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Maxi truffa ai danni dello Stato, piacentino indagato

L’indagine delle Fiamme Gialle di Catanzaro è partita da una società di Lamezia Terme, beneficiaria di agevolazioni Ue per la realizzazione di un moderno macchinario per la fabbricazione di cucchiaini, in realtà inesistente. 11 le misure cautelari eseguite insieme a sequestri preventivi per 6 milioni di euro

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C’è anche un imprenditore piacentino di 44 anni fra le persone, tra cui un docente universitario di Roma e due commercialisti, indagate dalla Procura di Lamezia Terme per una presunta truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, ideata per approfittare delle sostanziose contribuzioni assegnate alle imprese per la realizzazione di progetti innovativi.

11 le misure cautelari eseguite questa mattina dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, insieme a sequestri preventivi per 6 milioni di euro circa su tutto il territorio nazionale nei confronti di 18 persone ed una società.

LE INDAGINI – L’indagine è partita lo scorso anno nei confronti di una società di Lamezia Terme, beneficiaria di agevolazioni comunitarie per la realizzazione di un moderno e altamente tecnologico macchinario industriale. Il contributo – spiegano le Fiamme Gialle – pari a circa 9,5 milioni di euro, di cui 3,6 erogati e i restanti bloccati a seguito dell’intervento delle inquirenti, era stato erogato dal Ministero dello Sviluppo Economico per le fasi di ricerca e sviluppo, industrializzazione e formazione del personale in ordine alla realizzazione di un innovativo macchinario per la fabbricazione di cucchiaini per distributori di bevande calde in materiale biodegradabile nonché di altri materiali per consumo igienico di alimenti, destinazione successivamente mutata in macchinario per l’asporto di truciolo ad elevatissima velocità in modo da creare stampi per pneumatici.

La realtà dei fatti – hanno evidenziato gli inquirenti – si è rivelata ben diversa già dal primo accesso presso la sede dell’azienda, quando i finanzieri hanno scoperto che il moderno macchinario favoleggiato nella domanda di contributo altro non era che un ammasso di ferraglia arrugginita e ricoperta di ragnatele, accatastata all’interno di un capannone abbandonato.

FALSE FATTURE – Scavando nelle pieghe dei documenti presentati al Ministero per l’ottenimento dei fondi si è scoperto che la vera truffa stava nella mole di fatture false che gli ideatori del progetto, due consulenti romani, padre e figlio, si sarebbero fatti emettere da imprenditori compiacenti al fine di giustificare le spese che venivano coperte con l’erogazione dei fondi comunitari”. Finti fornitori della ditta – si legge in una nota – sono stati trovati su quasi tutto il territorio nazionale: si tratta, in buona parte, di imprenditori e professionisti assai noti.

È rimasto coinvolto nell’inchiesta, tra gli altri, un professore di ruolo di una nota università della Capitale, che avrebbe dichiarato di aver redatto una presunta relazione tecnica mai realmente prodotta.

All’esito delle attività investigative i finanzieri hanno segnalato 18 persone fisiche ed una società ritenute responsabili – a vario titolo ed in concorso tra loro – di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche comunitarie, falso ideologico e materiale, emissione ed utilizzo di decine di fatture e altri documenti per operazioni totalmente o parzialmente inesistenti, frode fiscale ed altri illeciti amministrativi e tributari. Anche la società è stata segnalata all’autorità giudiziaria.

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