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Omosessualità, Arcigay: “Città conservatrice, il questionario fa paura”

"Si tratta di un tema molto delicato - ha detto il consigliere comunale - che poteva essere affrontato con un approccio meno approssimativo. I presidi non lo distribuiscano"

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Pubblichiamo la risposta di Arcigay L.’A.T.OMO. Piacenza, Agedo Piacenza, Famiglie Arcobaleno Piacenza sul tema del questionario del Comune diffuso nelle scuole piacentine che ha acceso il dibattito in consiglio comunale. “Lascia molto perplessi la reazione di disdegno di una certa parte del nostro Consiglio Comunale, a seguito della proposta di un questionario sul tema dell’omosessualità per gli istituti superiori della nostra città – si legge. Ancora: “La nostra sensazione è che da un parte questo questionario faccia paura perché rischia di mettere in luce una realtà di cui nessuno – in questa città – ha mai voluto parlare prima, e dall’altra perché costituirebbe un pericoloso precedente in una città storicamente arroccata su posizioni conservatrici e reazionarie”.

LA RISPOSTA DI ARCIGAY L’A.T.OMO., AGEDO PIACENZA, FAMIGLIE ARCOBALENO PIACENZA


Lascia molto perplessi la reazione di disdegno di una certa parte del nostro Consiglio Comunale, a seguito della proposta di un questionario sul tema dell’omosessualità per gli istituti superiori della nostra città.

Riordiniamo le idee: dal 2006 è attiva sul territorio nazionale la rete RE.A.DY. (Rete Anti Discriminazione), un progetto che – partendo da Roma e Torino – si propone di collegare le amministrazioni pubbliche (Comuni, Provincie e Regioni) che si impegnano a contrastare attivamente l’omofobia e la transfobia, anche nelle scuole. Questo progetto agisce in linea con le linee guida nazionali e internazionali in fatto di lotta alla discriminazione, tant’è che collabora attivamente con l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), istituito dal Dipartimento delle Pari Opportunità.

Detto questo il Comune di Piacenza è entrato a far parte della rete RE.A.DY., sottoscrivendo la sua carta d’intenti, con la delibera 186 del 16-7-2013, alla quale non ci risulta che in Consiglio Comunale siano seguite polemiche di alcun tipo. Adesso che però questa adesione inizia ad attivarsi, con un’iniziativa peraltro portata avanti in molte altre realtà territoriali, (e cioè un questionario per verificare come viene percepita l’omosessualità dai giovani – maggiorenni – delle scuole superiori), in Consiglio Comunale c’è stata una repentina alzata di scudi.

La cosa che più ci lascia perplessi è che per giustificare questa reazione ci si appiglia alla terminologia utilizzata in una domanda legata, appunto, agli insulti (molti dei quali, peraltro, sono meno offensivi di quelli che tutti possono leggere su alcune panchine e su alcuni muri della nostra città) e sul fatto che si propone di compilare il questionario senza aver prima orientato gli studenti sulle risposte da dare (cosa che priverebbe il suddetto questionario di qualsiasi valore statistico).

La nostra sensazione è che da un parte questo questionario faccia paura perché rischia di mettere in luce una realtà di cui nessuno – in questa città – ha mai voluto parlare prima, e dall’altra perché costituirebbe un pericoloso precedente in una città storicamente arroccata su posizioni conservatrici e reazionarie. Finora questo questionario, elaborato da AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali) è stato distribuito nelle scuole dei Comuni di Verbania, Domodossola, Villadossola, Omegna, Stresa, e Arona. Da quest’anno verrà proposto anche nelle scuole di Torino, Asti e – se tutto va bene – Piacenza. Con una sostanziale differenza: Piacenza sarebbe il primo caso in cui questo questionario viene proposto direttamente dal Comune, il che – se vogliamo – potrebbe essere anche un motivo di vanto per la nostra Amministrazione, e per un Assessore con delega alle Pari Opportunità che sta facendo il suo dovere, peraltro seguendo le direttive di una delibera votata in Consiglio.

Vorremmo ricordare che iniziative di sensibilizzazione nelle scuole avvengono anche in molte città italiane, anche se in modalità diverse e attraverso la collaborazione diretta fra gli istituti e le associazioni LGBT, con risultati apprezzabili nella lotta all’omofobia e al bullismo scolastico. Per tutti questi motivi questa reazione ci sembra sinceramente scomposta e immotivata. D’altra parte, per citare il teologo Giannino Piana, già presidente dell’Associazione Italiana Teologi Moralisti: “L’omofobia ha le sue radici in un inconscio (e in un immaginario) collettivo le cui resistenze non sono facili da debellare”. Giannino Piana ha scritto l’introduzione all’opuscolo che illustra i primi risultati del suddetto questionario, e se dal suo punto di vista non contiene nulla di inopportuno forse il problema non è nel questionario, ma in in chi lo critica.

Arcigay L.’A.T.OMO. Piacenza
Agedo Piacenza
Famiglie Arcobaleno Piacenza

P.S. Per gli interessati l’opuscolo con i primi risultati del questionario si può scaricare gratuitamente QUI


Unione giuristi cattolici: “Sottoporre il questionario al vaglio dell’opinione pubblica”

Sul tema interviene anche l’Unione Giuristi Cattolici Piacenza: “In primo luogo – si legge in una nota – è necessario chiarire se, come sostenuto da talune fonti, l’iniziativa sia stata intrapresa all’insaputa della Giunta e dello stesso Sindaco, e se, quindi, essa possa o meno considerarsi espressione dell’indirizzo politico-amministrativo della Giunta stessa. Va da sé che, in mancanza di una chiara presa di posizione in proposito, sarà legittima la conclusione che si tratti di operazione pienamente condivisa dall’Amministrazione in carica”.

“In secondo luogo, è opportuno precisare in relazione a quali competenze, funzioni o poteri del Comune o – comunque – dell’Assessorato alle Pari Opportunità possa essere ascritta l’iniziativa. Non è chiaro, infatti, in base a quali fra le norme vigenti, l’Assessore Comunale alla Pari Opportunità possa considerarsi legittimato alla predisposizione del questionario; né in forza di quali norme l’Amministrazione Comunale possa indirizzarlo alle scuole superiori, circa le quali la legge attribuisce alcuni poteri – ma limitatamente all’organizzazione della rete scolastica – alla Provincia, non al Comune”.

“Mentre si auspica che anche l’Amministrazione Provinciale vorrà esaminare la questione, a tutela delle proprie competenze, pare corretto concludere che, in mancanza del doveroso chiarimento circa il fondamento giuridico dell’iniziativa, le istituzioni scolastiche, nel pieno e responsabile esercizio della loro autonomia, vogliano assoggettarla alla valutazione critica inderogabilmente richiesta da iniziative come quella in esame, soprattutto ove non sussista, come pare evidente nel caso di specie, alcun obbligo giuridico di darvi corso”.

“Le stesse perplessità tecnico-giuridiche or ora formulate – si legge ancora – evidenziano che il modo di procedere seguito per la diffusione del questionario ha singolari e spiacevoli similitudini con quello adottato per l’approvazione alla Camera del disegno di legge sulla omofobia (il c.d. DDL Scalfarotto), discusso a tappe forzate ed in sedute notturne, alla presenza di uno sparuto gruppo di deputati, e degli opuscoli in materia di educazione sessuale (di promozione, nelle scuole, delle ideologie omosessualista ed LGBT), confezionati dall’Istituto Beck con la collaborazione di ben ventinove associazioni LGBT, diffusi dall’ Ufficio Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), articolazione funzionale del Dipartimento delle Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (dei quali, come è emerso recentemente, non erano stati informati né il Ministro dell’Istruzione, né il Dipartimento delle Pari Opportunità)”.

“Non ci si può sottrarre all’impressione che, in questo modo, si voglia surrettiziamente imporre l’idea che il contrasto alla discriminazione nei confronti delle persone omosessuali non possa consistere che nella positiva promozione delle ideologie gender ed LGBT, e che, pertanto, si debbano diffondere anche nella scuola tali ideologie, allo scopo di divulgare una nuova e fantasiosa antropologia, che nulla ha che vedere con la realtà delle cose. Al contrario, è di tutta evidenza che solo la piena e convinta adesione alla verità antropologica può fondare e realizzare un sincero ed effettivo superamento di qualunque atteggiamento discriminatorio”.

“Tanto premesso, deve essere ulteriormente chiarito, onde valutare l’attendibilità del questionario e dei risultati che esso dovrebbe fornire, in base a quali criteri tecnico-statistici esso sia stato predisposto, onde fugare la pur facile conclusione che esso esprima nient’altro che i pregiudizi ideologici dell’estensore e valga, in sostanza, a determinare un risultato preconfezionato, allo scopo di dimostrare la sussistenza di atteggiamenti discriminatori che in realtà non esistono, per poi giustificare – sotto il pretesto della lotta alla discriminazione – l’avvio di una campagna di indottrinamento omosessualista nelle scuole”. 

“Pertanto – conclude il comunicato – in attesa che l’Amministrazione Comunale fornisca alla cittadinanza tali indispensabili chiarimenti, l’Unione Giuristi Cattolici chiede che il questionario di cui si tratta, e la lettera di presentazione che lo accompagna, lungi dall’essere diffusi quasi furtivamente, all’evidente scopo di agevolare l’autorizzazione di un’iniziativa che, se avviata in piena trasparenza, non potrebbe che suscitare la più ampia discussione critica e le più fondate opposizioni, vengano invece sottoposti all’ineludibile vaglio dell’opinione pubblica”.

LA DISCUSSIONE IN CONSIGLIO COMUNALE

Hai mai parlato con qualcuno dell’argomento “omosessualità”? Se un tuo amico ti dicesse di essere omosessuale come reagiresti? Secondo te un ragazzo gay vorrebbe essere nato femmina e una ragazza lesbica vorrebbe essere nata maschio? Sono alcuni dei quesiti all’interno di un questionario (in allegato a fondo pagina) proposto dal Comune agli studenti delle classi quinte delle scuole superiori piacentine e destinato a suscitare non poche discussioni.

Il tema è approdato anche in consiglio comunale, sollevato dal consigliere Giovanni Botti (Pdl- Ncd) che non ha risparmiato critiche all’assessore alle politiche scolastiche Giulia Piroli per l’iniziativa, nata, si legge nel documento arrivato ad alcuni presidi, “per valutare la conoscenza dei giovani sul tema dell’omosessualità/transessualità al fine di capire quali siano le azioni da intraprendere per promuovere una cultura del rispetto delle differenze e riduzione del fenomeno dell’omofobia e transfobia”.  

Si tratta di un tema molto delicato – ha detto Botti in consiglio – che poteva essere affrontato con un approccio meno approssimativo”. Scorrendo il questionario non mancano poi quesiti “forti”: “Nella tua scuola – recita una delle domande – quante volte senti parole per indicare gli omosessuali come “finocchio, frocio, lesbicona, etc”, dette in tono offensivo?” O ancora: “L’omosessualità per te è: – malattia – peccato – perversione – relazione affettiva –  modo di essere – contro natura – una scelta – un comportamento sessuale?”

“Domande, per come sono poste – afferma Botti – che risultano ambigue, faziose, ideologiche ed anche offensive su una tematica che dovrebbe essere affrontata in ben altro modo. Mi chiedo poi quale sarà la valenza scientifica di questa ricerca”. “Spero – ha concluso – che i presidi non consegnino il questionario ai ragazzi e possano affrontare un tema così delicato secondo aspetti scientifici, sociologici ed educativi perché i ragazzi possano arrivare ad un giudizio consapevole sul tema”.

IL QUESTIONARIO PER GLI STUDENTI

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