Futuro inceneritore, Legambiente: “Cosa vuole fare il sindaco?”

Pubblichiamo l’intervento di Legambiente Emilia Romagna sul futuro dell’inceneritore di Piacenza

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Pubblichiamo l’intervento di Legambiente Emilia Romagna sul futuro dell’inceneritore di Piacenza.

Sono passati 10 giorni dall’invio della lettera di Legambiente al Sindaco Dosi e al segretario del PD piacentino Molinari, in cui si chiedeva di esternare le intenzioni sull’inceneritore.  Scopo della richiesta di Legambiente è quello di fare chiarezza su Tecnoborgo, in un momento di grande ambiguità sul futuro dell’impianto.

Dieci giorni passati senza una risposta, se non alcune dichiarazioni del Sindaco riportate dal quotidiano La Libertà: poche frasi ma che comunque illustrano bene il pensiero della maggioranza piacentina. In sintesi questa la visione del futuro:
-Andiamo piano a parlare del 70% di raccolta differenziata, che costa e magari non ci arriviamo.
-Il forno? Perché lo dovremmo chiudere se porta soldi ed è un capitale?
-Il Piano regionale sui rifiuti? Dà una prospettiva utile, ma non è detto che le cose vadano nel modo indicato.

Insomma un pensiero comprensibile, se fosse espresso dall’amministratore delegato di una multiutility, ma decisamente sconcertante per chi governa un territorio, che dovrebbe indicare la rotta e mostrare ottimismo verso scenari di maggiore sostenibilità ambientale. Probabilmente la doppia veste di sindaco-azionista di IREN, rende più difficile capire la differenza dei ruoli.

Su uno dei banchi di prova dell’imminente Piano regionale, cioè la determinazione dei partiti di maggioranza (comunale e regionale) a superare l’impianto di Piacenza, emergono tutte le contraddizioni e debolezze della gestione politica di questo tema, ormai fortemente consegnata alle multiutility. Infatti il Piano rifiuti regionale – adottato ma non approvato – da una parte parla di interrompere il conferimento di rifiuti urbani verso l’inceneritore entro il 2020, mentre dall’altra lascia aperta la possibilità di bruciare rifiuti speciali delle aziende. È chiaro che in assenza di rifiuti urbani l’impianto avrebbe esaurito la funzione pubblica per cui è stato inizialmente pianificato e realizzato e ci sarebbero le condizioni per chiuderlo.

Una situazione tuttavia di ambiguità che lascia nelle mani dell’azienda e delle istituzioni locali l’ipotesi di un proseguimento ad oltranza dell’attività del forno, in un ottica solo economica e di business, che sarebbe sciagurata sia dal punto di vista ambientale che del corretto approccio allo smaltimento dei rifiuti.

In questi giorni è  in fase di discussione l’allaccio dell’inceneritore alla rete di teleriscaldamento: una scelta che, se attuata, di fatto sancirà il prosieguo della vita dell’impianto ben oltre il 2020. Il Comune è direttamente interessato dalla scelta, perché ricadente sul suo territorio (e anche in quanto azionista di IREN ), e dovrà esprimersi in proposito. Allo stesso modo la Regione dovrebbe evidenziare come tale scelta sia in contrasto col Piano.

Da come vanno le cose appare sempre più evidente che non ci sia nessuna intenzione di toccare gli interessi di IREN. A quel punto che spinta ci sarà per fare davvero le azioni di riduzione rifiuti previste e spingere sulla raccolta differenziata? Legambiente auspica che le altre forze politiche che sostengono il Sindaco possano far sentire la propria voce al riguardo.

Legambiente chiederà inoltre che il Piano della Regione, in fase di approvazione, venga migliorato a cominciare dall’indicazione netta che per la Regione i forni di Piacenza e Ravenna abbiano esaurito la loro funzione, superando l’ambiguità sull’ingresso dei rifiuti speciali. Altro aspetto fondamentale saranno meccanismi di obbligo per il raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata, con adeguate penalizzazioni per gli inadempienti. Elementi necessari affinché il Piano non resti una scatola vuota, come più volte denunciato.

Fondamentale sarà anche indicare un percorso con il Comune di Piacenza ed azienda per riconvertire il polo di smaltimento di Tecnoborgo in un centro di recupero di materia anche per i rifiuti speciali. Tuttavia sulla scelta sull’allaccio al teleriscaldamento dell’impianto che si giocherà a Piacenza deve arrivare un’indicazione netta anche dal territorio.

Per concludere, rispondendo a Dosi che ritiene che Legambiente richieda troppe certezze, è evidente nessuno può essere certo su cosa succederà al 2020, ma certo un sindaco ed un partito che governa una città, può e deve indicare ai cittadini dove vuole andare. Ci pare che in questo caso l’indicazione ci sia, seppur detta tra le righe: e cioè che il forno lo si vuole tener stretto e funzionante.

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