchi

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