Allegro con brio, domenica ai Teatini il duo pianistico Alpi- D’Aniello

Un appuntamento interamente dedicato alla produzione per pianoforte del compositore austriaco Franz Schubert

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Con Eleganza e tormento torna protagonista della rassegna cameristica, ad ingresso gratuito, “Allegro con Brio”, organizzata dalla Fondazione Teatri di Piacenza in collaborazione con il Conservatorio di Musica “Nicolini”, un duo. Dopo il Duo Jazz Petrin-Trovesi, domenica 27 aprile alle alle ore 17 alla Sala dei Teatini sarà protagonista il duo pianistico Alpi-D’Aniello: un appuntamento interamente dedicato alla produzione per pianoforte del compositore austriaco Franz Schubert.

Alla fine dell’epoca napoleonica la struttura sociale dell’Europa oscilla fra il ripristino di antichi sovrani delegittimati e il nuovo spirito di evasione e leggerezza della classe borghese che dà avvio al movimento artistico denominato Biedermeier. L’azione trascendente del singolo tutto teso a mete irraggiungibili sotto la frenesia dell’avventura, di cui è testimone la produzione dell’ultimo Beethoven, viene sminuita a favore di un sentire collettivo superiore che sacrifica e sottomette il singolo alla società.

E’ una pagina storica che reca in sè cupezza ideologica, mancanza di un’utopia intesa come virtù soggettiva, capace di riformularsi e rifondarsi sul terreno della responsabilità indeclinabile che antepone al bisogno del proprio io la priorità dell’altro. In questo recital viene presentata la produzione pianistica dell’ultimo Schubert, quella che abbraccia gli anni dal 1818 al 1827 – data della morte dell’autore – in cui si avverte una forte scissione spirituale tra la parte borghese o meglio Biedermeier, che si rifugia nell’idillio e quella sublime e demoniaca che tenta ancora di coltivare sogni e utopie.

Ed è proprio l’utopia della verità o la sua attitudine a disvelare, attraverso i suoni, i segni della realtà. Quella realtà che emerge dalla musica schubertiana ed oltrepassa i confini semantici dei segni e delle parole. L’Andante tratto dalla sonatina a quattro mani del 1818, anno in cui si era concluso il ciclo delle prime sei sinfonie, si presenta con un profilo di assoluta semplicità che evoca una vuoto ed una estenuazione indistinto e brumosa.

La Sonata per pianoforte in la minore D. 784 fu pubblicata postuma come op 143 nel 1823 dopo la sua malattia. Nel I movimento il primo tema consta di due note costruite sull’accordo malinconico della tonica che subito sembrano annullate dal terzo suono un re diesis ambiguo e sinistro che manifesta il carattere oscillante fra sgomento e brusche impennate di tutto il I tempo.

Gli Improvvisi D. 935 appartengono all’ultimo anno di vita del maestro e precedono di pochi mesi i grandi affreschi delle ultime tre Sonatas D. 958-960. Furono pubblicati, per volere dell’autore, anche singolarmente. Nel primo Improvviso, in forma sonata, la sostituzione dello sviluppo con un nuovo episodio di estrema dolcezza sembra allontanarsi dai canoni classici della sonata, ma la riapparizione del primo tema nelle battute conclusive sembra rimandare, per una soluzione, al brano successivo. Questo, un Allegretto che prende il posto del minuetto, è uno dei migliori esempi del naturale, intimistico atteggiamento di Schubert verso il pianoforte, con l’ingenua cantabilità del suo tema e la morbidezza della linea del basso. L’Allegro scherzando, infine, è un rondò che, con i suoi accenti spostati e il suo mordente virtuosismo si avvicina al Capriccio; questo virtuosismo però è sottilmente velato di malinconia, ben lontano dalle estrose esibizioni dei concertisti del Biedermeier.

Nell’estate del 1824 Schubert era al servizio presso la residenza degli Esterhàzy come professore di musica. La più giovane delle allieve era la contessa Carolina; con lei intrattenne un idillio amoroso e per lei probabilmente scrisse le Variazioni D. 813, da suonare con la sorella Marie, musicista di rango come Carolina.

In una lettera indirizzata al fratello Ferdinand, Schubert scrive: «Ho composto una Grande Sonata e delle Variazioni su un tema di mia invenzione, tutti per quattro mani». Si trattava senza dubbio della Sonata in do maggiore per piano a quattro mani op. post. 140 D. 182, meglio nota come Grand Duo, e le Otto Variazioni in la bemolle maggiore su un tema originale per pianoforte a quattro mani D. 813, che gli amici di Schubert seppero pienamente apprezzare, se Moritz von Schwind, scrivendo a Franz von Schober, ricorda: «Le nuove variazioni a quattro mani son qualcosa di straordinario. Il tema è insieme grandioso e languido, la scrittura è molto rigorosa e contemporaneamente libera, nobile. Questa pagine sono sviluppate in otto variazioni del tutto autonome e ciascuna, volta per volta, sembra essere il tema». 

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