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Le Rubriche di PiacenzaSera - Tal dig in piasintein

L’angolo di Nereo: Si stava meglio quando si stava peggio? 

Si stava meglio quando si stava peggio? Ecco le riflessioni di Nereo Trabacchi, scrittore, viveur e anche blogger 

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Si stava meglio quando si stava peggio? Ecco le riflessioni di Nereo Trabacchi, scrittore, viveur e anche blogger 

Guardando questa fotografia, scattata da mio nonno Gino Neri, di una Nino Bixio fine anni ’30, primi ‘40, mi sono immediatamente domandato quanta verità ci sia nel detto (o luogo comune) “si stava meglio, quando si stava peggio.”

La stagione non sembra essere tra le più calde, infatti possiamo vedere alcuni giovani bagnanti stringersi tra le braccia; stesse braccia che di lì a poco sarebbero entrate in guerra. L’acqua arriva al ginocchio in una vasca non dipinta e scrostata; forse scavando tra gli archivi della storica associazione, se ne potrebbero scoprire le ragioni, ma a una prima impressione mi azzardo ad immaginare che per motivi economici venisse sfruttata l’acqua piovana, proveniente allora da un cielo sano e puro.
Altro particolare che ho notato: ci sono dodici persone in questa foto, e apparentemente nessuno di loro ha addosso un chilo di grasso oltre il peso forma. Gli uomini hanno fisici asciutti e muscolosi, l’unica donna che passa sulla destra, accanto all’ombrellone, pare azzardare un costume succinto, ma dalla foto non è chiarissimo. Apparentemente si respira serenità, forse più di quella che si respira oggi in città, e in questo caso parrebbe valido il “si stava meglio…”
La Nino Bixio, ancora oggi a detta di molti, era all’epoca uno dei pochi luoghi di svago.
Impressionante a parere mio lo sfondo: praticamente identico a quello attuale. Si ha come la sensazione che da un momento all’altro appaia la scritta “Auchan”.
Poi prendo un tomo polveroso della vita piacentina (Piacenza 40-45 il dramma di una città; Editrice Humanitas 1984) e curioso cosa accade solo circa tre anni dopo essere stata scattata questa fotografia. Leggo: “con la sempre più cronica scarsità di cibo nei negozi del centro, si diffonde tra i piacentini una particolare e inedita forma di caccia che sta a dimostrare come certa gente soffra la fame e si accontenti di tutto. Si tratta della caccia ai gatti e ai topi, che vengono catturati nelle vie cittadine e nelle cantine, cucinati a dovere e serviti a tavola. E quasi tempo di carnevale, ma del carnevale neppure l’ombra. Nessuna mascherina nelle strade, di veglioni non se ne parla, tanto meno di cenoni. Alla Filo, il popolare veglioncino per i bimbi viene cancellato.”
E forse qui, “si stava peggio…”
Tutto questo, per riflettere, paragonare e capire, la natura della tragica “crisi” dei nostri tempi, e come questa sarà vista un prossimo futuro. Chi saremo per i posteri? Coloro che stavano meglio o peggio?

Nereo Trabacchi

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