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Le Rubriche di PiacenzaSera - Camminate piacentine

Camminate Piacentine: Monti Groppo e Pan Perduto foto

Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il secondo volume, pubblicato da Edizioni Codex10

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Ritornano le Camminate Piacentine con una nuovo proposta della seguitissima rubrica che PiacenzaSera.it dedica agli amanti delle escursioni. Vi ricordiamo che è disponibile nelle librerie e nel negozio di Officine Gutenberg (Via Scalabrini 116/b) a Piacenza il secondo volume, pubblicato da Edizioni Codex10, che raccoglie le nuove escursioni proposte da PiacenzaSera.it.

Monti Groppo e Pan Perduto: antiche roccaforti Liguri in Val Trebbia


Il crinale spartiacque fra Tidone e Trebbia, nel tratto compreso tra i passi della Caldarola (tra Mezzano Scotti, Travo e Pianello) e del Penice (tra Bobbio e Varzi) è ricoperto da un folto tappeto di alberi, interrotto solo dalla strada che collega Vaccarezza a Cicogni per il passo della Crocetta. Da questo ondulato mare di alberi emergono, come scogli ofiolitici, alcuni rilievi pietrosi che, per la loro posizione dominante, da tempi remoti sono stati utilizzati dall’uomo.

In particolare, sul Groppo di Vaccarezza sorse già settemila anni fa un insediamento neolitico in collocazione strategica, a poca distanza dai monti Pradegna, Pan Perduto e Pietra di Corvo: scavi archeologici iniziati negli anni Settanta hanno portato alla luce utensili in pietra, ceramica decorata con motivi a zig-zag e con impressioni a crudo, accette e asce realizzate con serpentino verde e in selce.

Il ritrovamento di pregevoli oggetti in bronzo, come fibule, braccialetti, anelli, asce e coltelli dimostrano che il  villaggio fu abitato in modo continuativo anche nell’Età del Bronzo (2300 – 1100 a.C.). Il sito risulta ancora utilizzato in epoca romana: probabilmente fu una delle ultime fortezze liguri a cedere all’Impero.

A poca distanza dal monte si stende un poderoso accumulo di massi ofiolitici, di colore molto scuro, detti appunto Sassi Neri. Questi detriti, di aspetto lavico, derivano da colate magmatiche solidificatesi nelle profondità dell’antico oceano Ligure Piemontese, ora scomparso, ma fino a due secoli fa erano considerate la prova della attività vulcanica del soprastante monte Pan Perduto, nei cui pressi qualche erudito (Molossi – 1834) credeva di riconoscere un vulcano ancora attivo in tempi storici.

Un’altra leggenda, questa volta popolare, racconta che i Sassi Neri siano macigni scagliati dal Diavolo contro San Colombano, per impedirgli di fondare il monastero poi realizzato a Bobbio, o per stizza per non averlo saputo evitare.

Qui un tempo transitava un’importante via di comunicazione, la Via degli Abati o variante appenninica della Via Francigena, un cammino che collegava la città di Bobbio da un lato con Pavia, capitale del regno longobardo, dall’altro con Pontremoli e quindi Roma.

Questo itinerario, un tempo fondamentale per consentire al monastero il controllo e gli scambi con i propri possedimenti che si estendevano dall’Oltrepo Pavese alla Toscana, è stato recentemente riscoperto e ben percorribile a tappe. Il percorso usciva da Bobbio lungo Strada di Squera (l’antica strada del Sale), toccava i borghi di Valle e Casteghino, quindi raggiunti i Sassi Neri, correva lungo il crinale fino al Pan Perduto, svalicava e scendeva verso Praticchia e la val Tidone.

La camminata parte dallo Chalet della Volpe, ad una decina di km da Bobbio, lungo la strada per il passo Penice, a 957 mt slm e a circa 50 km da Piacenza. L’itinerario ha uno sviluppo lineare di circa 7 km, di cui 0.3 su asfalto; è contrassegnato per intero dai segnavia del CAI (bianco-rossi) e del FIE (gialli) ed ha un dislivello complessivo di circa 250 mt, raggiungendo la quota massima sul monte Pan Perduto a mt 1065 slm; può essere percorso in circa 2 ore al netto delle soste.

Il tracciato si svolge quasi tutto all’ombra di una bella faggeta, è privo di pericoli quindi adatto ai bambini, che andranno aiutati solo in un brevissimo tratto ripido in discesa sul monte Pan Perduto; può essere percorso in qualsiasi stagione, con l’avvertenza che le carraie profondamente solcate dai mezzi fuoristrada presentano inevitabilmente fango dopo piogge abbondanti.

DESCRIZIONE

Dallo Chalet della Volpe si imbocca un’ampia carrareccia che procedendo in leggera salita si immerge rapidamente nella faggeta. Trascurato il sentiero che sale a incontrare il percorso di crinale, si scende leggermente fino alle boscose pendici del monte Groppo, che si rimonta in pochi min, camminando sulla nuda roccia.

Dal pianoro sommitale la vista, finora celata dagli alberi, si apre in tutte le direzioni: a nord, in primo piano, si riconoscono le cime dei vicini monti Pan Perduto e Pietra di Corvo, quindi, spostando lo sguardo verso destra, si segue lo spartiacque Trebbia-Tidone, dominato dai monti Mosso e Lazzaro, fino alla lontana Pietra Parcellara; oltre si stende la pianura padana. A oriente, in primo piano il roccioso monte Pradegna e quindi, sull’altro versante della valle, la sequenza di rilievi ofiolitici che separano i bacini del Trebbia e del Perino.

Ridiscesi nella faggeta si raggiunge in pochi min l’ampia carraia segnata CAI 147 che da Cadelmonte porta al passo Pan Perduto, posto a cavallo tra le valli del Trebbia e del Tidone e un tempo snodo nevralgico dei collegamenti tra le due vallate. Una nuova breve ascesa, questa volta allo scoperto su ripida pista sterrata, porta a rimontare la cima del Pan Perduto, posta a mt 1065 e punto più alto raggiunto dall’escursione: anche da queste rocce, emergenti dalla vasta distesa di alberi che si stende tutto intorno, il panorama è ampio, e include le montagne che cingono la conca di Bobbio; più lontano, lungo il crinale con la val Nure, il monte Aserei. Verso sud è facile individuare il monte Penice e, sull’orizzonte, il monte Alfeo. In direzione dell’Oltrepo Pavese si riconoscono invece Romagnese e il monte Calenzone.

Ritornati al passo, si prosegue diritto lungo il crinale boscoso, sul percorso ben marcato dal CAI con il segnavia 101, che contraddistingue l’intero tracciato da Travo al monte Carmo, sul confine con la Liguria. Camminando sul confine amministrativo tra Emilia e Lombardia (Pavia), si raggiunge una radura attrezzata con tavolo da pic-nic e una edicola votiva, e si prosegue costeggiando nel fitto del bosco un rilievo di serpentino nerastro, detto appunto Sassi Neri, che si innalza alla sinistra del percorso.

Giunti a una piccola sella si abbandona il percorso principale, che prosegue verso il Penice, e si scende sul versante piacentino fino a incrociare la strada asfaltata, che in cinque min riporta al punto di partenza dell’escursione.

Achille Menzani

NOTIZIE UTILI
Alla partenza si trova lo Chalet della Volpe (tel. 0523-933404) aperto solo a pranzo il sabato e la domenica. Lungo il percorso non si trovano fontane né altri punti di ristoro.

La mappa

La scheda

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